La fiducia progettata, la nuova infrastruttura delle organizzazioni

La fiducia progettata, la nuova infrastruttura delle organizzazioni

La richiesta di trasparenza cresce continuamente. E la fiducia non è più qualcosa che si può confezionare e comunicare a posteriori: va progettata. La cultura e i processi interni di un'organizzazione stanno diventando una componente sempre più visibile del suo brand esterno. Gli stakeholder non cercano più solo prodotti o servizi competitivi ma anche coerenza nell'applicazione dei valori.

Gli smartphone hanno trasformato i cittadini in "giornalisti" in tempo reale, i social media hanno consentito a questi di connettersi istantaneamente con chiunque, aggregarsi e dare vita a movimenti di opinione capaci di influenzare aziende, istituzioni, mercati. La stessa dinamica si riflette nei luoghi di lavoro. Gli strumenti digitali permettono ai dipendenti di organizzarsi e discutere temi come retribuzione, inclusione, discriminazione o condizioni lavorative. E sempre più spesso queste conversazioni escono dalle mura aziendali, diventando pubbliche. Il risultato è duplice: da una parte il progressivo superamento delle culture organizzative gerarchiche, dall'altra una maggiore esposizione delle aziende. Le discussioni interne non restano più confinate nel perimetro aziendale: diventano rapidamente conversazioni, talvolta su scala mondiale.

In questo contesto la fiducia diventa fragile. E quando la fiducia si incrina, ricostruirla è molto più difficile che perderla.

La fiducia è diventata un driver economico

Nonostante il clima di incertezza, l'Edelman Trust Barometer conferma l'attenzione delle persone per i temi valoriali: il 63% dichiara di acquistare o sostenere brand basati sulle proprie convinzioni e valori, il 70% si aspetta che le aziende prendano posizione su questioni sociali rilevanti. La fiducia quindi non è più solo un fattore reputazionale, ma un driver economico che influenza decisioni di acquisto, fedeltà e attrattività del lavoro. In altre parole, competenza e carattere sono diventati inseparabili.

La Generazione Z, i manager del prossimo futuro, manifesta apertamente questa aspettativa. È una generazione cresciuta tra crisi economiche, scandali istituzionali e iperconnessione digitale. Per molti di loro la fiducia non è un presupposto, ma qualcosa che deve essere continuamente dimostrato. Non sorprende quindi che Gartner abbia identificato tra le principali tendenze della comunicazione nel rapporto "Top Communications Predictions for 2026: What Every CCO Must Know" il fenomeno del Truth Decay.

La fiducia progettata, la nuova infrastruttura delle organizzazioni
La fiducia progettata, la nuova infrastruttura delle organizzazioni

Truth Decay: quando la verità condivisa si erode

Truth Decay significa erosione della verità condivisa. Nel mondo digitale, informazioni e disinformazione viaggiano alla stessa velocità. Le persone si fidano più delle proprie community che delle istituzioni. I contenuti possono essere manipolati attraverso deepfake o sistemi di intelligenza artificiale. E sempre più spesso le narrative riescono a influenzare la percezione pubblica più dei fatti stessi. Per le aziende questo scenario crea una sfida enorme. Non basta più comunicare: bisogna essere credibili.

La reputazione è un asset strategico che si costruisce nel tempo attraverso coerenza, trasparenza, comportamenti verificabili e una comunicazione coerente. E qui entra in gioco la tecnologia. Se da un lato essa accelera la diffusione della disinformazione, dall'altro può diventare uno strumento per rafforzare la fiducia.

