Gli annunci di Meta rispetto allo stop al fact-checking dei post – uno strumento che non aveva nemmeno scalfito l’enorme problema delle fake news – e la decisione di eliminare le proprie politiche di inclusione delle diversità hanno messo molti in allarme rispetto all’avvio di una fase di ritorno al passato a cui non crediamo perché è di interesse comune creare un contesto sociale e di business migliore, soprattutto in Europa, da troppi anni fanalino di coda della crescita mondiale.
Lo scenario che si delinea a nostro parere offre ai brand l’opportunità di posizionarsi il quello che possiamo definire l”inclusione concreta”: innovazioni misurabili, guidate dalla tecnologia che promuovono equità e correttezza. Le applicazioni di intelligenza artificiale per esempio consentono ai marchi di riformattare i contenuti all’infinito, facilitando traduzioni semplici (inclusa la lingua dei segni), considerando le norme culturali e creando output visivi inclusivi. Ora, ogni marchio può soddisfare il contesto individuale di un consumatore – abilità, etnia e identità – una opportunità di conciliare inclusione e business fino a poco tempo fa inimmaginabile per la maggiore parte delle organizzazioni.
L’intelligenza artificiale per nuove opportunità inclusive
Con l’AI che aumenta le opportunità legate dell’inclusività, le aziende devono adottare soluzioni generative per soddisfare le aspettative del mercato e cogliere le opportunità. È fondamentale impiegare strumenti di comunicazione per l’adattamento culturale e la traduzione in tempo reale che considerino il singolo individuo. Internamente, l’utilizzo di tecnologie di scansione dei bias può ottimizzare i contenuti, assicurando equità tra etnia, genere e altre identità sociali. Gli esempi sono tanti: l’ecolocalizzazione che sta rendendo gli spazi online accessibili alle persone con problemi di vista mentre una nuova generazione di occhiali AR consente a chi ha problemi di udito di vedere le conversazioni.

L’esempio di JBL
JBL, in collaborazione con l’organizzazione non-profit AbleGamers e l’azienda di elettronica Harman, ha creato JBL Quantum Guide Play, uno strumento pensato per rendere i giochi sparatutto in prima persona più accessibili alle persone ipovedenti. Sviluppato insieme alla comunità ipovedente, questo software utilizza intelligenza artificiale, audio spaziale e tecnologia di tracciamento della testa per trasformare oggetti e ambienti di gioco in segnali audio, simulando un’ecolocalizzazione che aiuta i giocatori con disabilità visive a orientarsi attraverso il suono.
Il software è disponibile gratuitamente sul sito ufficiale di JBL, è compatibile con il sistema operativo Windows e supporta il gioco Counter Strike 2. JBL invita la comunità di giocatori a fornire feedback costruttivi sul prodotto e mette a disposizione degli sviluppatori di videogiochi il codice open source.
Brand e le nuove tecnologie per l’inclusione
In conclusione, mentre alcune aziende ritirano iniziative di inclusività e fact-checking, i brand hanno l’opportunità di utilizzare la tecnologia per promuovere un’inclusione concreta e vantaggiosa. Adottando soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, possono creare un ambiente più equo e produttivo, generando valore sostenibile.
Happy inclusion!
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