Trasformare la comunicazione dell'innovazione in esperienze coinvolgenti
Il mondo dell'innovazione è in costante evoluzione e la comunicazione efficace è diventata fondamentale per far comprendere agli stakeholder i benefici e il valore delle nuove idee e tecnologie. Tuttavia, la semplice trasmissione di informazioni non è sufficiente. In questo articolo, esploreremo l'importanza di trasformare la comunicazione in esperienze coinvolgenti che consentano agli stakeholder di vivere e comprendere appieno i benefici dell'innovazione.
Creare un percorso coinvolgente: per comunicare in modo efficace l'innovazione, è fondamentale creare un percorso coinvolgente che permetta alle persone a cui ci rivolgiamo di vivere un'esperienza completa. Ogni decisione presa durante la fase di pianificazione deve tener conto del percorso degli attendee, dalla fase di anticipazione fino al momento in cui lasciano l'esperienza. Questo percorso dovrebbe essere progettato per ispirare, informare e coinvolgere le persone in modo da far emergere i benefici dell'innovazione in modo tangibile.
La potenza dello storydoing: uno strumento fondamentale per trasformare la comunicazione in esperienze coinvolgenti è la narrazione in tempo reale. Una grande esperienza porta il pubblico in un viaggio, connettendosi con loro sia razionalmente che emotivamente. Raccontare una storia facendola vivere è un modo potente per coinvolgere gli utenti dall'inizio alla fine, permettendo loro di comprendere e agire con l'innovazione in modo più profondo e significativo. È importante combinare i principi dello storytelling con quelli dell'esperienza per lasciare un'impronta duratura nella mente degli stakeholder.
L'importanza dell'anticipazione e del coinvolgimento: per far sì che si comprendano veramente i benefici dell'innovazione, è essenziale creare un senso di anticipazione e coinvolgimento prima, durante e dopo l'esperienza. Considerare il percorso degli attendee e creare momenti di attesa e suspense è importante. Non è necessario rivelare tutto subito. Ciò può essere realizzato attraverso l'utilizzo di teaser, anteprime e comunicazioni mirate che suscitano curiosità e interesse.

Durante l’esperienza, è fondamentale coinvolgere attivamente le persone. Ciò può essere realizzato attraverso l'interazione, l'utilizzo delle stesse innovazioni che si vogliono promuovere, sessioni di workshop o demo pratiche. Creare un ambiente partecipativo e coinvolgente permette di sperimentare direttamente l'innovazione e comprendere i suoi benefici in modo tangibile.
Ma l'esperienza non finisce con la partecipazione. È importante mantenere il coinvolgimento e la comunicazione anche dopo. Utilizzare strumenti come follow-up personalizzati, materiali informativi o testimonianze di successo può aiutare a rafforzare il messaggio e mantenere vivo l'interesse per l'innovazione.
In conclusione, trasformare la comunicazione in esperienze coinvolgenti è fondamentale per trasmettere il messaggio di quanto può migliorare la vita delle persone. Per farlo abbiamo bisogno di creare un percorso coinvolgente, dove l’utilizzo dello storydoing è centrale e l'attenzione all'anticipazione e al coinvolgimento diventano elementi chiave della comunicazione. Solo attraverso esperienze coinvolgenti gli stakeholder potranno veramente comprendere e apprezzare il valore della tecnologia.
La comunicazione del futuro: 7 segnali di cambiamento
Nel mondo della comunicazione, essere aperti al cambiamento è fondamentale per rimanere rilevanti e adattarsi alle evoluzioni del mercato. I professionisti della comunicazione che riescono ad abbracciare il cambiamento dimostrano una maggiore capacità di innovazione e di adattamento alle nuove tecnologie e alle esigenze dei clienti. In questo articolo, esploro sette segnali che indicano se sei un professionista della comunicazione mentalmente aperto al cambiamento.
- Curiosità e ricerca costante: un professionista della comunicazione aperto al cambiamento è guidato da una curiosità intrinseca e da una volontà di apprendere costantemente. Questo si traduce in una ricerca attiva di nuove tendenze, strumenti e metodologie nel campo della comunicazione. Un segnale di apertura mentale al cambiamento è l'impegno costante nel rimanere aggiornati sulle ultime innovazioni del settore.
- Flessibilità e adattabilità: la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti è un tratto distintivo di un professionista della comunicazione aperto al cambiamento. Questa flessibilità si riflette nella volontà di esplorare nuovi approcci e di abbracciare nuove strategie di comunicazione, anche se ciò significa lasciare da parte le vecchie pratiche. L'apertura mentale si manifesta nel desiderio di ruotare verso il nuovo.
- Mentalità sperimentale: i professionisti della comunicazione aperti al cambiamento sono disposti a sperimentare e ad assumere rischi. Essi comprendono che l'innovazione è un vero e proprio LAB che richiede l'esplorazione di nuove idee e la volontà di provare approcci non convenzionali. Questa mentalità sperimentale consente loro di esplorare nuove strategie di comunicazione, testare nuovi formati e adattarsi in base ai risultati ottenuti.

- Collaborazione e condivisione delle conoscenze: un segno di apertura mentale al cambiamento è la volontà di collaborare con colleghi e di condividere le proprie conoscenze. I professionisti della comunicazione aperti al cambiamento sono consapevoli che l'apprendimento e la crescita si verificano attraverso l'interazione e la relazione con gli altri. Essi sono disposti a condividere le proprie esperienze, a partecipare a gruppi di discussione e a supportare il progresso dell'intera industria della comunicazione.