CollectivIQ, quando la tecnologia costruisce fiducia

Un esempio interessante arriva da CollectivIQ, una piattaforma sviluppata a Boston e lanciata nel marzo 2026 per affrontare uno dei problemi più discussi dell'intelligenza artificiale: l'affidabilità delle risposte generate dai modelli linguistici. Il sistema nasce da un'esigenza concreta. Molte aziende stanno integrando l'IA nei propri processi decisionali, ma i singoli modelli di intelligenza artificiale possono produrre risposte incomplete, imprecise o distorte. La soluzione proposta da CollectivIQ è semplice ma potente: invece di affidarsi a un solo modello, la piattaforma invia simultaneamente la richiesta dell'utente fino a 14 modelli di intelligenza artificiale diversi, tra cui ChatGPT, Gemini, Claude e Grok. Le risposte vengono poi confrontate, analizzate e sintetizzate in una risposta consolidata che tiene conto delle informazioni convergenti e segnala eventuali divergenze. In questo modo la piattaforma riduce il rischio di errore e aumenta l'affidabilità del risultato. A questo si aggiunge un altro elemento fondamentale: tutti i dati generati dai prompt degli utenti sono crittografati per garantire la sicurezza delle informazioni aziendali. Il modello economico, basato sul pagamento a consumo, consente inoltre alle aziende di accedere a più tecnologie senza vincolarsi a un unico fornitore. Il punto interessante non è solo tecnologico. È culturale.

Sistemi come CollectivIQ mostrano che la tecnologia può essere progettata non solo per aumentare l'efficienza, ma anche per aumentare la fiducia. Non si tratta semplicemente di rendere più potente l'intelligenza artificiale, ma di costruire architetture che rendano le decisioni più verificabili, trasparenti e affidabili.

La sfida per le organizzazioni: progettare la credibilità

In un'epoca di Truth Decay, questo diventa un fattore strategico. Perché la fiducia non nasce dalla perfezione. Nasce dalla possibilità di verificare. E proprio qui sta la sfida per le organizzazioni. La fiducia non può più essere costruita solo attraverso campagne di comunicazione. Deve essere incorporata nei processi, nei sistemi tecnologici, nella cultura organizzativa. Deve diventare progettazione.

In un mondo dove le narrative corrono più veloci dei fatti, la credibilità non si conquista con una dichiarazione. Si costruisce nel tempo, con coerenza. E sempre più spesso, anche con la tecnologia.


Includere i giovani conviene. Anche agli adulti

Includere i giovani conviene. Anche agli adulti

Nel dibattito pubblico, nei board aziendali, nei piani strategici delle istituzioni, si parla spesso dei giovani come di una categoria da “coinvolgere”, “ascoltare”, “avvicinare”. Ma raramente ci si ferma a riflettere sul perché farlo. Non dal punto di vista della giustizia sociale o della retorica dell’inclusione, ma da un’ottica di pura convenienza sistemica. Includere i giovani non è un favore che le generazioni adulte fanno a quelle più giovani. È un vantaggio competitivo, un’opportunità di rigenerazione, una scelta strategica che produce benefici per tutti. E che, se ignorata, diventa una zavorra per l’intero sistema.

Squilibrio tra dipendenti senior e giovani

I numeri parlano chiaro. Secondo i dati ISTAT 2025, circa il 30% delle imprese italiane presenta oggi uno squilibrio critico tra dipendenti senior e giovani under 35. Nelle micro-imprese questa percentuale sale oltre il 35%. Il rapporto “Giovani 2024” del Consiglio Nazionale dei Giovani fotografa una situazione ancora più preoccupante sul piano demografico, con l’Italia che ha perso quasi 3,5 milioni di giovani under 35 negli ultimi vent’anni. Un dato che ci rende ultimi in Europa per incidenza di questa fascia di popolazione. Se a questo si aggiunge che la disoccupazione giovanile resta intorno al 19%, con punte ben più alte nel Mezzogiorno, il quadro appare evidente. Non includere i giovani oggi significa trovarsi senza risorse domani.

