La musica cresce grazie al digitale e ai nuovi talenti
La musica è la forma più universale di comunicazione: supera le barriere linguistiche, attraversa culture e tocca l’anima di chiunque la ascolti. Ogni melodia racconta una storia, ogni ritmo crea un legame, ogni nota esprime ciò che le parole a volte non riescono a dire. È un linguaggio senza confini, capace di unire persone diverse in un’emozione condivisa. La musica non è solo suono, ma dialogo: tra artisti e pubblico, tra passato e presente, tra sogni e realtà.
Il digitale ha trasformato la Musica
Negli anni '80, l’arrivo del CD aveva scatenato una schiera di detrattori convinti che la tecnologia avrebbe segnato la fine della musica. Secondo loro, la produzione in serie e la digitalizzazione avrebbero ridotto l'arte a un prodotto senz'anima. Oggi, quei timori si rivelano infondati: non solo la musica è sopravvissuta, ma ha trovato nuove strade per prosperare. In un paradosso affascinante, la trasformazione digitale ha persino riportato in auge il vinile, che si è trasformato in un prodotto di nicchia dal grande valore economico, contribuendo a creare un mercato dinamico e diversificato.
Il digitale ha aperto le porte a nuovi talenti
L’innovazione genera inclusione. Infatti a differenza di altri settori, il mondo della musica ha dimostrato una straordinaria capacità di intercettare talenti. Grazie alle piattaforme digitali, artisti emergenti spesso provenienti dalle periferie hanno avuto l’opportunità di farsi conoscere e di trasformare il proprio talento in un motore di business. È un fenomeno che pochi altri mercati sono riusciti a replicare con tale intensità.
Il mercato della musica in crescita
Parlando di valori la musica ha superato il cinema: nel 2023, i ricavi globali del mercato musicale hanno raggiunto i 45,5 miliardi di dollari, superando gli incassi cinematografici di 33,3 miliardi. Questo successo è stato trainato dalle piattaforme di streaming, che hanno rivoluzionato il consumo musicale. I guadagni delle etichette discografiche e degli artisti sono aumentati del 12% rispetto all’anno precedente, dimostrando l’impatto delle nuove tecnologie. Perfino band storiche hanno beneficiato di questa crescita: ad esempio i Fugees, si sono riuniti e gli ABBA hanno dato vita a quel capolavoro di Human+ Machine che è ABBA Voyage.
La Musica come grande laboratorio
Oggi, scoprire nuovi talenti è più accessibile che mai, e questo è particolarmente evidente nel mondo urbano, dove generi come la trap hanno dato voce a intere generazioni di giovani. Mentre in altri ambiti – come l’ingegneria o la tecnologia – individuare e valorizzare talenti richiede investimenti enormi e risorse complesse, la musica è diventata un laboratorio aperto. Una chitarra, un microfono e un software gratuito possono bastare per alimentare un sogno e dare inizio a una carriera.
Il fenomeno della trap generation, andando oltre le degenerazioni giustamente perseguitate dalle autorità competenti, rappresenta anche un esempio emblematico di come la trasformazione digitale abbia democratizzato il mercato musicale. Nata nelle periferie, questa corrente musicale si è affermata grazie a piattaforme come YouTube, SoundCloud e Spotify, che hanno abbattuto le barriere geografiche e sociali. Artisti come Sfera Ebbasta, Ghali, Geolier e tanti altri hanno costruito la propria carriera partendo da contesti spesso complessi. La trap non è solo musica: è anche storytelling, moda, cultura visuale, creando un ecosistema economico che coinvolge brand, produttori, e community locali.
La Musica abilita l'Innovazione
Questo ha permesso di attivare una filiera economica in grado di generare valore su più livelli. Dai produttori musicali ai creativi del marketing, dai manager ai tecnici del suono, il successo di questi artisti ha creato inclusione, opportunità lavorative e trasformato il mercato musicale in una macchina capace di generare business e innovazione.
Il mercato della musica è la dimostrazione tangibile di come la trasformazione digitale possa essere un acceleratore di creatività, talento e sviluppo economico.
La lezione che ci lascia è chiara: l’innovazione tecnologica non è un nemico, ma un’opportunità. Se gestita con intelligenza e visione, può trasformare anche i mercati più fragili in motori di prosperità, con un impatto positivo non solo sull’economia, ma anche sulle persone e sui territori. La musica, ancora una volta, ci mostra la strada da seguire.
