Simbiosi Uomo+Macchina, la sfida per le aziende
Mi capita spesso di fermarmi a pensare a come il mondo intorno a noi stia cambiando. Non è solo una questione di tecnologia che avanza, è il modo in cui noi, come esseri umani, ci stiamo intrecciando con essa. La simbiosi tra cervello umano e cervello digitale è una possibilità concreta che le aziende possono cogliere per garantire una "continuity" vera, solida, capace di resistere alla volatilità del mercato.
Immaginate un’azienda dove l’intuizione umana e la precisione dell’intelligenza artificiale si completano. Il cervello umano porta creatività, empatia, la capacità di vedere oltre i numeri; il cervello digitale offre velocità, analisi profonda, una memoria che non dimentica. Insieme, possono creare un’organizzazione snella, pronta ad affrontare i cambiamenti e a mantenere una competitività che non si piega alle incertezze.
La Formazione è la chiave di tutto
Ma perché questo accada, serve un ingrediente fondamentale: la formazione.
Non parlo di corsi generici o di manuali da seguire. Parlo di una formazione mirata a costruire questa simbiosi, a insegnare alle persone come dialogare con la macchina, come affidarsi a lei senza perdersi. È un po’ come imparare una nuova lingua: all’inizio sembra ostica, ma poi diventa un’estensione di noi stessi. Le aziende che investono in questo tipo di preparazione non solo ottimizzano i processi, ma creano una cultura resiliente, dove il sapere non si disperde perché è condiviso tra uomo e macchina.
Sicurezza by design
E qui entra in gioco un aspetto che mi affascina: la sicurezza by design. Non possiamo parlare di futuro senza pensare a una base solida. Una combinazione di cloud, intelligenza artificiale può garantire che i dati, le decisioni e i processi siano protetti, trasparenti, inattaccabili. Il cloud offre flessibilità, l’IA analizza e prevede, il blockchain assicura che ogni passo sia tracciato e sicuro. È un trio che non solo sostiene la continuity, ma la rende inattaccabile.

Integrazione tra IA e competenze umane
Questo approccio ha implicazioni concrete anche per la comunicazione d’impresa. L’integrazione tra intelligenza artificiale e competenze umane consente oggi di creare messaggi personalizzati e pertinenti, basati su analisi in tempo reale e modelli predittivi. Strumenti di Intelligenza Artificiale generativa come per esempio synthetic permettono di condurre ricerche su campioni di utenti che hanno caratteristiche di consumo simili a esseri umani e quindi segmentare i pubblici, simulare comportamenti e testare scenari comunicativi che prima richiedevano settimane di lavoro o risorse non alla portata di tutti.
Alla ricerca di un equilibrio autentico
Naturalmente, il percorso non è privo di sfide: l’equilibrio tra automazione e autenticità va costruito. Un esempio di simbiosi Uomo-Macchina interessante è quello di Unilever, che ha adottato un sistema di IA per l’analisi dei trend di consumo e l’elaborazione di contenuti su misura per i suoi brand. Il team creativo utilizza questi dati per affinare messaggi e campagne, migliorando il time-to-market e aumentando l’engagement del pubblico. Il risultato? Una comunicazione più rilevante e una riduzione significativa dei costi di produzione dei contenuti, senza rinunciare all’identità e ai valori del brand.
L’intelligenza artificiale generativa, e la sua evoluzione in agenti digitali, ha una caratteristica importante per il nostro sistema industriale quello di un costo relativamente basso, certamente accessibile alla nostra dorsale di PMI. La sua adozione quindi non è legata ai massicci investimenti tipicamente appannaggio delle grande aziende, ma alla cultura aziendale forgiata dalla leadership e dalla capacità di quest’ultime di ingaggiare i propri talenti in un percorso personalizzato di upskilling.
Transizione Energetica: un percorso sistemico per abbassare il prezzo dell’elettricità
L’energia è il motore invisibile della civiltà, capace di alimentare ogni aspetto della vita umana, dalla sopravvivenza quotidiana allo sviluppo tecnologico. La storia dell’energia intreccia scoperte scientifiche, innovazioni tecnologiche e cambiamenti sociali.
Se pensiamo all'elettricità, il suo impiego diffuso ha contribuito a una maggiore efficienza e a nuove opportunità di innovazione. Grazie all'elettricità, è possibile sviluppare le tecnologie avanzate applicate nei settori industriali. L’impatto dei costi dell’energia sul sistema industriale e sui consumatori finali è quindi un tema centrale.