Eppure la questione non è solo quantitativa. I giovani non portano solo competenze digitali o una maggiore dimestichezza con le tecnologie emergenti. Portano un diverso modo di interpretare il mondo, di valutare le priorità, di abitare la complessità. In un contesto segnato da cambiamenti rapidi, discontinuità e crisi ricorrenti, questo sguardo può rappresentare una risorsa preziosa per tutti. Per le imprese, per le istituzioni, per le comunità locali.

Riconoscere la diversità generazionale

Non si tratta di creare spazi di partecipazione simbolica, ma di aprire davvero i processi decisionali. Di riconoscere che la diversità generazionale produce valore quando viene trattata non come elemento decorativo, ma come ingrediente strutturale della governance. Troppo spesso, nei contesti professionali, i giovani vengono chiamati a osservare, a imparare, ad “assorbire esperienza”. Raramente vengono messi in condizione di esercitare agency, cioè di incidere davvero sui progetti, sui linguaggi, sulle scelte. È un errore che si paga due volte, perché si scoraggia il talento e si rinuncia a una parte del potenziale collettivo.

Molte organizzazioni lamentano una difficoltà a ingaggiare le nuove generazioni, ma non mettono in discussione i propri modelli comunicativi e organizzativi. Parlano ai giovani con codici superati, li coinvolgono in iniziative verticali, ne chiedono l’adattamento ma raramente offrono un ascolto autentico. È qui che entra in gioco la comunicazione inclusiva, intesa non come strategia di marketing, ma come approccio culturale. Una comunicazione che non infantilizza né idealizza i giovani, ma li riconosce come interlocutori completi, portatori di idee, sensibilità, urgenze. Una comunicazione che abbandona la retorica della “generazione Z” come oggetto da studiare, per trattarla finalmente come soggetto con cui costruire insieme.

Includere i giovani conviene. Anche agli adulti
Includere i giovani conviene. Anche agli adulti

Un cambio di paradigma che conviene alle aziende

Questo cambio di paradigma conviene. Conviene alle aziende, che oggi si trovano a competere per attrarre talenti in un mercato del lavoro sempre più fluido e instabile. Conviene alle istituzioni, che per recuperare fiducia devono mostrare di essere capaci di ascolto reale e di azione tempestiva. Conviene ai territori, che possono rigenerarsi solo se mettono al centro le energie e le competenze dei propri cittadini più giovani. E conviene anche alle generazioni più adulte, perché nessun sistema sociale o produttivo può permettersi di stagnare, di ripetere formule che non funzionano più, di escludere una parte della popolazione solo perché “ancora troppo giovane”.

Le ricerche confermano questa intuizione. Uno studio globale di Indeed e YouGov ha rilevato che il 71% dei lavoratori italiani ritiene che una forza lavoro multigenerazionale migliori significativamente l’atmosfera sul posto di lavoro. E l’81% dei datori di lavoro che può contare su un team intergenerazionale riconosce impatti positivi sulla produttività aziendale. Non si tratta di buone intenzioni, ma di evidenze misurabili.

La comunicazione di empowerment

La comunicazione di empowerment è l’anello che può connettere visioni diverse. È quella comunicazione che non si limita a informare, ma abilita. Che non pretende di spiegare tutto, ma crea spazio per l’espressione. Che non racconta un modello da seguire, ma costruisce un terreno comune su cui confrontarsi. È una comunicazione che chiede tempo, cura, coerenza. Ma è l’unica che può generare fiducia vera. E la fiducia, oggi, è la valuta più scarsa e più richiesta in ogni campo.

Includere i giovani non significa solo aprire le porte di qualche consiglio direttivo. Significa ripensare i meccanismi di accesso alle opportunità, riconoscere le barriere invisibili che limitano la partecipazione, accettare di mettere in discussione le strutture che hanno funzionato per decenni ma che oggi mostrano segni di logoramento. È un processo che può creare attrito, certo. Ma anche innovazione. Perché è proprio nella tensione tra ciò che è consolidato e ciò che emerge che nasce il cambiamento autentico.