Happy Music!
Il futuro del settore farmaceutico italiano: ricerca e giovani talenti
Il settore farmaceutico è in un momento di crescita globale soprattutto nel comparto biotecnologico e farmaceutico. La crescita del mercato è un’opportunità preziosa per trattenere e attrarre quei giovani talenti italiani che sempre più spesso lasciano il Paese alla ricerca di migliori opportunità professionali e di sviluppo. Secondo dati recenti, l’Italia continua a perdere numerosi giovani laureati in discipline scientifiche, che scelgono di trasferirsi all’estero attratti da posizioni più remunerative e da ambienti di lavoro maggiormente innovativi e stimolanti.
Una perdita di capitale inaccettabile per un Paese che sa che la salute è un settore essenziale ma anche una risorsa strategica su cui è vitale investire per la stabilità e la longevità del Paese. Le aziende farmaceutiche italiane svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere la popolazione in salute e nel ridurre i costi a lungo termine per il sistema sanitario. Questa consapevolezza ha stimolato anche il settore privato a sviluppare competenze e investimenti significativi per sostenere la ricerca scientifica e migliorare la qualità della vita.
Il settore farmaceutico e la "fuga dei cervelli"
Il settore farmaceutico italiano ha proprio ora la possibilità di assumere un ruolo cruciale per frenare la “fuga dei cervelli” e creare nuove opportunità di lavoro altamente qualificato per i giovani. Le aziende italiane potrebbero attrarre questi talenti puntando su salari competitivi, ma soprattutto offrendo progetti di ricerca ambiziosi, un ambiente di lavoro inclusivo e percorsi di crescita strutturati. In un contesto internazionale in cui competere per le menti migliori è sempre più difficile, la creazione di un ecosistema innovativo e orientato al futuro farà la differenza.
Investire in ricerca farmaceutica e biotecnologica è anche un passo strategico per tutto il Paese. Un sistema sanitario robusto, supportato da un settore farmaceutico forte, significa una popolazione più sana, una riduzione dei costi sanitari e una migliore resilienza di fronte a future emergenze sanitarie. La capacità di mantenere la popolazione in buona salute è diventata fondamentale non solo per motivi etici e sociali, ma per il benessere economico del Paese: più la popolazione è longeva e sana, più è produttiva e meno graverà sulle risorse pubbliche.
La necessità di comunicazioni mirate
Per attrarre giovani professionisti qualificati, le aziende farmaceutiche italiane devono adottare strategie di comunicazione mirate e intelligenti. Creare una campagna di talent recruiting efficace richiede un approccio multicanale che utilizzi social media, piattaforme professionali e media tradizionali, adattando il messaggio al target specifico.
Ecco alcuni suggerimenti su come le aziende possono ottimizzare la propria comunicazione per attrarre i migliori talenti:
Utilizzare un linguaggio inclusivo e motivante
Per i giovani talenti, la crescita personale e la possibilità di fare la differenza sono spesso più importanti del mero compenso economico. I messaggi di recruiting devono trasmettere la missione aziendale e l’impatto sociale del lavoro, evidenziando come i candidati possano contribuire direttamente al miglioramento della salute pubblica.
Raccontare storie di successo
Condividere casi studio di dipendenti che hanno trovato realizzazione all’interno dell’azienda è un ottimo modo per rendere tangibili le opportunità offerte. Video, articoli e testimonianze sui social possono dimostrare ai potenziali candidati che esistono reali prospettive di crescita e di carriera all’interno dell’azienda.
Sfruttare LinkedIn e piattaforme professionali
LinkedIn resta la piattaforma di riferimento per il talent scouting. Qui le aziende possono creare contenuti che mostrino l’innovazione e la ricerca continua come valori centrali, raggiungendo direttamente i profili di giovani con background accademico in settori scientifici.
Coltivare una presenza nei media
Articoli su testate scientifiche e giornali di settore che raccontino le sfide e i traguardi delle aziende italiane sono un modo per guadagnare visibilità e autorevolezza. Le aziende possono anche collaborare con università e istituti di ricerca per organizzare eventi e webinar che attraggano studenti e neolaureati.
