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India, come il capitale umano qualificato traina la crescita del paese

L'India è uno dei paesi più grandi del mondo, con una popolazione di oltre 1,4 miliardi di persone. È anche una delle economie che si sta sviluppando più velocemente, con un tasso di crescita del PIL costantemente tra i più elevati negli ultimi anni. Uno dei fattori chiave del successo è la sua imponente forza lavoro altamente qualificata, che include ingegneri, scienziati, programmatori e altri professionisti specializzati.

Nonostante la presenza di una grande povertà nel paese, l'India ha un sistema d'istruzione molto ampio, diversificato e in grado di gestire numeri elevatissimi.

Secondo le statistiche, questo Paese immette sul mercato del lavoro ogni anno due milioni di laureati di cui circa mezzo milione ingegneri. Per renderci conto del valore di queste cifre basta constatare che in Italia il numero complessivo di ingegneri è di circa 250 mila persone. Un risultato notevole, considerando le molte sfide da affrontare, tra cui la povertà, la disuguaglianza e la mancanza di infrastrutture di base in alcune parti del territorio. Tuttavia, nonostante queste sfide si è riuscito a creare un capitale umano differenziante, che diventa il miglior alleato per la stessa crescita economica.

La maggior parte delle scuole e delle università sono gestite dal governo, anche se ci sono scuole e Università private di alto livello. C’è anche un gran numero di istituti tecnici e di ricerca, tra cui l'IT (Indian Institutes of Technology), che sono considerati tra le migliori scuole di ingegneria del mondo.

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Un sistema di istruzione oggetto di investimenti crescenti, molto orientato alla specializzazione e alla sperimentazione di metodi innovativi, con tanti studenti che scelgono di concentrarsi su aree specifiche come l'ingegneria, la medicina, l'informatica e così via. Ciò significa che i giovani che escono dalle scuole e dalle Università sono in grado di contribuire immediatamente al fabbisogno di industrie e alle organizzazioni del paese.

Con l’obiettivo di avere un capitale umano in grado di gestire positivamente le discontinuità macro-economiche è molto attiva la collaborazione pubblico-privato. Le aziende, infatti, investono percentuali importanti dei loro ricavi per programmi di formazione e di sviluppo dei dipendenti.

La strategia dell’India appare avere il chiaro intento di rendere il Paese molto attraente per il mercato e per gli investitori. I dati aiutano ad inquadrare la strategia.

Già nel 2018 il rapporto “Educational at glancer 2021”, confermava che il 34% dei laureati indiani avevano completato un corso di laurea in una disciplina STEM. Questo accadeva nel momento in cui l’Europa si fermava al 24% e gli Stati Uniti ristagnavano in un povero 11%. Aggiungiamo a questo che mentre i paesi occidentali invecchiano secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, i due terzi della popolazione indiana ha meno di 35 anni.

Possiamo quindi affermare che l’India ha deciso di mettere a disposizione dell’economia mondiale un'enorme riserva di talento giovane.

Ma non solo. Anche gli investimenti nell'innovazione e nella ricerca stanno crescendo rapidamente, con molte aziende, start-up e istituzioni che collaborano per sviluppare nuove tecnologie e prodotti. Questi sforzi di innovazione stanno contribuendo a posizionare l'India come una delle principali potenze tecnologiche del mondo, e molte organizzazioni indiane stanno guadagnando una reputazione globale per la loro innovazione e la loro capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti in corso.

È strabiliante costatare come un paese con un reddito medio annuo di poco più di 2 mila dollari sia stato in grado di darsi una strategia tanto lucida ed efficace per proiettarsi nel nuovo millennio.

Certamente il caso India è molto interessante visto dall’Italia, che ha la grande occasione di affrontare alcuni di questi temi attraverso gli investimenti previsti dal PNRR. Comunicare l’innovazione è quindi sempre più importante per contribuire a tenere alta l’attenzione su una sfida che può determinare il posizionamento del Paese nel contesto mondiale dei prossimi decenni.