- Fare crescere il proprio team: il comunicatore che abbraccia la contemporaneità si adopera per valorizzare le aree di forza del suo team, garantendo la loro continua evoluzione, che si tratti di hard skills o soft skills.
- Capacità di adattarsi alla tecnologia: l'era post digitale ha trasformato radicalmente il campo della comunicazione, richiedendo ai professionisti di adattarsi alle nuove tecnologie e ai canali di di consegna del messaggio emergenti. Un segnale di apertura mentale al cambiamento è la volontà di abbracciare e comprendere l'evoluzione tecnologica. I professionisti della comunicazione mentalmente aperti sono disposti a imparare nuovi da strumenti digitali, adottare piattaforme social emergenti e integrare le tecnologie digitali nella loro strategia di comunicazione. Sono consapevoli che la tecnologia è un potente superpotere e copilota per raggiungere il pubblico in modo più efficace e per adattarsi alle sue preferenze e abitudini.
- Capacità di gestire il feedback e l'incertezza: un professionista della comunicazione aperto al cambiamento sa gestire il feedback in modo costruttivo e affrontare l'incertezza con tranquillità. Questo significa essere aperti a ricevere critiche, adattare le proprie strategie in base ai risultati ottenuti e abbracciare l'incertezza come opportunità di crescita. L'apertura mentale si manifesta nella volontà di ascoltare diverse prospettive e di adattare le proprie azioni di conseguenza, senza resistenza al cambiamento.
In conclusione, essere professionisti della comunicazione mentalmente aperti al cambiamento è una caratteristica fondamentale per rimanere competitivi e rilevanti nel settore. La curiosità costante, la flessibilità, la mentalità sperimentale, la collaborazione, l'adattabilità alla tecnologia e la gestione del feedback e dell'incertezza sono i segnali che indicano se siamo veramente aperti come comunicatori. Mantenere queste qualità e competenze vive è essenziale per adattarsi alle nuove tendenze, tecnologie e preferenze del pubblico, garantendo il successo a lungo termine nella nostra professione.
Quindi, se vi riconoscerete in questi segnali, congratulazioni! Siete professionisti della comunicazione mentalmente aperti al cambiamento. Continuiamo ad abbracciare l'innovazione e a sperimentare nuove strategie per restare all'avanguardia nel nostro campo e guidare il cambiamento nel mondo della nostra amata comunicazione.
Happy innovating
IA, il copilota che rivoluziona il modo di lavorare
Non è ripetitivo né ridondante insistere su un concetto basilare del nostro tempo: l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando tutti i settori, tutti i mestieri e il mercato del lavoro.
Molte professioni richiedono già una trasformazione del lavoro quotidiano attraverso l’Intelligenza Artificiale. Pur ritenendo urgente che l’ecosistema, a partire dal mondo regolatorio, comprenda ed agisca per gestire i rischi che tutte le tecnologie hanno sempre presentato, non possiamo disconoscere che questo grande cambiamento pervaderà sempre di più le nostre vite professionali.
L’AI permette di acquisire veri e propri superpoteri che è bene incorporare nella prassi lavorativa. Tali superpoteri serviranno a imprenditori, manager, impiegati, insegnanti, studenti a migliorare nettamente la qualità dei propri output potendosi dedicare alle attività di maggiore valore, affidando all’AI i volumi.
Affinchè ciò avvenga è necessario acquisire competenze e abilità che ci predispongano a guidare insieme al Co-pilota AI.

Un copilota straordinario che cambia il nostro modo di lavorare e permette a tutti i mestieri di liberare il tempo per attività di maggiore valore. Potenzialmente parliamo di una tecnologia in grado di consentire al mondo del lavoro quel salto verso la sostenibilità che appare sempre più necessario.
Pensando al mio mestiere di comunicatore non posso non considerare mondi possibili dell’AI. I chatbot, sofisticati programmi di conversazione, potrebbero essere capaci di analizzare le domande dei giornalisti e fornire risposte adeguate in tempo reale. Questa innovazione potrebbe, in teoria, rendere le conferenze stampa più efficienti e gestibili e contribuire alla creazioni di meta dati che potrebbero aiutare l’elaborazione di contenuti sempre più personalizzati.
É ovvio che in ottica di trasformazione del mestiere, i nuovi comunicatori devono essere in grado di gestire e controllare, proprio perché abbiamo riconosciuto all’AI il ruolo di co-pilota e non quello di pilota.
Nonostante le tecniche di apprendimento automatico siano sempre più sofisticate, l'AI non può (ancora) competere con la capacità umana di riflettere, ragionare e formulare opinioni basate su esperienze personali.
Tuttavia, ritengo possibile la visione futuristica di un'AI che gestisce interamente una conferenza stampa. Stiamo già assistendo a progressi rapidi nell'apprendimento automatico e nella comprensione del linguaggio naturale. Mentre i sistemi AI continuano a migliorare, diventa plausibile immaginare un futuro in cui l'AI assumerà un ruolo sempre più centrale nella professione del comunicatore.
In conclusione, il mondo cambia perché siamo noi a cambiarlo. Tuttavia, prima di tutto dobbiamo acquisire le competenze per guidare il cambiamento. Ogni rivoluzione tecnologica rappresenta il copilota, ma la direzione la impostiamo sempre noi.
Happy Innovating!