Non esistono scorciatoie per attivare questo cambiamento. Esistono però segnali concreti, esperienze che funzionano, organizzazioni che stanno già percorrendo questa strada. Ci sono aziende che co-progettano prodotti e servizi con team intergenerazionali. Ci sono amministrazioni pubbliche che aprono spazi decisionali ai giovani su tematiche ambientali, sociali, educative. Ci sono movimenti civici e culturali che mettono insieme studenti, artigiani, imprenditori, professionisti per ripensare le economie locali. In tutti questi casi, la chiave non è la retorica generazionale, ma la costruzione di alleanze generative tra persone che vivono lo stesso presente da prospettive diverse.

L'inclusione è strategia

Serve quindi una rotazione verso il nuovo. Uscire dalla logica per cui l’inclusione giovanile è una concessione, un investimento a lungo termine, un gesto altruistico. L’inclusione è una strategia di sostenibilità del sistema. Un’organizzazione che non è capace di rinnovarsi è destinata a perdere rilevanza. E una società che non include i giovani oggi non avrà chi la guiderà domani.

In un mondo che cambia così rapidamente, il capitale più prezioso non è la tecnologia, né il capitale finanziario. È la capacità di apprendere e adattarsi. I giovani sono naturalmente più agili in questo, ma non possono essere lasciati soli. Hanno bisogno di essere coinvolti in modo autentico, ascoltati senza pregiudizi, responsabilizzati senza paternalismo. Hanno bisogno di comunicazioni che li mettano al centro non come pubblico da conquistare, ma come protagonisti da ascoltare.

Per farlo serve coraggio. Il coraggio di uscire dalla comfort zone delle proprie abitudini organizzative, di non avere tutte le risposte, di lasciare spazio. E di costruire, insieme, un presente che sia già futuro.


La comunicazione come leva di valore: il nuovo paradigma aziendale

La comunicazione come leva di valore: il nuovo paradigma aziendale

In un contesto di turbolenza economica e di trasformazione sociale, il valore non si misura più solo in termini finanziari, ma attraverso nuove modalità di partecipazione e scambio. Per le imprese che aspirano a prosperare, la chiave sarà ripensare il modo in cui comunicano e come coinvolgono il pubblico, trasformando i valori condivisi in autentico valore di business.

Oggi, la comunicazione non può essere un monologo; deve essere partecipativa, aperta, basata su uno scambio equo e significativo. I brand di successo sono quelli che parlano non solo di prodotti, ma di valori, e che offrono agli utenti modi innovativi per partecipare e sentirsi ricompensati.

I consumatori ridefiniscono il concetto di valore

I consumatori stanno ridefinendo il concetto di valore in un periodo di crescente incertezza economica. Con la Generazione Z sempre meno attratta dal lavoro tradizionale (il 49% ritiene che non soddisfi le proprie aspettative), stanno emergendo nuovi modelli per creare e catturare valore. Questo spostamento richiede che le aziende comprendano come l’impegno autentico e la partecipazione strategica possano tradursi in relazioni più profonde e in una fedeltà duratura.

Piattaforme di gaming e app social, ad esempio, stanno già sperimentando nuovi scambi di valore basati sull’attenzione. Giochi come Hamster Kombat su Telegram, che ha raggiunto 300 milioni di giocatori, dimostrano che la ricompensa per l’attenzione può diventare una moneta di scambio potente. Ma non si tratta solo di gaming: sistemi come il programma TYB di Glossier, che valorizza il coinvolgimento genuino dei micro-influencer, mostrano che l’autenticità è il nuovo asset più prezioso.

La comunicazione come leva di valore: il nuovo paradigma aziendale
La comunicazione come leva di valore: il nuovo paradigma aziendale

Perché adesso? La pressione sui consumatori e il ruolo della comunicazione

La pressione economica sta spingendo il 57% dei consumatori a effettuare ricerche approfondite prima di acquistare, considerando non solo il prezzo ma anche il valore futuro di rivendita o il supporto post-vendita. Questo fenomeno, unito all’ascesa dei lavori secondari (il 45% della Gen Z ha un side hustle), indica che i tradizionali flussi di reddito sono insufficienti. In questo contesto, la comunicazione aziendale deve andare oltre le metriche tradizionali e abbracciare modelli che premiano l’impegno e il talento.