Coinvolgere i dipendenti come brand ambassador
La voce interna dei dipendenti ha un valore inestimabile. Attraverso interviste, post e video, i collaboratori possono raccontare la cultura aziendale e dare un’immagine autentica dell’ambiente di lavoro, trasmettendo un messaggio di trasparenza e fiducia.
Il potenziale di crescita del settore farmaceutico italiano è enorme. Puntare sui talenti e sulla ricerca scientifica significa investire in un futuro più sano, più resiliente e più competitivo. Affinché ciò avvenga, è fondamentale che le aziende adottino una visione a lungo termine, integrando nella propria strategia di sviluppo l’obiettivo di rafforzare il capitale umano. La salute, come dimostrato negli ultimi anni, non è solo un settore strategico ma un pilastro fondamentale per la prosperità del Paese.
Il successo di Sinner e il valore della ricerca del talento
Proprio in questi giorni mentre il mondo dello sport celebra l'impresa del nostro Sinner, ripongo alcune riflessioni che più volte ho approfondito nei miei articoli.
Mi riferisco all'importanza che lo sport ha per il Paese, su più fronti: sociale, educativo, economico e di reputazione. L'ecosistema che ruota intorno allo sport italiano è colmo di opportunità e suo impatto potrebbe essere più rilevante. Perché investire in questo settore? Le ragioni ovviamente sono multidimensionali, perchè non solo riaccende la passione dei giovani praticanti e dei sostenitori ma genera anche ricavi che innescano economie virtuose.
In Italia l'osservatorio SportSystem ci aiuta a capire qualcosa di più, indicandoci un settore che mediamente, genera ricavi annui per quasi 100 miliardi di euro.
Investire nello Sport e valorizzare i Talenti
Per far ruotare il sistema sport verso il nuovo non basta focalizzarsi sul business nel senso tradizionale della parola, ma dobbiamo sviluppare un approccio laterale e olistico che parta innanzitutto dalla valorizzazione dei suoi talenti. È questo il mezzo più efficace per dare una nuova spinta e tornare a competere con le grandi potenze sportive. Un tassello fondamentale per questo rinnovamento è la valorizzazione dei talenti sportivi.
Anche la storia del campione altoatesino rappresenta come l'Italia è un Paese ricco di potenziali campioni, ma spesso questi giovani talenti non vengono identificati e sviluppati in modo adeguato.
Un primo passo importante per valorizzarli è quello di intensificare la presenza delle materie motorie nelle scuole e concepirle alla stessa stregua di altri insegnamenti che servono ad allenare la cultura degli studenti.
In questo modo, si darebbe a tutti i ragazzi l'opportunità di scoprire le proprie attitudini atletiche e motivazionali e di coltivarle fin da piccoli. Tacendo sugli evidenti benefici in termini di salute, fisica e mentale.
Il "talent scouting" diventa così un attività su scala nazionale, multidisciplinare ed inclusiva che può fare la differenza nel promuovere i giovani sportivi provenienti dalle tante "periferie" che rappresentano la società odierna. Non si tratta di avere un popolo di campioni, sebbene appaia ovvio che la percentuale di incidenza sarebbe destinata a crescere, ma di includere i giovani in un progetto di società sempre più disponibile ad accogliere, riconoscere e valorizzare il merito.
La storia e l'insegnamento di Jannik Sinner
La storia di Jannik Sinner è del resto una testimonianza evidente. Il giovane talento di un paese in provincia di Bolzano è arrivato a conquistare un prestigioso torneo del Grande Slam, consolidando la propria posizione di possibile numero 1 mondiale in uno sport, e un business, da anni dominato da campioni leggendari provenienti da paesi stranieri.
È un esempio di resilienza e determinazione, ma lo è anche di come un talento possa essere coltivato e valorizzato anche in piccoli centri. La riflessione da fare riguarda il fatto che l'Italia ha visto un proprio atleta vincere un torneo del Grande Slam dopo 48 anni dall'epica vittoria di Adriano Panatta a Parigi.
Nello stesso periodo la Spagna, ad esempio, si è aggiudicata 24 prove del prestigioso circuito. Un gap notevole che lascia intravedere una difficoltà del nostro sistema nel "talent scouting".
Quindi, appare necessario un impegno corale da parte di tutti gli attori del sistema sport per valorizzare il grande sentimento d'orgoglio nei confronti di Sinner in un progetto Paese a favore del talento. Solo con un lavoro di "squadra" sarà possibile costruire un futuro più roseo per lo sport italiano e per i nostri giovani.