La Nuova Comunicazione nel post-pandemia
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la fine dell'emergenza internazionale legata alla pandemia da Covid-19.
In realtà, la pandemia ha lasciato un'impronta indelebile sulla società, avendo avuto un impatto anche sulla comunicazione, avviando ufficialmente l’era post-digitale.
Due grandi accelerazioni dovute al periodo di emergenza si sono consolidate: la maggiore focalizzazione sul digitale e l’attenzione agli aspetti umani. Questo ha generato un allineamento strategico tra comunicazione esterna e interna, fatto che nei manuali si auspicava da decenni ma con poco successo.
Infatti, con la pandemia le aziende hanno dovuto rivedere la messaggistica per allinearla alla strategia, includendo i dipendenti come stakeholder interni ed esterni, anche in riferimento alla necessità di aggiornare policy, prassi e strumenti per conciliare la sfera personale con quella professionale in un contesto cambiato e di forte stress.
Uno studio condotto dal Centre for Employee Relations and Communication (CERC) dell'Università Iulm di Milano su un campione di aziende e di responsabili della comunicazione fra luglio e novembre 2020, ha evidenziato che durante la pandemia il ruolo strategico della comunicazione interna è aumentato in modo significativo. Inoltre, è stato osservato un aumento dell'attaccamento e del senso di appartenenza dei collaboratori nei confronti dell'organizzazione.
Ma se apriamo ancora di più lo sguardo, come si dovranno muovere i comunicatori d’azienda ora che la pandemia è finita?

In particolare, ci sono quattro grandi variabili irrinunciabili per i comunicatori post-pandemia.
La prima è l'importanza dell'empatia come leva per l'efficacia della comunicazione. Prima del Covid-19, la connessione emotiva con il pubblico era importante, ma ora è diventata indispensabile per coinvolgere le persone. Ingaggiare il pubblico solo sul piano razionale non è più sufficiente.
L’empatia in era post-pandemica, e post digitale, è molto di più della capacità di un leader di trasmettere emozioni, oggi diventa il registro di comunicazione percettivo dove autenticità e integrità sono fondamentali. Non si può creare una comunicazione empatica senza sincerità e coerenza nel tempo, né tanto meno senza agire con integrità: non solo essere etici, ma anche dimostrarlo con coerenza attraverso azioni come la trasparenza su ciò che genera le decisioni.
La seconda variabile indispensabile per il comunicatore riguarda la personalizzazione dei contenuti e dei media. Prima della pandemia, la personalizzazione era importante soprattutto nella comunicazione rivolta a pubblici di nicchia. Oggi, invece, l'unicità è un valore primario nella comunicazione. Le persone vogliono sentirsi “speciali” e cercano contenuti che rispondano alle loro esigenze e interessi specifici, anche il medium scelto è sempre più legato a questa logica.
Non è più sufficiente avere un buon contenuto, ma deve essere un buon contenuto fatto su misura per l'utente. Questo richiede un livello di personalizzazione che molte organizzazioni non sono sempre in grado di gestire, ma vale la pena fare questo sforzo se si vuole che il pubblico si senta coinvolto dal brand.
La terza variabile riguarda le fake news. La pandemia ha dimostrato l'enorme potere delle informazioni false e la necessità di garantire una comunicazione corretta e affidabile. La rilevanza diventa fondamentale non solo per la qualità della comunicazione ma anche per la lotta alle fake news, inoltre i comunicatori hanno il compito di presidiare i punti di contatto coinvolti nelle strategie e nei piani per garantire la reputazione delle aziende.
La rilevanza aiuta a creare fiducia e credibilità per costruire relazioni tra le organizzazioni e il loro pubblico. La fiducia non è solo un sentimento individuale, ma anche una cultura organizzativa che consiste in valori e comportamenti che possono essere osservati chiaramente.
Infine, c'è una crescente domanda di eventi altamente strutturati secondo il modello ibrido. Questo modello si basa principalmente sul coinvolgimento del pubblico piuttosto che sul consumo passivo dei servizi. La chiave sta nel fatto che questi eventi possono essere "on-off", il che si riferisce a una struttura più flessibile dell'evento complessivo e delle sessioni al suo interno, che possono cambiare in base alle esigenze e ai requisiti del pubblico. Questi eventi creano nuove esigenze di comunicazione, nonché nuove modalità di coinvolgimento e di esperienza comunicativa.
In conclusione, il comunicatore, nei futuri scenari evolutivi, dovrebbe essere al centro di quella svolta che promuove nuove modalità di coinvolgimento delle audience, sempre più tecno-umano-centriche, diventando così un attore contemporaneo in un mondo che cambia ogni giorno ad una velocità mai vista prima.
Happy Innovating!
Come sensibilizzare la Generazione Z all'educazione finanziaria
L’educazione dei nostri ragazzi non è meno importante dei grandi topic sul cambiamento: sostenibilità, transizione digitale e inclusione delle diversità. In un Paese come l'Italia, con un tasso demografico negativo e una popolazione sempre più anziana, il risparmio diventa un tema cruciale per le giovani generazioni. La Gen Z, che dovrà affrontare una vecchiaia in un contesto socio-economico più incerto rispetto a quello delle generazioni precedenti, avrà bisogno di risparmiare per garantirsi un tenore di vita adeguato. Molto interessante il focus de Il Sole 24 Plus di sabato 29 aprile dove è stata sollevata la questione del risparmio per i giovani, e in particolare per la GenZ, sottolineando l'importanza di sensibilizzare i nostri ragazzi a una cultura finanziaria sana.