Un esempio significativo è IKEA, che ha sperimentato il pagamento di salari reali per lavori virtuali, aprendo la strada a nuove economie parallele. Analogamente, MM:Berlin ha trasformato il feedback collettivo in una valuta riconosciuta. Questi casi dimostrano come la partecipazione possa diventare un asset scambiabile, ridefinendo le regole del valore economico.

Le nuove generazioni sono parte del dialogo

Le nuove generazioni non cercano solo prodotti; vogliono sentirsi parte di un dialogo, di una comunità. Per conquistare questa audience, le aziende devono adottare approcci che premiano l’attenzione e riconoscono le contribuzioni individuali. Non si tratta più di “vendere” qualcosa, ma di creare un ecosistema in cui il consumatore è al centro, valorizzato e ricompensato per la propria partecipazione.

La comunicazione non è più un mezzo, ma una leva per creare valore autentico. I brand che riusciranno a costruire sistemi inclusivi, che parlano attraverso i valori e premiano l’attenzione, non solo sopravviveranno a questa trasformazione, ma diventeranno leader del cambiamento. Ora è il momento di dimostrare il proprio valore.

Happy value!

 


learn tech armandobarone

Learn Tech: come innovare l'istruzione e il capitale umano

Negli ultimi anni è sempre più sentita la necessità di innovare il sistema educativo italiano. In un contesto di forte ritardo nell’alta educazione del nostro capitale, la Gen Z lamenta una scuola noiosa, poco capace di includerli nella didattica e lamentano che lo studio non serva realmente per affermarsi nel mondo del lavoro e guadagnare in maniera adeguata.

Queste affermazioni, seppur talvolta espresse con superficialità, racchiudono delle verità. Se a ciò aggiungiamo che esiste una correlazione diretta tra la qualità del capitale umano e la produttività del paese, allora ci rendiamo conto che siamo difronte ad una sfida che dobbiamo vincere.

Il Learn Tech, una nuova era per l'istruzione

Il Learn Tech, l’utilizzo delle tecnologie digitali a supporto del modello educativo, si pone come uno strumento che può invertire la tendenza e avviare un volano positivo.

Esso, infatti, può agire su più livelli. Prima di tutto può consentire agli studenti di cambiare il loro percepito nei confronti della scuola, coinvolgendoli con modalità di insegnamento più vicine alle loro abitudini.

Può inoltre contribuire ad elevare il quoziente tecnologico degli attori del comparto; aiutare la creazione di figure che vanno a colmare il “mismatch” domanda/offerta di lavoro.

Infine la combinazione di quanto espresso prima può contribuire ad aumentare la produttività del paese e, di conseguenza, i salari.

Il percorso appare tracciato. Si tratta di capire se continuare ad essere follower nell’adozione delle tecnologie. Oppure approfittare della congiuntura per invertire il nostro posizionamento.

L'IA generativa e il suo impatto sull'education

Anche qui l’Intelligenza Artificiale Generativa sembra essere determinante. Infatti, la GenAI impatterà il comparto dell’education in maniera importante, tanto che l'UNESCO si è affrettata a porre l’accento sull'urgente necessità di adottare una visione centrata sull'essere umano nell'integrazione dell'IA generazionale nell'istruzione.

Secondo l'organizzazione, solo 15 paesi al momento hanno sviluppato o stanno sviluppando programmi di studi sull'IA. Questo evidenzia la sfida globale che rappresenta l'integrazione delle nuove tecnologie nell'ambito educativo.