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Come la tecnologia sta cambiando il modo di apprendere

L'apprendimento è un processo in continua evoluzione e le modalità sono cambiate notevolmente nel corso del tempo, grazie alla tecnologia e all'innovazione. Oggi, la formazione continua e l'istruzione sono fondamentali per la crescita economica e la prosperità di un Paese. Investire in un sistema formativo che abbraccia l'innovazione può aiutare a creare una forza lavoro altamente qualificata, aumentare la competitività delle imprese e ridurre la disuguaglianza economica.

In passato, l'apprendimento era principalmente basato sulla trasmissione di conoscenze da parte di un insegnante o di un esperto e gli studenti apprendevano attraverso modalità analogiche. Questo approccio era spesso standard e non adattato alle esigenze individuali degli studenti. Con il tempo, tuttavia, l'approccio all'apprendimento è cambiato notevolmente, con un maggiore richiesta di partecipazione attiva degli studenti e sulla sperimentazione pratica.

L'avvento dell'era digitale ha avuto un impatto significativo. L'uso di computer e dispositivi mobili ha reso possibile l'apprendimento online e la formazione a distanza, con l'accesso a una vasta gamma di risorse educative, come video, podcast, tutorial e corsi online. Questo ha permesso a chiunque, ovunque nel mondo, di accedere a informazioni e conoscenze in modo rapido ed efficiente.

Tuttavia, la tecnologia ha anche aperto nuove opportunità, come l'uso della realtà virtuale e aumentata e dell'intelligenza artificiale. La realtà virtuale, ad esempio, può fornire esperienze di apprendimento immersive e coinvolgenti, permettendo agli studenti delle scuole di interagire con ambienti simulati e di apprendere attraverso la sperimentazione pratica. Altresì l'intelligenza artificiale, proprio in questi giorni, sta dando vita a nuove forme di apprendimento personalizzate, che adattano il processo di acquisizione delle conoscenze alle esigenze individuali degli studenti.

Questo consente di fornire un'esperienza di qualità e di garantire che i giovani ricevano l'attenzione e il supporto di cui hanno bisogno per ottimizzare i loro talenti.

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Tuttavia, l'innovazione e la tecnologia possono spaventare molti, in particolare coloro che sono abituati a metodi di insegnamento e formazione tradizionali e che possono percepire l'innovazione come un'incognita o un ostacolo al processo di apprendimento della conoscenza. Ecco perché gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale in questo cambiamento epocale, e dovrebbero anche loro sottoporsi a una formazione continua per acquisire nuove competenze e abilità legate alle innovazioni.

In un mondo in cui la conoscenza è in costante evoluzione, anche gli insegnanti devono essere pronti a imparare e ad adattarsi continuamente. Un rapporto di Unioncamere, dice che entro il 2025, il 60% dei lavoratori italiani dovrà possedere competenze digitali per soddisfare le richieste del mercato del lavoro. Questa previsione è un chiaro segnale che la formazione continua basata sulle nuove tecnologie è la chiave per la competitività delle imprese e la creazione di valore economico e sociale.

La formazione continua e l'istruzione sono fondamentali per la crescita economica e la prosperità di un paese. Investire in un sistema formativo che abbraccia l’innovazione, può aiutare a creare una forza lavoro altamente qualificata, aumentare la competitività delle imprese e ridurre la disuguaglianza economica. Compito di chi si occupa della comunicazione è raccontare questi benefici, affrontando anche i temi scottanti dell’etica e della sostituzione uomo-macchina, affrontando le ortodossie che minano il progresso.

Nell'ambito degli approcci innovativi all’apprendimento, un caso interessante è rappresentato dalla collaborazione tra il Central Board of Secondary Education (CBSE) dell'India, l'Innovation Cell del Ministero dell'Istruzione e l'IIT-Bombay, che hanno creato il primo corso opzionale di pensiero e innovazione basato sul design, destinato alle scuole.