Ridurre il costo dell'energia
Alla 25ª edizione del Workshop dell’Osservatorio Utilities AGICI-Accenture, il dibattito è stato chiaro: abbassare il costo dell’energia elettrica è possibile, ma serve una strategia sistemica e di lungo termine. Le riforme di mercato, l’accelerazione della crescita delle rinnovabili e la riduzione del costo del gas possono portare, secondo l’analisi presentata, a una riduzione del prezzo dell’energia fino al 20% nei prossimi cinque anni.

Il prezzo dell’elettricità all’ingrosso in Italia è tra i più alti d’Europa, con un valore medio di 109 €/MWh nel 2024, contro i 59 €/MWh della Francia e gli 80 €/MWh della Germania. Un divario che pesa sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie.
Italia ed Europa, prezzi a confronto sull'energia
Ma perché l’energia costa così tanto in Italia? La risposta è una combinazione di fattori: un’elevata dipendenza dal gas, che copre ancora il 45% della produzione, un limitato sviluppo delle rinnovabili rispetto ad altri Paesi europei e un sistema di formazione del prezzo che rende il gas il principale price setter per circa il 70% delle ore.

Tuttavia, la soluzione esiste. Lo studio presentato all’evento AGICI-Accenture delinea un piano d’azione concreto: ridurre il ruolo del gas, accelerare la produzione da fonti rinnovabili e abbattere i costi dell’approvvigionamento energetico attraverso strategie di negoziazione su scala europea. Come sottolinea Pierfederico Pelotti, responsabile del mercato Utilities di Accenture Italia: “Non esiste una soluzione unica, ma serve una programmazione equilibrata e sinergica. Con scelte strategiche mirate possiamo rendere il nostro sistema energetico più sicuro e competitivo”.

Comunicare la Transizione Energetica
Ma c’è un altro aspetto cruciale, spesso trascurato: la comunicazione. La transizione energetica non è solo una questione tecnica o economica, ma anche culturale e sociale. Un cambiamento di questa portata richiede che tutti i portatori di interesse – aziende, istituzioni, consumatori – siano coinvolti e consapevoli del ruolo che possono giocare.
La comunicazione istituzionale e d’impresa assume quindi un ruolo centrale. Non basta parlare di transizione energetica, bisogna renderla comprensibile, concreta e condivisa. Bisogna evitare il rischio di percepire il cambiamento come un’imposizione e trasformarlo in un’opportunità.
L’energia non è un settore in cui si può improvvisare: serve una pianificazione strutturata. È come costruire un ponte: non si può pensare solo all’inizio e alla fine del tragitto, bisogna progettare ogni pilastro con attenzione. Un approccio di lungo periodo è l’unico che può garantire risultati duraturi e benefici reali.
Un futuro energetico sostenibile e collaborativo
Se le politiche energetiche saranno guidate da una visione chiara e condivisa, se tutti gli attori – istituzioni, imprese e cittadini – faranno la loro parte, allora il prezzo dell’energia potrà scendere nei prossimi tre anni, come dimostrano anche gli studi di ENI. E con esso, l’intero sistema economico potrà beneficiarne.
Il traguardo non è solo un costo dell’energia più basso, ma un’Italia più competitiva, sostenibile e indipendente in un'Europa coesa e solidale. La transizione energetica è già in corso: il successo dipenderà da quanto sapremo lavorare insieme, con metodo, visione e responsabilità.
Happy Pricing!
Gli Usa e STEM: il paradosso del gigante tecnologico
Gli Stati Uniti sono il faro globale dell’innovazione: dalla Silicon Valley al boom dell’intelligenza artificiale generativa, il paese ha plasmato il proprio successo su una visione fortemente orientata dalla tecnologia. Tuttavia, una sfida emerge quando si guarda più da vicino il capitale umano del paese e si zooma su quello che rappresenta all’unisono l’élite e la ninfa vitale di una nazione che ha al suo centro la tecnologia di frontiera, ovvero le STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics).
Ebbene nei precedenti articoli avevamo anticipato delle sorprese, eccone un’altra: in termini di laureati STEM gli USA non appaiono in buona salute. I circa 437 mila laureati in discipline STEM rappresentano solo il 21% dei laureati americani. Negli articoli precedenti abbiamo visto che questa percentuale in Germania rappresenta il 36%, mentre in termini assoluti la Cina ogni anno sforna 4.7 milioni di laureati STEM.
Le discipline STEM negli Usa
Anche il fenomeno della grande attrattività delle Università americane può, dal punto di vista della salute dal capitale umano a stelle e strisce, fornire una lettura non necessariamente positiva: oggi oltre metà dei titoli STEM negli USA sono conseguiti da studenti internazionali. In campi come informatica o ingegneria, gli studenti stranieri dominano le classi, con punte di oltre il 70% nei corsi in computer science. Va detto che circa 2/3 di questi laureati rimangono a lavorare negli Stati Uniti, complessivamente, quasi un quinto della forza lavoro STEM statunitense è composta da nati all’estero.