Si tratta di una sfida in cui l’Italia può differenziarsi facendo leva sulla migliore collaborazione pubblico-privato che il PNRR ha generato. Nonché sui capitali che esso prevede.

Ritengo che la comunicazione in questo scenario sia di importanza strategica.

Lungi da ogni oscillazione estrema, è fondamentale l’impegno per segnalare ad un pubblico sempre più allargato e ai principali stakeholder, i benefici delle tecnologie. E la necessità di instradarle in percorsi sostenibili a vantaggio della collettività nel suo complesso.

Happy Education!

 

 


genZ educazione finanziaria

Come sensibilizzare la Generazione Z all'educazione finanziaria

L’educazione dei nostri ragazzi non è meno importante dei grandi topic sul cambiamento: sostenibilità, transizione digitale e inclusione delle diversità. In un Paese come l'Italia, con un tasso demografico negativo e una popolazione sempre più anziana, il risparmio diventa un tema cruciale per le giovani generazioni. La Gen Z, che dovrà affrontare una vecchiaia in un contesto socio-economico più incerto rispetto a quello delle generazioni precedenti, avrà bisogno di risparmiare per garantirsi un tenore di vita adeguato. Molto interessante il focus de Il Sole 24 Plus di sabato 29 aprile dove è stata sollevata la questione del risparmio per i giovani, e in particolare per la GenZ, sottolineando l'importanza di sensibilizzare i nostri ragazzi a una cultura finanziaria sana.

Diverse ricerche di psicologia hanno dimostrato che già dai 5-6 anni si può cominciare a parlare di risparmio, anche perché questo concetto può essere legato non solo al denaro ma anche ad altre risorse finite come l’acqua, le piante e le fonti energetiche. Il futuro di ogni individuo su questa terra inevitabilmente passa attraverso la sua capacità di sostenersi finanziariamente. Allora, se è vero che l’appetito vien mangiando iniziare a consegnare alle persone sin dalla giovane età un po' di educazione finanziaria permetterà non solo di proteggere i loro futuri interessi ma di contribuire anche a plasmare un mondo migliore per tutti noi.

È nel compiere quest’importante opera educativa che tutto l’ecosistema dovrebbe esserne coinvolto: mondo finanziario, Istituzioni ma anche i brand che nell’era del purpose svolgono un importante ruolo.

A proposito di brand e del ruolo educativo in ambito finanziario, una recente survey di Ogilvy & Trend Media, ha rilevato che il 79% della Gen Z vorrebbe vedere i brand offrire maggiori opportunità di formazione, educazione e corsi di finanza personale attraverso i loro programmi di appartenenza o di fedeltà.

La cultura finanziaria risulta essere molto scarsa tra i consumatori della generazione Z. Il 79% dei consumatori di questa generazione e il 34% dei millennials considerano le finanze come la principale fonte di stress, e molti della generazione Z si sentono in colpa o pentiti per le spese effettuate, sensazioni che sono amplificate dalla natura impulsiva del commercio in-app. Inoltre, a causa del difficile clima economico attuale, i consumatori della generazione Z e dei millennials ritengono che la gestione delle finanze personali e l'economia domestica debbano essere le principali priorità dei programmi di studio delle scuole superiori.

Questo scenario meriterebbe una strategia di crescita sostenibile che possa guadagnare la fiducia delle Gen Z. Questo si potrebbe ottenere attraverso l'utilizzo di strumenti, prodotti e campagne che soddisfino il loro bisogno di sicurezza finanziaria.

genZ educazione finanziaria

Presidiare e guidare con l’educazione finanziaria rivolta ai giovani non solo è importante da un punto di vista etico ma probabilmente è quello che si aspettano da noi comunicatori i nostri ragazzi e le loro famiglie. Può essere particolarmente efficace aiutare le giovani generazioni con la comunicazione ad acquisire le conoscenze, le competenze e le abilità di cui hanno bisogno per avere un rapporto sano con il denaro.