Diverse ricerche di psicologia hanno dimostrato che già dai 5-6 anni si può cominciare a parlare di risparmio, anche perché questo concetto può essere legato non solo al denaro ma anche ad altre risorse finite come l’acqua, le piante e le fonti energetiche. Il futuro di ogni individuo su questa terra inevitabilmente passa attraverso la sua capacità di sostenersi finanziariamente. Allora, se è vero che l’appetito vien mangiando iniziare a consegnare alle persone sin dalla giovane età un po' di educazione finanziaria permetterà non solo di proteggere i loro futuri interessi ma di contribuire anche a plasmare un mondo migliore per tutti noi.
È nel compiere quest’importante opera educativa che tutto l’ecosistema dovrebbe esserne coinvolto: mondo finanziario, Istituzioni ma anche i brand che nell’era del purpose svolgono un importante ruolo.
A proposito di brand e del ruolo educativo in ambito finanziario, una recente survey di Ogilvy & Trend Media, ha rilevato che il 79% della Gen Z vorrebbe vedere i brand offrire maggiori opportunità di formazione, educazione e corsi di finanza personale attraverso i loro programmi di appartenenza o di fedeltà.
La cultura finanziaria risulta essere molto scarsa tra i consumatori della generazione Z. Il 79% dei consumatori di questa generazione e il 34% dei millennials considerano le finanze come la principale fonte di stress, e molti della generazione Z si sentono in colpa o pentiti per le spese effettuate, sensazioni che sono amplificate dalla natura impulsiva del commercio in-app. Inoltre, a causa del difficile clima economico attuale, i consumatori della generazione Z e dei millennials ritengono che la gestione delle finanze personali e l'economia domestica debbano essere le principali priorità dei programmi di studio delle scuole superiori.
Questo scenario meriterebbe una strategia di crescita sostenibile che possa guadagnare la fiducia delle Gen Z. Questo si potrebbe ottenere attraverso l'utilizzo di strumenti, prodotti e campagne che soddisfino il loro bisogno di sicurezza finanziaria.

Presidiare e guidare con l’educazione finanziaria rivolta ai giovani non solo è importante da un punto di vista etico ma probabilmente è quello che si aspettano da noi comunicatori i nostri ragazzi e le loro famiglie. Può essere particolarmente efficace aiutare le giovani generazioni con la comunicazione ad acquisire le conoscenze, le competenze e le abilità di cui hanno bisogno per avere un rapporto sano con il denaro.
Proprio i nostri ragazzi, nativi digitali sono più esposti a fake news e a flussi di notizie convogliate da fonti diverse, certamente non tutte affidabili. Per controbattere alle notizie false, spesso celate all’interno di canzoni trapper o tra i social media, è fondamentale una contro comunicazione Istituzionale trasparente, propositiva, risolutiva e soprattutto costruttiva. L'influenza dei social media e dei testi di musica trapper, che spesso promuovono uno stile di vita basato sul consumismo e sulle spese eccessive, può portare i giovani a pensare che il denaro sia un fine in sé, invece che uno strumento per raggiungere obiettivi concreti.
Per affrontare questo problema, è necessario aumentare la formazione finanziaria a tutti i livelli e sensibilizzare i giovani sulla necessità di imparare a gestire il proprio denaro in modo responsabile. È importante promuovere una cultura finanziaria positiva, che valorizzi la responsabilità, la pianificazione e la gestione oculata del denaro. Inoltre, è importante utilizzare i media e i canali di comunicazione, ciò può includere la produzione di contenuti educativi sui social media, la creazione di app per l'educazione finanziaria, e l'organizzazione di eventi e workshop sulla finanza personale.
Poi c’è anche un tema di una cultura finanziaria che è cambiata rispetto al passato, ed è importante che i giovani di oggi conoscano i principi anche della finanza etica e siano consapevoli delle opportunità che questa offre. Ciò può aiutarli a sviluppare un approccio più consapevole alla gestione del denaro e ad adottare comportamenti finanziari responsabili. Inoltre, può anche offrire ai giovani opportunità di lavoro e di carriera, in settori come l'imprenditoria sociale.
Interessante è la case study di 'From Pinning to Planning', una campagna congiunta di Pinterest e del fornitore di servizi finanziari Northwestern Mutual, che mira a dare potere agli utenti dei social media per realizzare le loro ambizioni di vita. Dopo aver risposto a un quiz basato sulla personalità, gli utenti di Pinterest vengono designati con una delle otto personalità (che vanno dalla sposa alla moda alla restauratrice creativa), con Northwestern Mutual che fornisce quindi consigli passo-passo per raggiungere i loro obiettivi. Attraverso la campagna, lanciata nel marzo 2023, i due partner sperano di demistificare la pianificazione finanziaria per i consumatori della generazione Z - il gruppo demografico in più rapida crescita su Pinterest.
Un ruolo importante nell’educazione dei giovani lo avrà anche l’intelligenza artificiale; infatti, le applicazioni finanziarie alimentate da AI stanno svolgendo un ruolo significativo nell'evoluzione del settore finanziario, migliorando il servizio ai clienti, ottimizzando i costi e offrendo nuovi prodotti di valore. L'AI sarà il principale modo di comunicazione tra la Generazione Z e le istituzioni finanziarie, e includerà tutto, dai chatbot alla rilevazione delle frodi all'automazione delle attività.