Altro elemento critico appare essere la situazione nelle scuole pre-universitarie ( K-12). Nelle ultime rilevazione gli studenti americani fino a 18 anni hanno ottenuto risultati nella media internazionale in matematica e scienze, piazzandosi dietro molte altre nazioni avanzate.
Sappiamo che la disponibilità di professionisti STEM è un fattore cruciale per tutte le economie moderne, e negli USA una carenza di figure tecnico-scientifiche potrebbe avere conseguenze significative su produttività e competitività.
Le imprese Usa e le difficoltà crescenti
Attualmente, le imprese americane segnalano difficoltà crescenti nel reperire lavoratori qualificati in settori tecnologici. Dopo la pandemia, con la ripresa delle attività, molti datori di lavoro hanno incontrato carenze di manodopera specializzata al punto da dover rallentare la produzione per mancanza di personale adeguato.
Gli Usa e la formazione STEM non sufficiente
Gli Stati Uniti detengono la leadership tecnologica globale in molte industrie, grazie alla combinazione di forte R&S, spirito imprenditoriale e attrazione di talenti. Tuttavia la formazione STEM domestica insufficiente può rappresentare un punto di debolezza significativo.
Chiudo consigliandovi di guardare un breve video in cui il CEO di Apple, Tim Cook, spiega il motivo per cui la sua azienda ha parte della produzione in Cina.
Happy STEM!
Investire nelle STEM: la Germania e il segreto del suo successo
Nel nostro ultimo articolo abbiamo parlato dell’importanza di orientare un maggiore numero di giovani allo studio delle materie STEM. Nel mondo post-digitale è infatti determinante avere un capitale umano con un quoziente tecnologico adeguato a cogliere le opportunità che il nuovo contesto offre ed avere una classe dirigente “confident” con le tecnologie, destinate ad essere sempre più un elemento in grado di affiancare le persone per consentire loro di focalizzarsi sulle attività a maggiore valore aggiunto.
Esistono dei Paesi di riferimento? La buona notizia è, si, ci sono delle best practice e nei prossimi articoli proveremo ad analizzarli insieme. E non mancheranno soprese.
STEM e il successo della Germania
Partiamo dalla prima sorpresa. Il paese occidentale più avanzato è la vicina Germania. Questo paese ha trovato la sua formula vincente: investire nelle competenze STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), conosciute in tedesco come MINT (Mathematik, Informatik, Naturwissenschaften, Technik) gli consente di avere un’invidiabile 36% di laureati STEM. L’Italia, ricordiamo, è ferma ad un povero 24%.

Questi laureati sono la linfa vitale dei settori chiave della “Locomotiva d’Europa” come l’automotive, la meccanica, la chimica e l’elettrotecnica. Nell’industria metalmeccanica ed elettronica, il cuore manifatturiero tedesco, tra il 55-68% della forza lavoro possiede una qualifica STEM. Questo ha permesso al Paese di investire ben 74 miliardi di euro in ricerca e sviluppo solo nel 2023, oltre metà di tutta la spesa tedesca in R&S.
Un ciclo che ha generato una domanda costante di talenti tecnici, trasformando le lauree STEM in un passaporto sicuro per l’occupazione. E non solo: chi sceglie un percorso STEM in Germania non solo trova lavoro rapidamente, ma guadagna anche molto bene. Il tasso di occupazione per i laureati STEM supera il 91% e i loro stipendi di ingresso partono da 57.000 euro all’anno, arrivando a superare i 120.000 euro per ruoli specializzati.
STEM, serve una strategia chiara
Nulla è figlia del caso. Esiste una strategia costantemente aggiornata dal Ministero federale dell’Istruzione e Ricerca. Proprio di recente il “MINT Aktionsplan”, del 2019 è stato rivisto nella versione 2.0. Questo piano ha l’obiettivo di avvicinare i giovani alle STEM fin dall’infanzia, attraverso programmi educativi mirati e attività extrascolastiche nonché programmi di aggiornamento per i professori. Quest’ultimi beneficiano anch’essi di questo circolo virtuoso: un professore di scuola secondaria tedesco percepisce un salario di ingresso di 64 mila euro (il collega italiano ne guadagna circa 39 mila).

Dall’asilo nido all’università, esistono migliaia di iniziative che stimolano nei ragazzi l’interesse per la scienza e la tecnologia. Dalla fondazione "Haus der kleinen Forscher" ("Casa dei piccoli ricercatori") per i più piccoli, ai concorsi studenteschi come "Jugend forscht" ("I giovani ricercano") per gli adolescenti, fino ai FabLab e ai centri scientifici nelle università, la Germania ha creato un ecosistema educativo che rende l’apprendimento STEM coinvolgente e pratico.