Proprio i nostri ragazzi, nativi digitali sono più esposti a fake news e a flussi di notizie convogliate da fonti diverse, certamente non tutte affidabili. Per controbattere alle notizie false, spesso celate all’interno di canzoni trapper o tra i social media, è fondamentale una contro comunicazione Istituzionale trasparente, propositiva, risolutiva e soprattutto costruttiva. L'influenza dei social media e dei testi di musica trapper, che spesso promuovono uno stile di vita basato sul consumismo e sulle spese eccessive, può portare i giovani a pensare che il denaro sia un fine in sé, invece che uno strumento per raggiungere obiettivi concreti.

Per affrontare questo problema, è necessario aumentare la formazione finanziaria a tutti i livelli e sensibilizzare i giovani sulla necessità di imparare a gestire il proprio denaro in modo responsabile. È importante promuovere una cultura finanziaria positiva, che valorizzi la responsabilità, la pianificazione e la gestione oculata del denaro. Inoltre, è importante utilizzare i media e i canali di comunicazione, ciò può includere la produzione di contenuti educativi sui social media, la creazione di app per l'educazione finanziaria, e l'organizzazione di eventi e workshop sulla finanza personale.

Poi c’è anche un tema di una cultura finanziaria che è cambiata rispetto al passato, ed è importante che i giovani di oggi conoscano i principi anche della finanza etica e siano consapevoli delle opportunità che questa offre. Ciò può aiutarli a sviluppare un approccio più consapevole alla gestione del denaro e ad adottare comportamenti finanziari responsabili. Inoltre, può anche offrire ai giovani opportunità di lavoro e di carriera, in settori come l'imprenditoria sociale.

Interessante è la case study di 'From Pinning to Planning', una campagna congiunta di Pinterest e del fornitore di servizi finanziari Northwestern Mutual, che mira a dare potere agli utenti dei social media per realizzare le loro ambizioni di vita. Dopo aver risposto a un quiz basato sulla personalità, gli utenti di Pinterest vengono designati con una delle otto personalità (che vanno dalla sposa alla moda alla restauratrice creativa), con Northwestern Mutual che fornisce quindi consigli passo-passo per raggiungere i loro obiettivi. Attraverso la campagna, lanciata nel marzo 2023, i due partner sperano di demistificare la pianificazione finanziaria per i consumatori della generazione Z - il gruppo demografico in più rapida crescita su Pinterest.

Un ruolo importante nell’educazione dei giovani lo avrà anche l’intelligenza artificiale; infatti, le applicazioni finanziarie alimentate da AI stanno svolgendo un ruolo significativo nell'evoluzione del settore finanziario, migliorando il servizio ai clienti, ottimizzando i costi e offrendo nuovi prodotti di valore. L'AI sarà il principale modo di comunicazione tra la Generazione Z e le istituzioni finanziarie, e includerà tutto, dai chatbot alla rilevazione delle frodi all'automazione delle attività.

In conclusione, la distorsione del linguaggio finanziario che spesso si riscontra può avere conseguenze negative sulla cultura finanziaria dei giovani. L'importante è aumentare la formazione finanziaria e consegnare una comunicazione positiva, che valorizzi la responsabilità e la gestione oculata del denaro, aiutando così i nostri ragazzi a prendere decisioni finanziarie intelligenti e raggiungere i loro obiettivi nella vita.

Happy Innovating!


bisogni GenZ armandobarone

I bisogni della GenZ un′occasione per modernizzare la nostra società

La GenZ, il cluster di popolazione più ampia al mondo, è nata e cresciuta in un mondo fisico che rispecchia e incorpora il mondo online. È la generazione che ha trascorso quasi più tempo di vita online che nella vita reale. Quindi i nostri giovani hanno la velocità e l’accesso istantaneo ai servizi come parte del loro set dei desideri, non sono aspettative, come accadeva per le generazioni precedenti, ma veri e propri bisogni non derogabili.