In conclusione, la distorsione del linguaggio finanziario che spesso si riscontra può avere conseguenze negative sulla cultura finanziaria dei giovani. L'importante è aumentare la formazione finanziaria e consegnare una comunicazione positiva, che valorizzi la responsabilità e la gestione oculata del denaro, aiutando così i nostri ragazzi a prendere decisioni finanziarie intelligenti e raggiungere i loro obiettivi nella vita.
Happy Innovating!
Lo sport, opportunità di crescita personale e professionale che vale oro
Lo sport è un'attività che va ben oltre il puro divertimento e l'agonismo: rappresenta una fonte di formazione per i giovani, un'opportunità di crescita personale e un'importante industria a livello globale.
Investire in uno sportivo può infatti rappresentare un'opportunità di ritorni tangibili, non solo in termini di successo atletico, ma anche di sviluppo personale e professionale. È uno strumento potentissimo di individuazione e sviluppo del talento.
Lo sport, infatti, aiuta a definire una serie di competenze e attitudini differenzianti. Alcune di queste includono l'autodisciplina, la capacità di lavorare in team, l’individuazione delle priorità, la determinazione e la capacità di gestire lo stress. Cosa non di poco conto in periodi di burnout.
Inoltre, lo sport genera entrate ragguardevoli. Infatti, la filiera del sistema sportivo è molto lunga e complessa e coinvolge molti. È un'industria che copre un variegato numero di attività e servizi strettamente interconnesse che dipendono l'una dall'altra.
Un vero e proprio ecosistema!
Guardando ai diversi modelli sportivi dei Paesi europei, possiamo notare che ci sono differenze significative nella valorizzazione degli atleti.
Il modello americano appare senz’altro il riferimento, anche dall’alto del primato di ben 1.133 medaglie vinte negli ultimi 20 anni alle Olimpiadi.

Negli Stati Uniti, lo sport è parte integrante del modello educativo e molti giovani atleti seguono un percorso di sviluppo che prevede la combinazione tra attività sportiva e studi accademici. Le Università americane investono in modo significativo nello sport e offrono ai loro studenti-atleti opportunità di sviluppo sia accademico che sportivo.
In questo modo, i giovani che intraprendono un tale percorso, hanno la possibilità di sviluppare le loro capacità sportive senza sacrificare gli studi, e allo stesso tempo acquisiscono competenze che possono essere utili nella vita professionale. Secondo i dati più recenti della NCAA (National Collegiate Athletic Association) il 90% degli atleti universitari a tempo pieno che hanno iniziato il college nel 2014 è riuscito a laurearsi entro sei anni. Ciò dimostra come lo sport possa essere un’importante fonte di formazione per i giovani, e come investire in un futuro sportivo possa rappresentare un’opportunità di ritorni tangibili.
Non meraviglia che gli atleti americani sappiano distinguersi anche nelle attività imprenditoriali: Michael Jordan, laureato in geografia all’University North Caroline, ha un capitale stimato da Forbes di 2.1 miliardi di dollari. Cifra mostruosa accumulata attraverso le molteplici attività commerciali del cestista. LeBron James, che ha preferito fermarsi al diploma, ha investimento con successo in diversi settori raggiungendo in questo modo un capitale di 500 milioni di dollari.
Il sistema americano sembra inequivocabilmente indicare che la combinazione sport-formazione crea ricchezza per il Paese.
L'Italia, con un deficit di capitale umano sempre più allarmante, potrebbe guardare allo sport da questo punto di vista? Le Olimpiadi del 2026 a Milano e Cortina potrebbero dare lo start ad un nuovo corso?
L’evento sarà un’occasione unica per il nostro Paese di creare crescita sostenibile, valorizzando i nostri talenti attraverso il sistema sportivo investendo, quindi, in persone e non solo in infrastrutture e servizi.
In conclusione, lo sport è una grande opportunità per far crescere i nostri ragazzi, per creare valori solidi e aumentare la ricchezza del Paese.
La fuga dei talenti nella comunicazione italiana: cause e soluzioni per il futuro
Non è un segreto che l'Italia sia da tempo alle prese con il problema della fuga dei talenti. Nonostante viviamo in un Paese incredibile, con una storia e una cultura ricche che lo rendono un luogo ideale per vivere, Il Sole 24 ore qualche giorno fa ha segnalato che l'8% dei laureati italiani lascia il Paese per cercare migliori opportunità all'estero, e questo fenomeno rischia di interessare anche il settore della comunicazione. Ma perché questo accade? E cosa si può fare?
Negli ultimi anni si è assistito a un aumento del numero di studenti che scelgono di frequentare corsi di laurea legati alla comunicazione. Un numero forse eccessivo che rimanda al tema del deficit nell’orientamento dei giovani, argomento che merita certamente un approfondimento separato.
In Italia, i laureati in comunicazione devono spesso affrontare una serie di sfide, tra cui la mancanza di opportunità di lavoro, i salari bassi e lo scarso utilizzo delle competenze acquisite durante gli studi nonché alcuni gap formativi su dei basic come ad esempio le lingue straniere. Questo scenario rende sempre più difficile per i giovani di talento costruirsi una carriera soddisfacente e gratificante nel proprio Paese.
Secondo i dati forniti da LinkedIn ed Eurostat, molti laureati italiani scelgono di iniziare la propria carriera all'estero. Le destinazioni più gettonate sono Germania (21%), Regno Unito (13%), Svizzera (10%), Francia (9%) e Danimarca (8%).