Non è quindi difficile immaginare che la Germania riuscirà ad uscir fuori dalle difficoltà emerse dalla guerra in Ucraina anche grazie al proprio capitale umano.
Happy Stem!
La comunicazione nella scuola, un ponte verso il futuro
La scuola non è solo un luogo di lezioni, ma l'investimento più lungimirante per il futuro di una nazione. Un'impresa che, invece di produrre beni materiali, forgia talenti, coltiva menti critiche e forma cittadini pronti per le sfide di domani. Proprio come ogni organizzazione di successo monitora i propri progressi attraverso KPI (Key Performance Indicators), anche la scuola dovrebbe adottare strumenti di misurazione chiari per valutare, valorizzare e comunicare i risultati raggiunti.
Eppure, spesso questo non accade. C'è un evidente vuoto di comunicazione tra il mondo scolastico e il resto della società. Gli sforzi, i progressi e persino i successi degli studenti raramente vengono condivisi in modo efficace con le famiglie, le istituzioni e il mercato del lavoro. E questo rappresenta un limite enorme per un sistema che dovrebbe essere il motore principale dello sviluppo sociale ed economico.
I dati parlano chiaro: secondo l'OCSE, un laureato guadagna in media il 57% in più rispetto a chi possiede solo un diploma di scuola secondaria superiore. Inoltre, esiste una correlazione diretta tra il livello di istruzione e il tasso di occupazione: nel 2022, il tasso di occupazione tra i laureati italiani era del 78%, contro il 62% dei diplomati.
La scuola, investimento per il futuro
Questi numeri confermano che la scuola non è solo un percorso obbligato, ma un vero investimento economico e culturale sia per l'individuo che per le famiglie. Tuttavia, questa consapevolezza non è ancora sufficientemente radicata nella nostra società quanto dovrebbe. Paesi come la Finlandia o il Canada, che da anni investono in un'educazione trasparente e comunicativa, registrano tassi di successo scolastico e lavorativo nettamente superiori.

Il nuovo rettore della Bocconi, Francesco Billari, ha recentemente sottolineato l'importanza di colmare il gap tecnologico tra gli studenti italiani e quelli di altri Paesi: "Bisognerebbe dare un computer ad ogni bambino. Non è più un lusso, ma una necessità."
Un'affermazione potente che evidenzia non solo l'urgenza di investire nelle infrastrutture scolastiche, ma anche nella comunicazione. Una comunicazione che non si limiti alle sole pagelle o ai consigli di classe, ma che racconti percorsi, successi, difficoltà e opportunità.
La comunicazione per orientarsi verso il futuro
Allargare il campo della comunicazione scolastica significa anche potenziare l'orientamento dei giovani. Solo conoscendo le diverse strade disponibili e ascoltando storie di chi quelle strade le ha già percorse, gli studenti possono fare scelte consapevoli e felici.
C'è poi un aspetto fondamentale spesso trascurato: la comunicazione ha un impatto diretto sull'inclusione e sulla diversità. Una scuola che comunica in modo efficace apre le porte a tutte le storie, valorizza ogni talento e offre pari opportunità, un principio che anticipa il merito.
È solo comunicando che i nostri giovani possono fare scelte felici per il loro futuro e significative per il Paese. Un sistema scolastico che dialoga apertamente aiuta ogni studente – indipendentemente dal contesto sociale o culturale – a trovare la propria strada.
Un elemento quanto mai critico per un paese in inverno demografico, che sta entrando nell’epoca post digitale con una percentuale di laureati troppo bassa e un gap formativo enorme nelle materie STEM, divario che va necessariamente colmato.
Perché la scuola italiana possa davvero diventare quell'impresa culturale di successo che immagina e costruisce il futuro, è necessario colmare questo vuoto. Creare indicatori di performance chiari, raccontare i risultati, valorizzare le storie di successo e dare voce a studenti e insegnanti sono solo alcuni dei passi fondamentali.
Happy school!
I grandi investimenti sulla IA e i vantaggi per le aziende italiane
Negli ultimi mesi, l’intelligenza artificiale è diventata non solo il motore dell’innovazione tecnologica globale, ma anche l’oggetto di una nuova competizione geopolitica e industriale.
Stati Uniti, Unione Europea e singoli Paesi membri come la Francia stanno iniettando risorse senza precedenti per garantire la sovranità tecnologica e il controllo delle infrastrutture critiche dell’IA.
La svolta del 2025: Stargate, InvestAI e il piano francese
Il 2025 sarà ricordato come l’anno della svolta. A gennaio, Donald Trump ha annunciato il progetto Stargate, un’iniziativa titanica con l’obiettivo di costruire la più grande infrastruttura di data center e campus tecnologici dedicati all’IA mai concepita.