Happy sport!
Rebranding della PA: la vera sfida per i Talenti
Nell'era dell'innovazione e della competizione globale, la Pubblica Amministrazione italiana sta affrontando una sfida importante: attrarre e trattenere i talenti necessari per compensare il turn over e per coordinare i progetti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Dopo decenni di comunicazione con il mantra di ridurre a tutti i costi il personale, la PA si accinge ad attirare nuovi talenti e ad affrontare un ambizioso processo di rebranding che mira a trasformarne l'immagine. Se questo sforzo collettivo dovesse riuscire, come dobbiamo augurarci, potrebbe portare a un mercato dei talenti radicalmente diverso da quello attuale, spostando nettamente gli equilibri in gioco, con l’ingresso di un nuovo attore pubblico che diventa un competitor per le organizzazioni private nel mercato del lavoro.
Il riposizionamento d’immagine in atto ha lo scopo di migliorare la brand image che i talenti e altri stakeholder hanno della PA, e di adeguarla alle esigenze e alle opportunità del contesto. E questo sembra a tutti gli effetti un rebranding proattivo, perché il cambiamento in questione rappresenta un’esclusiva opportunità di miglioramento della percezione.
Quindi, per competere con il settore privato e attrarre i talenti necessari per le operazioni chiave, la Pubblica Amministrazione italiana ha riconosciuto l'importanza di rafforzare il proprio brand. Il riposizionamento in corso mira a comunicare il purpose nel contribuire alle missioni del Paese previste dal PNRR in un momento di grande cambiamento e di segnalare i benefici affrontando di petto i bias che riguardano la PA e che per anni sono stati lasciati circolare senza contrapposizione.
La comunicazione senza dubbio gioca un ruolo fondamentale in questo processo di rebranding. Il dibattito sui media si è più volte acceso sulla trasparenza e la valorizzazione delle competenze presenti nella Pubblica Amministrazione italiana, sui salari e le possibilità di carriera.
Un vero e proprio cambiamento di paradigma: quando la PA italiana riuscirà a diventare più attraente, i giovani professionisti potranno guardare al settore pubblico locale e centrale come un'opzione di carriera altamente interessante, in grado di offrire stabilità, sviluppo professionale e un impatto positivo sulla società.
Sembra quindi che il settore privato avrà a breve un grande ed importante competitor in quella che viene definita ‘la guerra dei talenti’, che sia questo il trigger per accelerare gli investimenti in formazione, anche per la workforce attuale, da molto tempo teorizzati come necessari?
La fuga dei talenti nella comunicazione italiana: cause e soluzioni per il futuro
Non è un segreto che l'Italia sia da tempo alle prese con il problema della fuga dei talenti. Nonostante viviamo in un Paese incredibile, con una storia e una cultura ricche che lo rendono un luogo ideale per vivere, Il Sole 24 ore qualche giorno fa ha segnalato che l'8% dei laureati italiani lascia il Paese per cercare migliori opportunità all'estero, e questo fenomeno rischia di interessare anche il settore della comunicazione. Ma perché questo accade? E cosa si può fare?
Negli ultimi anni si è assistito a un aumento del numero di studenti che scelgono di frequentare corsi di laurea legati alla comunicazione. Un numero forse eccessivo che rimanda al tema del deficit nell’orientamento dei giovani, argomento che merita certamente un approfondimento separato.
In Italia, i laureati in comunicazione devono spesso affrontare una serie di sfide, tra cui la mancanza di opportunità di lavoro, i salari bassi e lo scarso utilizzo delle competenze acquisite durante gli studi nonché alcuni gap formativi su dei basic come ad esempio le lingue straniere. Questo scenario rende sempre più difficile per i giovani di talento costruirsi una carriera soddisfacente e gratificante nel proprio Paese.
Secondo i dati forniti da LinkedIn ed Eurostat, molti laureati italiani scelgono di iniziare la propria carriera all'estero. Le destinazioni più gettonate sono Germania (21%), Regno Unito (13%), Svizzera (10%), Francia (9%) e Danimarca (8%).