La ragione principale di questa tendenza è semplice: l'elevato tasso di disoccupazione giovanile. Sebbene l'Italia abbia tassi più bassi rispetto ad altri Paesi del Sud Europa come la Grecia o la Spagna, soffre ancora di alti livelli di disoccupazione giovanile (circa il 40%). Inoltre, molti laureati non riescono a trovare un lavoro che corrisponda alla loro qualifica. Questo contesto, unito al fatto che i salari medi e le possibilità di carriera all’estero sono sensibilmente più alti, è facile intendere il motivo per cui l’ipotesi di lavorare all'estero risulti sempre più attraente per i nostri ragazzi.
In un mondo alle prese con una spirale inflazionistica il tema salari diventa centrale nella “guerra dei talenti”. I giovani laureati partono attratti dalle migliori opportunità offerte all’estero, soprattutto in termini di retribuzioni e prospettive di carriera. All’estero c’è una minore incidenza del lavoro autonomo. Solo il 4,6% lo sceglie fuori dai confini nazionali, contro il 13% in Italia. Rapporto opposto per i contratti a tempo indeterminato: 51,8% all’estero, 27,6% in Italia. A pesare, forse più di tutto, è la questione economica. Chi si trasferisce, a uno anno dalla laurea, ha una retribuzione mensile di circa 1.963 euro mensili netti. Contro i 1.384 euro percepiti in Italia. A cinque anni, poi, quasi non c’è paragone. Oltre 2.350 euro all’estero, appena 1.600 in Italia. (Fonte: studio del Sole 24 Ore su dati Miur e Istat).
Per fermare questa tendenza, la fuga di laureati, l'Italia deve investire nella formazione e nel miglioramento delle competenze dei giovani tanto quanto nelle capacità di offrire maggiori opportunità e salari più vicini alla media europea. È senz’altro una sfida che il Paese può vincere cogliendo le opportunità che il PNNR offre di creare infrastrutture ed adeguare i servizi ed innalzare il quoziente tecnologico ai migliori standard, condizione necessaria per rimanere nella parte di Occidente industrializzato che compete sul valore.
Differentemente il destino è segnato, il fenomeno che abbiamo oggi finalmente riconosciuto diventerà strutturale e i nostri talenti naturalmente andranno nei paesi il cui mercato li accoglierà alimentando negativamente la spirale di perdita di competitività del Sistema Paese.
Happy Innovating!
India, come il capitale umano qualificato traina la crescita del paese
L'India è uno dei paesi più grandi del mondo, con una popolazione di oltre 1,4 miliardi di persone. È anche una delle economie che si sta sviluppando più velocemente, con un tasso di crescita del PIL costantemente tra i più elevati negli ultimi anni. Uno dei fattori chiave del successo è la sua imponente forza lavoro altamente qualificata, che include ingegneri, scienziati, programmatori e altri professionisti specializzati.
Nonostante la presenza di una grande povertà nel paese, l'India ha un sistema d'istruzione molto ampio, diversificato e in grado di gestire numeri elevatissimi.
Secondo le statistiche, questo Paese immette sul mercato del lavoro ogni anno due milioni di laureati di cui circa mezzo milione ingegneri. Per renderci conto del valore di queste cifre basta constatare che in Italia il numero complessivo di ingegneri è di circa 250 mila persone. Un risultato notevole, considerando le molte sfide da affrontare, tra cui la povertà, la disuguaglianza e la mancanza di infrastrutture di base in alcune parti del territorio. Tuttavia, nonostante queste sfide si è riuscito a creare un capitale umano differenziante, che diventa il miglior alleato per la stessa crescita economica.
La maggior parte delle scuole e delle università sono gestite dal governo, anche se ci sono scuole e Università private di alto livello. C’è anche un gran numero di istituti tecnici e di ricerca, tra cui l'IT (Indian Institutes of Technology), che sono considerati tra le migliori scuole di ingegneria del mondo.

Un sistema di istruzione oggetto di investimenti crescenti, molto orientato alla specializzazione e alla sperimentazione di metodi innovativi, con tanti studenti che scelgono di concentrarsi su aree specifiche come l'ingegneria, la medicina, l'informatica e così via. Ciò significa che i giovani che escono dalle scuole e dalle Università sono in grado di contribuire immediatamente al fabbisogno di industrie e alle organizzazioni del paese.
Con l’obiettivo di avere un capitale umano in grado di gestire positivamente le discontinuità macro-economiche è molto attiva la collaborazione pubblico-privato. Le aziende, infatti, investono percentuali importanti dei loro ricavi per programmi di formazione e di sviluppo dei dipendenti.
La strategia dell’India appare avere il chiaro intento di rendere il Paese molto attraente per il mercato e per gli investitori. I dati aiutano ad inquadrare la strategia.
Già nel 2018 il rapporto “Educational at glancer 2021”, confermava che il 34% dei laureati indiani avevano completato un corso di laurea in una disciplina STEM. Questo accadeva nel momento in cui l’Europa si fermava al 24% e gli Stati Uniti ristagnavano in un povero 11%. Aggiungiamo a questo che mentre i paesi occidentali invecchiano secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, i due terzi della popolazione indiana ha meno di 35 anni.
Possiamo quindi affermare che l’India ha deciso di mettere a disposizione dell’economia mondiale un'enorme riserva di talento giovane.