L’investimento iniziale è di 100 miliardi di dollari, con una proiezione che potrebbe toccare i 500 miliardi nei prossimi quattro anni. Un’alleanza tra colossi come SoftBank, Oracle e OpenAI che non solo punta a creare 100.000 nuovi posti di lavoro, ma vuole garantire agli USA il protrarsi della supremazia tecnologica.
Dall’altra parte dell’Atlantico, l’Unione Europea ha risposto con una visione altrettanto ambiziosa: InvestAI, un piano da 200 miliardi di euro per finanziare infrastrutture di supercalcolo, sostenere startup deep tech e accelerare la trasformazione digitale delle imprese.
Bruxelles non nasconde l’intento: assicurare che l’Europa non venga schiacciata tra la potenza americana e l’avanzata cinese. Il messaggio è chiaro: l’IA sarà il nuovo motore della crescita economica e chi resterà indietro pagherà il prezzo dell’irrilevanza industriale.
A distinguersi in questo scenario è la Francia, che ha deciso di giocare d’anticipo con 109 miliardi di euro destinati a diventare il cuore pulsante dell’IA europea. Con il supporto di giganti come Nvidia e Microsoft, Parigi mira a trasformare il proprio territorio in una Silicon Valley europea, attraendo startup, ricercatori e investimenti industriali.

E l’Italia?
Il ruolo finora assunto dall’Italia, quello di “spettatore interessato”, potrebbe trasformarsi in un’opportunità se seguito da una strategia nazionale che sappia fare leva sulle alleanze europee e atlantiche.
L’Italia è tra i Paesi fondatori dell’UE e, proprio grazie a questo posizionamento, potrebbe giocare un ruolo chiave come ponte tra i grandi poli di investimento e il proprio tessuto industriale fatto di PMI e distretti produttivi.
Le aziende italiane possono trarre vantaggio da questa ondata di investimenti europei e globali, a patto di attivarsi rapidamente su più fronti:
1. Accesso ai fondi InvestAI
Le imprese italiane potranno accedere ai bandi europei per progetti di innovazione e transizione digitale, partecipando a partenariati internazionali per lo sviluppo di applicazioni IA in settori chiave come automotive, energia e sanità.
2. Collaborazioni transnazionali
La Francia, con il suo piano da 109 miliardi, diventerà un polo attrattivo. Le imprese italiane più innovative potranno stringere alleanze strategiche con aziende francesi e accedere a infrastrutture avanzate per sviluppare congiuntamente prodotti basati sull’IA.
3. Filiera dell’IA made in Italy
Grazie al proprio tessuto industriale di PMI e distretti produttivi, l’Italia ha l’opportunità di diventare un laboratorio di applicazione dell’IA nelle filiere della meccanica, del lusso e dell’agroalimentare.
La sfida sarà rendere questa tecnologia disponibile a tutte le realtà produttive, integrando l’IA nei processi aziendali per generare efficienza e personalizzazione su scala.
4. Valorizzazione dei dati
Le aziende italiane possono trarre vantaggio dall’integrazione con le piattaforme europee di supercalcolo per elaborare grandi moli di dati e sviluppare servizi predittivi e personalizzati, migliorando la loro competitività.
Il nodo competenze e formazione
Un capitolo a parte merita il tema delle competenze e della formazione, forse il tema più importante da indirizzare con maggiore determinazione e capitali.
La partita dell’IA rende evidente la necessità di upskilling e reskilling delle persone, non solo sotto il profilo tecnico, ma anche da un punto di vista emotivo e culturale: se non conosci una tecnologia, difficilmente riesci a fidarti di essa.
Questa task è prevalentemente nelle mani delle aziende e delle Università, nella loro capacità di collaborare. Esiste un altro fattore che invece è responsabilità esclusiva del pubblico: la formazione dei giovani. È assolutamente evidente che bisogna rendere contemporanei i programmi di studi di tutti i cicli scolastici per rendere la materie scientifiche centrali nella vita scolastica tanto quanto lo sono nella vita reale, presente e futura.
Verso un futuro guidato dall’IA
La sfida è aperta: l’IA non è solo tecnologia, è strategia di business e riposizionamento del sistema Paese nel mondo del prossimo futuro.
E chi oggi saprà essere capace di costruire alleanze e investire, avrà le carte per essere protagonista in un mondo sempre più veloce.