Il corso è stato introdotto per gli studenti di classe 6 (età compresa tra 11 e 12 anni). L'obiettivo è fornire agli studenti gli strumenti e l'esperienza necessari per affrontare i problemi utilizzando il processo basato sul design thinking, una metodologia che pone l'accento sulla risoluzione dei problemi in modo creativo ed innovativo.

Il corso ha avuto un notevole successo tra gli studenti e le scuole, tanto che il CBSE ha deciso di estendere il programma lanciando una nuova raccolta di libri di testo per le classi 7-12, a partire dal prossimo anno scolastico.

Gli obiettivi del corso sono molteplici: aiutare gli studenti ad acquisire competenze come il pensiero critico, la risoluzione dei problemi e l'innovazione, promuovere il loro sviluppo personale e la loro creatività, prepararli ad affrontare le sfide future e dotarli di competenze e conoscenze utili per il mondo del lavoro.

L'iniziativa rappresenta un esempio concreto di come l'innovazione nell'istruzione possa portare a risultati concreti e positivi. La metodologia del pensiero basato sul design è un'ottima opportunità per gli studenti di acquisire nuove competenze e sviluppare la creatività, in un mondo in cui la tecnologia e l'innovazione sono sempre più importanti. Inoltre, il corso rappresenta un'importante opportunità per colmare il divario tra il mondo dell'istruzione e quello del lavoro, fornendo le competenze necessarie per essere competitivi nel mercato globale del lavoro.

 


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Comunicare la tecnologia nel cambiamento globale

Nell’arco degli anni abbiamo visto il pendolo oscillare da un estremo all'altro. Dal boom delle dot-com degli anni '90 alla Grande Recessione del 2008, alla pandemia, alle Grandi Dimissioni e ora alla guerra e alla crisi energetica. Abbiamo toccato con mano come le cose possano cambiare rapidamente incidendo significativamente sui modelli di business e i comportamenti. Approfittando dell’enorme patrimonio di pensiero che anche quest’anno è stato condiviso dai leader del mondo a Davos mi è apparso chiaro che la sfida per noi comunicatori consiste nel comunicare efficacemente i cambiamenti attraverso una storia dell’organizzazione connessa al macro contesto ed in grado di guardare al futuro con pragmatica fiducia.

Ancor prima dell’econometria i fatti ci proiettano in un mondo i cui cicli economici sono compressi, con un profondo impatto anche sulla comunicazione. La nuova economia richiede un ritmo di comunicazione più veloce e connesso alle audience.

Di questo profondo processo di trasformazione il grande alleato è la tecnologia, non credo ci siano dubbi.

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E a proposito del ruolo centrale della tecnologia nel cambiamento, una rappresentazione molto efficace la fornisce il rapporto della mia Accenture presentato proprio a Davos: “Accelerating Europe’s path to reinvention”. Sebbene dallo studio emergano chiaro e forte le sfide del nostro tempo, parallelamente si respira, dati alla mano, la fiducia nel futuro e soprattutto grande consapevolezza che per tenere l’Europa a passo con il cambiamento la tecnologia fa la differenza in tutti i sensi.

Il rapporto mette chiaramente in evidenza i margini di miglioramento e come le aziende europee crescano a un ritmo molto più lento rispetto a quelle del Nord America e dell'Asia Pacifico ma restituisce anche l’immagine di un continente che sta progredendo, ma non basta. Nel 2023 e nel 2024, l'Europa registrerà una crescita dell'1,8% rispetto al +3,1% del Nord America e al +3,8% dell'Asia Pacifico. La differenza risiede quasi esclusivamente nello scarto di investimenti in innovazione tra i diversi continenti.

In sintesi, il modo migliore per raccontare la trasformazione mantenendo la massima fiducia nel futuro è spiegare come il fattore tecnologia giochi un ruolo centrale nell’economia di ecosistema contemporanea. Grazie a questa conoscenza, è possibile dipingere un quadro dell'economia più equilibrato e diversificato, e quindi argomentare in modo più convincente il motivo per cui le aziende dovrebbero continuare a seguire il loro percorso trasformativo per competere a livello mondiale e crescere in maniera sostenibile.


Armando Barone

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