Ma non solo. Anche gli investimenti nell'innovazione e nella ricerca stanno crescendo rapidamente, con molte aziende, start-up e istituzioni che collaborano per sviluppare nuove tecnologie e prodotti. Questi sforzi di innovazione stanno contribuendo a posizionare l'India come una delle principali potenze tecnologiche del mondo, e molte organizzazioni indiane stanno guadagnando una reputazione globale per la loro innovazione e la loro capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti in corso.
È strabiliante costatare come un paese con un reddito medio annuo di poco più di 2 mila dollari sia stato in grado di darsi una strategia tanto lucida ed efficace per proiettarsi nel nuovo millennio.
Certamente il caso India è molto interessante visto dall’Italia, che ha la grande occasione di affrontare alcuni di questi temi attraverso gli investimenti previsti dal PNRR. Comunicare l’innovazione è quindi sempre più importante per contribuire a tenere alta l’attenzione su una sfida che può determinare il posizionamento del Paese nel contesto mondiale dei prossimi decenni.
Alessandro Volta, esempio di comunicazione e leadership
Alessandro Volta è noto soprattutto per aver inventato la pila elettrica, uno dei dispositivi più importanti della storia dell'elettricità. Ma questo grande personaggio non è stato solo un grande scienziato e inventore: è stato anche un abile comunicatore e un leader carismatico.
In questo articolo, voglio condividere come Volta abbia usato la sua abilità di comunicazione e la sua leadership per diffondere idee e convincere gli stakeholder a seguirlo.
Volta era un oratore eloquente e un appassionato sostenitore delle sue idee. In particolare, era molto capace a semplificare a spiegare concetti complessi in modo chiaro e accessibile. Ad esempio, quando presentò per la prima volta la sua pila elettrica all'Accademia delle Scienze di Parigi nel 1801, fu in grado di comunicare con chiarezza i principi di base del dispositivo e le sue potenzialità.
La comunicazione dell'innovazione è una sfida costante per ricercatori, imprenditori, consulenti ed esperti di tecnologia. Per spiegare in modo efficace una nuova innovazione, è importante comunicarla in modo chiaro e semplice. La semplicità nella comunicazione della tecnologia risulta quindi cruciale per coinvolgere un pubblico più ampio e far sì che le persone possano comprendere e apprezzare l'innovazione, quindi incide sulla diffusione della stessa.
Inoltre, Volta era abile anche nella scrittura. I suoi articoli e le sue lettere erano sempre ben strutturati e argomentati, e dimostravano una grande padronanza della lingua italiana e francese. Questo gli permise di far circolare le sue idee non solo tra i colleghi scienziati, ma anche tra un pubblico più vasto.
Ma la sua comunicazione non si limitava solo alle parole. Volta era anche un grande sperimentatore, e spesso usava esperimenti pubblici per dimostrare i suoi principi. Ad esempio, quando fece una dimostrazione della sua pila al Conservatorio di Parigi nel 1801, progettò uno colpo di scena che catturò l'attenzione del pubblico e dei mezzi di comunicazione di allora. I colpi di scena nella comunicazione dell’innovazione sono importanti strumenti perché aiutano il pubblico comprendere i concetti principali più velocemente. Per esempio, tutti ricordiamo ancora il momento il coup de théâtre di Steve Jobs quando presentò il MacBook Air come il computer più sottile del mondo durante una delle sue famose presentazioni, inserendolo in una busta manila.

Volta non era solo un abile comunicatore, ma anche un leader carismatico. Era rispettato e ammirato dai suoi colleghi e dagli studenti, che lo consideravano un esempio da seguire.
In particolare, aveva la capacità di ispirare gli altri con la sua passione per la scienza e la sua curiosità intellettuale. Era sempre alla ricerca di nuove sfide e nuove scoperte, e questo atteggiamento positivo contagiava anche gli altri. Quando si comunica un'idea o un progetto innovativo, la passione è un fattore che può fare la differenza, soprattutto se si vuole influenzare l'opinione degli altri e motivarli a sostenere la causa.
Per trasmettere la passione, è importante che il comunicatore dimostri un profondo interesse e coinvolgimento per l'argomento. I leader carismatici sono in grado di ispirare gli altri con la loro visione e la loro passione, e questo può essere un elemento chiave per motivare e coinvolgere il proprio team.
Ecco altre capacità di leadership di Alessandro Volta e analogia con la leadership moderna:
- Capacità di adattamento: era un inventore e uno scienziato che sapeva adattarsi ai cambiamenti e alle sfide che si presentavano. Questa abilità di adattamento è fondamentale anche per la leadership moderna, soprattutto in un'epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti tecnologici e sociali. I leader moderni dovrebbero essere in grado di adattarsi alle nuove tendenze e innovazioni, e di essere flessibili e pronti a cambiare rotta se necessario.
- Capacità creative: come inventore, era noto per la sua creatività e la sua capacità di innovare. Questa stessa abilità è molto importante anche per i leader moderni, soprattutto in settori come la tecnologia e l'imprenditoria. I leader che sanno stimolare la creatività e l'innovazione nel loro team sono in grado di trovare soluzioni innovative ai problemi, e di creare prodotti e servizi che soddisfano le esigenze dei clienti.