AI Act e formazione: le norme UE per colmare lo skillgap
L’AI Act dell'Unione Europea rappresenta il primo quadro normativo completo sull'Intelligenza Artificiale (IA) a livello mondiale. Tra le disposizioni, l'articolo 4 sottolinea l'importanza dell'alfabetizzazione in materia di IA, imponendo misure per garantire che coloro che sviluppano e utilizzano sistemi di IA possiedano le competenze necessarie. Questo mira a garantire a tutti un accesso equo all’innovazione, oltre che assicurare che le tecnologie siano utilizzate in modo etico e trasparente.
L’Intelligenza Artificiale sta trasformando rapidamente il panorama economico e sociale globale, richiedendo un adattamento continuo da parte delle organizzazioni, governi, forza lavoro e consumatori. In questo scenario, la formazione e il reskilling diventano elementi chiave per garantire una crescita economica sostenibile e inclusiva.
Il tema infatti ha una fortissima accezione per il futuro del Paese e degli individui. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dell'Italia, ricorda che tra il 1999 e il 2019, il PIL italiano è cresciuto con un andamento molto meno sostenuto rispetto ad altre nazioni e indica come una delle cause principali sia l'incapacità di creare opportunità legate alla rivoluzione digitale a causa delle competenze inadeguate.

Approccio integrato per affrontare le sfide
Per affrontare le sfide poste da una tecnologia che evolve con cicli oramai inferiori ad un anno, è essenziale un approccio integrato che coinvolga tutti gli attori dell'ecosistema:
- Aziende: devono promuovere programmi di formazione continua per i dipendenti, assicurando che le competenze siano allineate alle esigenze tecnologiche emergenti.
- Istituzioni: hanno il compito di adeguare i cicli scolastici alla contemporaneità e creare politiche che incentivino la formazione e il reskilling, oltre a garantire un quadro normativo che promuova l'uso etico dell'IA.
- Consumatori: devono essere educati sull'uso dell'IA e sulle implicazioni etiche, garantendo una consapevolezza diffusa che permetta un utilizzo informato delle tecnologie e lo svilupparsi di un clima di fiducia.
- Forza Lavoro: è fondamentale che i lavoratori siano proattivi nell'acquisizione di nuove competenze, partecipando a programmi di reskilling e upskilling per rimanere competitivi nel mercato del lavoro e avere l’opportunità di sviluppare la propria professionalità.
La collaborazione per sfruttare la IA
Quindi, un approccio collaborativo sistemico è essenziale per sfruttare appieno le potenzialità dell'IA e costruire un futuro prospero e sostenibile.
Sono veramente orgoglioso che la nostra Accenture abbia deciso nuovamente di farsi parte attiva di questo cambiamento proponendo una piattaforma di apprendimento assolutamente innovativa, in grado di creare percorsi iper-personalizzati sulle tecnologie per i lavoratori di ogni categoria merceologica e rendere il sapere aziendale disponibile anche alle generazioni future.
Il Learn Vantage di Accenture
Learn Vantage, lanciata negli Stati Uniti, è stata resa disponibile in Italia, primo paese europeo a poterla utilizzare.
Happy IA!
Il Giubileo della Comunicazione e il potere dell'Hopetelling
Eravamo abituati allo storytelling, l’arte di raccontare storie capaci di emozionare. Poi è arrivato lo storydoing, che ha trasformato le parole in azioni concrete, rendendo la narrazione più autentica e tangibile. Oggi, in un’epoca segnata da crisi e incertezze, emerge un nuovo paradigma: l’hopetelling, il racconto della speranza, una narrazione che non solo informa, ma ispira e motiva al cambiamento.
In questo scenario, il Giubileo della Comunicazione diventa un’opportunità per riflettere sul potere delle parole e sul loro impatto nel costruire un futuro più consapevole e positivo. Può la comunicazione, spesso dominata dal sensazionalismo e dalla paura, farsi strumento di speranza e trasformazione?
Il Giubileo è tradizionalmente un momento di riflessione e rinnovamento, e applicarlo alla comunicazione significa interrogarsi su come questa possa diventare più etica, inclusiva e costruttiva. La società contemporanea è spesso segnata da una comunicazione polarizzata, in cui prevalgono il sensazionalismo e la paura. Tuttavia, questo evento ci invita a ripensare il modo in cui raccontiamo la realtà: può la comunicazione essere al servizio del bene comune?
Papa Francesco, in più occasioni, ha sottolineato l'importanza di un’informazione che non si limiti alla denuncia del male, ma che sappia anche evidenziare il bene, promuovendo l'impegno come purpose per un futuro migliore. Questo approccio si collega perfettamente all'idea di hopetelling.
Cosa si intende per Hopetelling
L'hopetelling è una strategia narrativa che si concentra sulla comunicazione di storie di speranza, trasformazione e soluzioni. Non significa edulcorare la realtà o ignorare le difficoltà, ma mettere in luce percorsi di resistenza e resilienza che possano ispirare e motivare.