La ragione principale di questa tendenza è semplice: l'elevato tasso di disoccupazione giovanile. Sebbene l'Italia abbia tassi più bassi rispetto ad altri Paesi del Sud Europa come la Grecia o la Spagna, soffre ancora di alti livelli di disoccupazione giovanile (circa il 40%). Inoltre, molti laureati non riescono a trovare un lavoro che corrisponda alla loro qualifica. Questo contesto, unito al fatto che i salari medi e le possibilità di carriera all’estero sono sensibilmente più alti, è facile intendere il motivo per cui l’ipotesi di lavorare all'estero risulti sempre più attraente per i nostri ragazzi.
In un mondo alle prese con una spirale inflazionistica il tema salari diventa centrale nella “guerra dei talenti”. I giovani laureati partono attratti dalle migliori opportunità offerte all’estero, soprattutto in termini di retribuzioni e prospettive di carriera. All’estero c’è una minore incidenza del lavoro autonomo. Solo il 4,6% lo sceglie fuori dai confini nazionali, contro il 13% in Italia. Rapporto opposto per i contratti a tempo indeterminato: 51,8% all’estero, 27,6% in Italia. A pesare, forse più di tutto, è la questione economica. Chi si trasferisce, a uno anno dalla laurea, ha una retribuzione mensile di circa 1.963 euro mensili netti. Contro i 1.384 euro percepiti in Italia. A cinque anni, poi, quasi non c’è paragone. Oltre 2.350 euro all’estero, appena 1.600 in Italia. (Fonte: studio del Sole 24 Ore su dati Miur e Istat).
Per fermare questa tendenza, la fuga di laureati, l'Italia deve investire nella formazione e nel miglioramento delle competenze dei giovani tanto quanto nelle capacità di offrire maggiori opportunità e salari più vicini alla media europea. È senz’altro una sfida che il Paese può vincere cogliendo le opportunità che il PNNR offre di creare infrastrutture ed adeguare i servizi ed innalzare il quoziente tecnologico ai migliori standard, condizione necessaria per rimanere nella parte di Occidente industrializzato che compete sul valore.
Differentemente il destino è segnato, il fenomeno che abbiamo oggi finalmente riconosciuto diventerà strutturale e i nostri talenti naturalmente andranno nei paesi il cui mercato li accoglierà alimentando negativamente la spirale di perdita di competitività del Sistema Paese.
Happy Innovating!
Quando la Trasformazione fa rima con il Talento
La trasformazione ha dimostrato di essere una delle maggiori sfide che il mondo deve affrontare nei tempi moderni, avendo un profondo impatto sul benessere globale, sulla forza delle imprese, sulle economie e non per ultimo sulla vita quotidiana dei professionisti.
In una situazione come questa è comprensibile che due principali priorità aziendali siano la fidelizzazione dei dipendenti nell’era delle Grandi Dimissioni e l'aumento del ruolo sociale dell’impresa per garantire la crescita sostenibile dell’azienda stessa.
In tempi d’incertezza come questi è importante spostare il focus sulle capacità e soft skills di ogni individuo, qualsiasi sia il ruolo nell’ecosistema: cittadino, genitore, professionista.
E nel portare attenzione all’individualità diventa importante per ognuno di noi focalizzarsi sui propri punti di forza piuttosto che su quelli di debolezza.
Il professionista contemporaneo dovrebbe conoscere le proprie skills e forze per meglio usarle a favore di se stesso e dei colleghi con i quali lavora. Credo fortemente che il team perfetto sia quello dove ogni individuo conosce le proprie forze ma anche quelle dei colleghi con i quali condivide visione, operatività e risultati.
Un approccio basato sui punti di forza è unico e potente. Una ricerca di Gallup mostra che la chiave del successo è comprendere appieno come applicare i propri più grandi talenti e punti di forza nella vita di tutti i giorni. I ricercatori Gallup hanno anche esaminato decenni di dati sui temi delle prestazioni individuali e dello sviluppo personale. Gallup ha studiato più di 1 milione di team di lavoro, condotto decine di migliaia di interviste individuali e formato decine di migliaia di dirigenti, leader, manager e collaboratori individuali. Tutte queste ricerche dimostrano che la chiave del successo è comprendere appieno come applicare i propri più grandi talenti e punti di forza nella vita di tutti i giorni.