- Collaborazione e teamwork: era noto per la sua capacità di collaborare con altri scienziati e inventori, e di condividere le sue scoperte con la comunità scientifica. Questa abilità di collaborazione è molto importante anche per i leader moderni, che devono saper lavorare in team e creare un ambiente di lavoro collaborativo e inclusivo. La capacità di ascoltare le opinioni degli altri e di creare un clima di fiducia e rispetto è fondamentale per il successo di un team.
- Etica e integrità: Era noto per la sua etica e la sua integrità, e per la sua capacità di mantenere gli standard etici più elevati nella sua ricerca scientifica. Questa stessa attenzione all'etica e all'integrità è molto importante anche per i leader di oggi, che devono essere esempi di comportamento etico e professionale per il proprio team e per l'azienda nel suo complesso. La trasparenza, l'onestà e la coerenza tra parole e azioni sono tutti elementi fondamentali per costruire la fiducia e la credibilità di un leader.
In conclusione, Alessandro Volta è stato un grande scienziato, un inventore e un leader carismatico che ha saputo comunicare con efficacia le sue idee e ispirare gli altri con la sua passione e la sua curiosità intellettuale. La sua abilità di semplificare concetti complessi, la sua capacità di collaborare e di lavorare in team, e la sua attenzione all'etica e all'integrità sono tutte qualità ancora importanti per i leader moderni.
In un mondo in rapida evoluzione, dove l'innovazione e la creatività sono fondamentali, i leader che sono in grado di adattarsi ai cambiamenti, di stimolare la collaborazione, e di ispirare gli altri con la loro passione e il loro entusiasmo, possono fare la differenza e guidare il loro team verso il successo.
La lezione di Volta ci insegna che la comunicazione efficace e la leadership carismatica sono due elementi fondamentali per ottenere l'adesione degli stakeholder, e che la passione e l'entusiasmo possono essere contagiosi e creare un movimento di persone che condividono gli stessi valori e ideali.
Happy innovating!
Gestione crisi aziendali: il ruolo cruciale della Comunicazione
Vivere un’epoca con cicli economici sempre più brevi impone una nuova attenzione alla gestione delle crisi. Una crisi può causare interruzioni dei servizi, danni materiali e perdite economiche.
L'evolversi delle minacce e la persistenza della turbolenza stanno cambiando lo scenario anche per quanto riguarda la gestione di momenti di difficoltà. Le organizzazioni sono chiamate ad evolvere considerando le fasi di turoblenza come parte centrale della propria strategia, andando oltre alla gestione reattiva imposta dall’evento critico.
La complessità che viviamo richiede una combinazione di flessibilità, preparazione, monitoraggio costante e comunicazione efficace e costante con i vari stakeholder. Chi gestisce la comunicazione delle organizzazioni, deve essere in grado di adattarsi rapidamente al contesto con una prospettiva strategica di lungo termine.
Trasparenza e comunicazione empatica giocano un ruolo centrale nella gestione della crisi: la prima aiuta a mantenere la fiducia e la credibilità delle organizzazioni, mentre la seconda permette di stabilire un rapporto di empatia e comprensione con i vari stakeholder. Nel periodo di trasformazione che stiamo attualmente vivendo, il tempo ha un valore diverso rispetto al passato. Il principio delle 24 golden hour secondo cui la capacità di agire entro le prime 24 ore fa la differenza tra il successo o il fallimento nella gestione di una crisi, oggi non è più attuale. La trasformazione compressa a cui stiamo assistendo ha compresso anche l’arco temporale d’intervento in caso di crisi.

La capacità di prevenire attraverso lo studio dei dati e di agire istantaneamente e in modo efficace è quanto mai fondamentale per la gestione delle crisi. Le organizzazioni devono essere in grado di avere un controllo dei dati in tempo reale e la capacità di preparare una risposta adeguata per gestire le sfide. Ma non solo: i dati devono essere condivisi costantemente con gli stakeholder perché nel mondo post- digitale la capacità di protezione del singolo attore è a tutela dell’intero ecosistema. Anche qui emerge la centralità della comunicazione, ecco alcuni passi per gestire efficacemente la crisi:
- Realizzare un sistema di controllo aperto e real time degli asset aziendali
- Identificare le competenze necessarie: identificare le competenze relative agli asset e le conoscenze che sono necessarie per gestire efficacemente le crisi. Queste competenze devono includere quelle “classiche” di comunicazione aumentate dalla capacità di analisi dei dati
- Selezionare i membri del team: selezionare i membri del team in base alle loro competenze e alle loro differenti conoscenze e personalità.
- Definire i ruoli e le responsabilità: assicurarsi che ogni membro del team sappia cosa deve fare in caso di crisi.
- Fornire la formazione necessaria: questa formazione può includere l’uso delle tecnologie applicate alla comunicazione.
- Testare e migliorare continuamente: testare continuamente il team di crisi e migliorare la sua efficacia. Questo può includere la simulazione di scenari di crisi per verificare la preparazione del team e la sua capacità di gestione dello scenario.
In conclusione, le crisi sono sempre stati eventi imprevisti che possono avere un impatto significativo sulle organizzazioni e sulle comunità. In un momento complesso come quello che stiamo vivendo, con repentini cambi di ciclo economico e la necessità di realizzare progetti trasformativi delle organizzazioni ad una velocità mai vista nella storia dell’economia, l’impatto può essere ancora più forte. Proprio per questo il comunicatore di oggi deve cambiare prospettiva inquadrando lo scenario di crisi della propria organizzazione in un contesto di responsabilità di ecosistema.