Nella comunicazione, ciò si traduce in una maggiore attenzione ai progetti di innovazione sociale, alle storie di comunità che trovano soluzioni a problemi complessi e a quelle persone che, con le loro azioni, diventano simboli di cambiamento. L'obiettivo è fornire al pubblico non solo un'analisi dei problemi, ma anche strumenti narrativi che alimentino la fiducia nel futuro.

Perché l'hopetelling è essenziale oggi?
Viviamo in un'epoca in cui il "doomscrolling" – l’abitudine a consumare incessantemente notizie negative – può generare ansia e sfiducia. Di fronte a questo fenomeno, l’ecosistema della comunicazione ha la responsabilità di bilanciare il racconto della realtà con narrazioni capaci di generare speranza e consapevolezza.
L'hopetelling è essenziale per almeno tre validi motivi:
- Offre una prospettiva alternativa: invece di concentrarsi solo sui problemi, mostra le soluzioni in atto.
- Motiva all'azione: evidenziando esempi di cambiamento positivo, ispira altre persone a contribuire alla trasformazione sociale.
- Rafforza il senso di comunità: promuove la condivisione di esperienze costruttive e crea connessioni tra chi vuole migliorare la complessità.
Un esempio concreto di hopetelling nel giornalismo è l’iniziativa di The Guardian, che ha lanciato una sezione dedicata al constructive journalism (giornalismo costruttivo) chiamata “The Upside” e del Corriere della Sera con “Buone notizie”.
Un nuovo riferimento: offrire soluzioni
Questo progetto che mirano a raccontare non solo i problemi, ma anche le soluzioni e le persone che stanno lavorando per risolverli, un approccio che potrebbe diventare un riferimento editoriale diffuso.
Il Giubileo della Comunicazione è stata un'occasione per riflettere sul nostro modo di raccontare il mondo. L'hopetelling rappresenta una prospettiva che può rinnovare la comunicazione, rendendola più orientata al bene comune e capace di risvegliare nelle persone il desiderio di essere parte attiva di un cambiamento positivo.
In un'epoca in cui la speranza sembra talvolta offuscata dalla crisi e da un’incertezza conclamata, il potere della narrazione può essere un faro capace di illuminare strade nuove e possibili.
Happy Telling!
Il ruolo dei brand nell'era dell'inclusione concreta
Gli annunci di Meta rispetto allo stop al fact-checking dei post – uno strumento che non aveva nemmeno scalfito l’enorme problema delle fake news - e la decisione di eliminare le proprie politiche di inclusione delle diversità hanno messo molti in allarme rispetto all’avvio di una fase di ritorno al passato a cui non crediamo perché è di interesse comune creare un contesto sociale e di business migliore, soprattutto in Europa, da troppi anni fanalino di coda della crescita mondiale.
Lo scenario che si delinea a nostro parere offre ai brand l’opportunità di posizionarsi il quello che possiamo definire l"inclusione concreta": innovazioni misurabili, guidate dalla tecnologia che promuovono equità e correttezza. Le applicazioni di intelligenza artificiale per esempio consentono ai marchi di riformattare i contenuti all'infinito, facilitando traduzioni semplici (inclusa la lingua dei segni), considerando le norme culturali e creando output visivi inclusivi. Ora, ogni marchio può soddisfare il contesto individuale di un consumatore – abilità, etnia e identità – una opportunità di conciliare inclusione e business fino a poco tempo fa inimmaginabile per la maggiore parte delle organizzazioni.
L'intelligenza artificiale per nuove opportunità inclusive
Con l'AI che aumenta le opportunità legate dell'inclusività, le aziende devono adottare soluzioni generative per soddisfare le aspettative del mercato e cogliere le opportunità. È fondamentale impiegare strumenti di comunicazione per l'adattamento culturale e la traduzione in tempo reale che considerino il singolo individuo. Internamente, l'utilizzo di tecnologie di scansione dei bias può ottimizzare i contenuti, assicurando equità tra etnia, genere e altre identità sociali. Gli esempi sono tanti: l'ecolocalizzazione che sta rendendo gli spazi online accessibili alle persone con problemi di vista mentre una nuova generazione di occhiali AR consente a chi ha problemi di udito di vedere le conversazioni.

L'esempio di JBL
JBL, in collaborazione con l'organizzazione non-profit AbleGamers e l'azienda di elettronica Harman, ha creato JBL Quantum Guide Play, uno strumento pensato per rendere i giochi sparatutto in prima persona più accessibili alle persone ipovedenti. Sviluppato insieme alla comunità ipovedente, questo software utilizza intelligenza artificiale, audio spaziale e tecnologia di tracciamento della testa per trasformare oggetti e ambienti di gioco in segnali audio, simulando un'ecolocalizzazione che aiuta i giocatori con disabilità visive a orientarsi attraverso il suono.