Quando scopriamo i nostri talenti, scopriremo anche le maggiori opportunità di eccellenza, successo e contributo. Saper manovrare le proprie soft skills secondo l’occorrenza costituisce la cassetta degli attrezzi del moderno membro di un team, che non è più un professionista fine a sé stesso ma dovrebbe saper interpretare un ruolo di leader vero e proprio e saper guidare la trasformazione. E puntando sulle nostre forze possiamo interpretare al meglio questo nuovo ruolo del professionista- leader.
Un team riesce a raggiungere una leadership in un contesto macro se e solo se ogni membro sviluppa una micro-leadership.
Per decenni siamo andati a lavorare sui punti di debolezza dei nostri team convinti che migliorare e migliorarsi significava ridurre il più possibile quel gap. Ma questo approccio allontana inevitabilmente dalle qualità e dai talenti che ogni persona si porta nel background, nel suo spazio naturale che costituisce vera forza per sé stesso, per i team e per l’impresa in senso più generale.
Anche se può sembrare un concetto astratto, il talento è invece connaturato alla natura stessa dell’uomo e la sfida è riconoscerlo e valorizzarlo. Questo permette non solo di scoprire e valorizzare il talento personale ma anche di riconoscere quello delle persone con cui lavoriamo, collaboriamo e interagiamo o incontriamo casualmente. Credo che questo approccio non riguardi solo le aziende, anche la scuola dovrebbe puntare sui punti di forza degli studenti anziché rilevare e fare leva sulle debolezze. In questo modo si rischia di perdere talenti per strada perché la fatica per una persona di ridurre il divario con le proprie debolezze è molta. Non dovrebbe essere così, la scuola può aiutare a far emergere le forze e il talento, istruendolo e facendolo sbocciare.
Uno dei motivi per cui il sistema educativo non riesce a far crescere molti talenti è che spesso si ha l’abitudine di guardare ciò che non va in uno studente, invece di mettere in risalto quello che di buono esiste già.
Tutto l’ecosistema dovrebbe cambiare un po' prospettiva e impegnarsi nell’interessante, e continua, scoperta dei nostri punti di forza (a partire dalla età dell’adolescenza). La valorizzazione e l’espressione dei talenti è un compito primario della scuola, dello sport e di tutte le realtà e comunità educative.
Crescere e svilupparsi - e ottenere il massimo ritorno sull'investimento individuale, di team e di azienda - è la sfida che deve muoverci tutti nessuno escluso verso il progresso, la trasformazione e la crescita sociale.
Happy Innovating!
La mia Accenture e il suo impegno al Sud Italia
Il nostro Paese è cresciuto più della media europea quest’anno, ha superato Francia e Germania e ben pochi paesi a livello mondiale sono cresciuti così. Eppure l’ecosistema della comunicazione sembra quasi snobbare questo risultato eccezionale. Eccezionale soprattutto perché dimostra le enormi potenzialità del tessuto produttivo italiano e degli italiani che hanno saputo e stanno ancora affrontando in maniera profittevole uno dei periodi più difficili della storia. Una qualità questa che andrebbero celebrata e valorizzata, dal momento che il 2023 si presenta altrettanto difficile.
La mia Accenture c’è. Abbiamo infatti deciso di intensificare l'impegno e raddoppiare la presenza nel Sud Italia creando, sulla scorta della bellissima esperienza avviata pioneristicamente prima a Napoli, dove abbiamo un Advanced Technology Center e un Cyber Security Center, poi a Cagliari dove esiste un polo tecnologico, due nuovi centri a Bari e Cosenza.
Con questo nuovo investimento puntiamo a raddoppiare il numero di talenti fino a 5 mila ed affiancare alle competenze avanzate in Sicurezza Informatica, Cloud, Intelligenza Artificiale quelle sull’e-health, Sostenibilità e i Dati. Ma non è quindi solo una questione di numeri. L’obiettivo infatti è creare anche intorno a queste città un ciclo virtuoso che possa coinvolgere tutti gli attori rendendo il territorio più attrattivo e migliorare la capacità occupazionale di giovani e meno giovani che potranno creare valore per il loro territorio d’origine.
Noi siamo certi che il divario Nord-Sud si possa superare a beneficio non solo del Paese ma anche dell’Europa, che con il Recovery Fund ha mostrato di avere fede nell’Italia.
L'innovazione crea ricchezza per tutto l'ecosistema.