Qualche mese fa mi aveva incuriosito l’iniziativa del principale quotidiano del Libano, che in un vuoto presidenziale, a causa dello stallo politico e dei ripetuti fallimenti del Parlamento aveva deciso di “eleggere” un successore particolare: un bot di intelligenza artificiale che aveva chiamato AI president.
Questo presidente digitale era addestrato su circa 90 anni di archivio giornalistico del quotidiano. L’idea era mostrare come un sistema basato su dati, memoria storica e analisi potesse fornire risposte e proposte su questioni politiche e sociali mentre la politica reale rimaneva bloccata.
E questa case study mi aveva acceso una riflessione perché non parlava di tecnologia, ma di comunicazione e fiducia nelle istituzioni.
Eva ad Acqui Terme: la tecnologia che affianca, non sostituisce
E proprio in questi giorni il Corriere della Sera riporta una notizia che sembra quasi la versione italiana e amministrativa di ciò che aveva fatto An-Nahar in Libano, ma con una differenza fondamentale.
Il Comune di Acqui Terme ha creato “Eva”, un’assessora virtuale con deleghe all’umanizzazione, all’intelligenza artificiale e alla transizione digitale. Il sindaco specifica più volte che Eva non decide, non sostituisce la giunta e non esercita potere politico autonomo. Elabora dati, propone scenari, formula pareri e contribuisce alla valutazione delle opzioni. Le decisioni restano umane.
Nel caso libanese l’IA veniva utilizzata come provocazione politica per evidenziare un vuoto di leadership. Qui invece la tecnologia viene inserita formalmente dentro un processo decisionale, pur senza sostituire gli esseri umani.
Ed è proprio qui che secondo me si apre una riflessione molto interessante sul rapporto tra innovazione, istituzioni e comunicazione.
Da anni stiamo raccontando l’Intelligenza Artificiale come una tecnologia destinata a sostituire attività umane. In realtà i casi più interessanti che stanno emergendo raccontano una storia diversa. L’IA non entra nelle organizzazioni per sostituire la leadership. Entra per aumentare la qualità delle informazioni su cui la leadership prende decisioni.

Dare un nome all’IA: una scelta comunicativa, non solo tecnica
Da questo punto di vista Eva non è tanto una notizia tecnologica quanto comunicativa.
Perché il sindaco ha scelto di darle un nome, un volto, un’identità visiva e addirittura un ruolo istituzionale?
La risposta probabilmente è semplice: perché le persone comprendono meglio ciò che vedono.
Se il Comune avesse annunciato l’adozione di una piattaforma predittiva basata su modelli generativi per supportare la giunta, probabilmente la notizia sarebbe rimasta confinata agli addetti ai lavori. Chiamarla “assessora” trasforma invece una tecnologia astratta in una storia comprensibile.
È un meccanismo comunicativo molto potente.
La IA e il tema della rappresentanzione sociale
E apre una domanda che secondo me interessante: stiamo entrando in una fase in cui l’adozione dell’IA dipenderà sempre meno dalla tecnologia e sempre più dalla sua rappresentazione sociale?
In fondo è quello che abbiamo visto anche con gli smartphone. Le persone non hanno adottato gli smartphone perché comprendevano i microprocessori. Li hanno adottati perché avevano capito il beneficio.
Lo stesso probabilmente accadrà con l’Intelligenza Artificiale.
Il caso di Acqui Terme può piacere o meno, ma ha il merito di rendere visibile una questione che riguarda tutte le organizzazioni: come si introduce una tecnologia complessa all’interno di una comunità senza generare diffidenza?
Alcuni elementi da considerare:
Chi è Eva, l’assessora virtuale del Comune di Acqui Terme?
Eva è una figura generata con l’intelligenza artificiale, introdotta in giunta dal Comune di Acqui Terme con deleghe all’umanizzazione, all’intelligenza artificiale e alla transizione digitale. Non ha potere decisionale autonomo, non sostituisce la giunta e non esercita ruoli politici. Il suo compito è elaborare dati, proporre scenari e formulare pareri a supporto delle decisioni che restano umane.
L’intelligenza artificiale può prendere decisioni politiche o amministrative?
Negli esperimenti istituzionali realizzati finora, no. L’IA viene introdotta nelle organizzazioni non per sostituire la leadership, ma per aumentare la qualità delle informazioni su cui la leadership prende decisioni. Il caso di Acqui Terme conferma questa logica: la tecnologia entra formalmente nel processo decisionale, ma le scelte restano in capo agli esseri umani.
Perché dare un nome e un volto all’IA ne facilita l’adozione?
Perché le persone comprendono meglio ciò che vedono. Una piattaforma predittiva descritta in termini tecnici resta confinata agli addetti ai lavori, mentre un’identità riconoscibile trasforma una tecnologia astratta in una storia comprensibile. È lo stesso meccanismo che ha guidato l’adozione degli smartphone: non la comprensione del microprocessore, ma la percezione del beneficio.
Related Posts
15 Giugno 2026
Intelligenza Artificiale e Competenze, la vera sfida è imparare
L'intelligenza artificiale non ci chiede quali lavori sostituirà, ma quanto…
1 Giugno 2026
Dal medium al formato, come cambia la comunicazione nell’era mobile
Dal principio di McLuhan al dominio del formato: cosa insegna Drama Click alle…