Il software è disponibile gratuitamente sul sito ufficiale di JBL, è compatibile con il sistema operativo Windows e supporta il gioco Counter Strike 2. JBL invita la comunità di giocatori a fornire feedback costruttivi sul prodotto e mette a disposizione degli sviluppatori di videogiochi il codice open source.
Brand e le nuove tecnologie per l'inclusione
In conclusione, mentre alcune aziende ritirano iniziative di inclusività e fact-checking, i brand hanno l'opportunità di utilizzare la tecnologia per promuovere un'inclusione concreta e vantaggiosa. Adottando soluzioni basate sull'intelligenza artificiale, possono creare un ambiente più equo e produttivo, generando valore sostenibile.
Happy inclusion!
La Comunicazione del futuro, tra IA e autenticità umana
Nel panorama sempre più complesso della comunicazione, l’Intelligenza Artificiale (IA) non è più solo uno strumento, ma un alleato capace di trasformare decisioni complesse in opportunità concrete.
Tuttavia, in un contesto in cui la velocità del cambiamento è spesso paralizzante, emerge un bisogno fondamentale: mantenere al centro l’autenticità e l’empatia umana.
Le aziende più visionarie stanno già adottando soluzioni innovative per prevedere scenari futuri e guidare con precisione le proprie strategie comunicative.
L’obiettivo? Democratizzare il futuro e rafforzare il dialogo con stakeholder e audience, con un approccio chiaro e genuino.
Secondo le ricerche più recenti:
- Il 49% dei consumatori globali desidera un clone IA entro il 2035 per gestire attività ricorrenti.
- Il 70% ritiene che, entro lo stesso anno, le relazioni con l’ IA potranno essere gratificanti quanto quelle umane.
Cosa significa questo per la comunicazione aziendale?
Bilanciare Innovazione e Autenticità
Le organizzazioni devono imparare a bilanciare innovazione e autenticità, utilizzando l’ IA come mezzo per anticipare esigenze e comportamenti, ma senza perdere di vista l’identità umana del messaggio.
Butterflies, un social network lanciato nel 2024, utilizza l’ IA per creare avatar che rappresentano le personalità degli utenti in maniera autentica e fluida. Questo permette alle persone di vivere narrazioni digitali più umane e coinvolgenti.
Immaginiamoci una CEO reputation strategy dove l’ IA aiuta a personalizzare i messaggi per diversi stakeholder, mantenendo però coerenza e autenticità nella voce del leader.
Altro esempio che vorrei segnalare è Future You una piattaforma che utilizza gemelli digitali per aiutare individui e organizzazioni a visualizzare le conseguenze delle decisioni nel tempo. Un potenziale rivoluzionario per chi deve definire strategie comunicative e prevedere l’impatto delle proprie azioni.

La IA per il benessere sociale
Un leader aziendale può usare questi strumenti per simulare scenari di crisi o opportunità, perfezionando i propri messaggi e affrontando proattivamente le criticità.
Anche il caso di Lenovo è interessante, ha introdotto un progetto IA per supportare la salute mentale dei giovani, dimostrando come la tecnologia possa avere valore sociale.
Creare contenuti responsabili e consapevoli che affrontano temi delicati come il benessere e la pressione sociale, promuovendo un linguaggio empatico e autentico.
Per le organizzazioni che vogliono guidare il cambiamento attraverso la comunicazione, è essenziale adottare approcci che integrano l’IA con l’empatia umana.
L’utilizzo di modelli IA può aiutare a prevedere trend emergenti e personalizzare i contenuti per i diversi target. Ad esempio, analizzando dati e feedback, è possibile creare narrazioni che risuonano realmente con i valori e le aspettative degli stakeholder.
Comunicare con Trasparenza
L’IA non deve mai sostituire la persona, ma amplificarla. Le aziende devono saper comunicare in modo autentico, affrontando imperfezioni e complessità.
In un mondo saturo di informazioni, chi sa comunicare con trasparenza e autenticità costruisce relazioni di fiducia a lungo termine. Le tecnologie possono diventare strumenti di supporto decisionale sia interno (team aziendali) che esterno (clienti e partner).
La comunicazione del futuro, si gioca sul delicato equilibrio tra previsione e autenticità. L’AI può anticipare, analizzare e semplificare scenari complessi, ma spetta ai leader aziendali mantenere viva la dimensione umana, emotiva e autentica del dialogo.
In questo contesto, la comunicazione esterna e la reputazione sono pilastri strategici: saper navigare il futuro con strumenti innovativi, senza perdere il contatto con ciò che rende la comunicazione vera e potente.