Se vogliamo una società inclusiva e partecipativa dobbiamo quindi necessariamente riflettere la cultura delle generazioni più giovani anche nei servizi di cui hanno bisogno. È un argomento chiave per superare la sfida con il basso a livello di istruzione e la piaga dei ragazzi e ragazze che non studiano e non lavorano, cifra che oltrepassa i 3 milioni secondo l’Eurispes. Considerando che le proiezioni al 2033 dicono che nel nostro paese solo 6 milioni di giovani saranno in età di formazione è evidente che stiamo parlando di un tema determinante.

Le nuove tecnologie si stanno fondendo rapidamente online e offline, assicurando che i nostri ragazzi non siano mai completamente sconnessi. Tuttavia, non possiamo creare una realtà che disconosca il mondo fisico, i ragazzi vivono ancora nel mondo reale. Quindi, mentre l’ON-LINE ha più portata, velocità, scelta, stimoli, luoghi in grado di alimentare l'immaginazione, la realtà fisica, OFF-LINE, ha anche i suoi vantaggi: autenticità, bellezza, presenza sensoriale e fisica che l’ON-LINE  non può eguagliare.

La PA sta realizzando progetti importanti di digitalizzazione e tanto arriverà sulla scorta di quanto previsto dal PNRR, è fondamentale che questi siano fatti bene e comunicati adeguatamente.

La comunicazione è un asset fondamentale anche per creare un legame empatico tra le nuove generazione e la PA, oggi vissuta con un sentimento che oscilla tra l’indifferenza e l’ostilità.

bisogni GenZ armandobarone

L’esempio di PagoPa calza a dovere per ricordarci quanto l’importanza di avviare servizi pubblici digitali che possano essere fruiti sia on che off-line per un’esperienza “instant”, personalizzata e flessibile alle esigenze del singolo, siano strategici per la trasformazione del Paese. Viviamo nell’era in cui la tecnologica abbraccia qualsiasi area della vita umana, spinta da innovazioni veloci e a volte anche radicali.

Anche la Pubblica amministrazione si dovrà spingere sempre più forte verso questa transizione, e accelerare il ritmo avvicinandosi alla velocità dell’impresa privata per divenire più resiliente, facile e attrattiva. Aprire le porte all’innovazione per rendere moderno l’accesso ai servizi pubblici è una sfida collettiva, che tocca gli interessi di tutti.

A partire dalle Università, forse il luogo dove i giovani fanno maggiore fatica ad accettare la logica analogica alla sua base, in un mondo che negli ultimi due anni e mezzo è profondamente cambiato.

Progettare servizi per questo peculiare pezzo della PA vuol dire non solo accrescere la skill degli studenti, ma anche progettare esperienze di accesso e fruizione che tengano conto del cambiamento, per cercare di avvicinare gli obiettivi di studio al purpose personale – quello “scopo” che ogni giovane dovrebbe avere nella vita e che deve raggiungere attraverso un lavoro, delle competenze e un Sistema paese tecnologicamente  contemporaneo.

Happy Innovating!


GenZ armandobarone

Generazione Z, alcune best practise per conoscerla meglio

La Gen Z è un gruppo di persone nate tra il 1995 e il 2010. Si tratta della prima generazione di veri nativi digitali e costituisce quasi un terzo della popolazione globale, il che significa che è il segmento demografico più grande. Cresciuta durante il tumulto di una crisi finanziaria e della guerra al terrorismo, sullo sfondo della crescente digitalizzazione e della crisi climatica, la Gen Z è caratterizzata da un insieme unico di valori e ambizioni. Ma questo va oltre un'etichetta demografica. La Generazione Z può anche essere definita come uno stile di vita, una nuova forza trainante che modella la cultura e i comportamenti nell’atto di consumare, lavorare e vivere il tempo libero, che avrà un effetto a catena attraverso le generazioni.

La Generazione Z dà la priorità al lavoro autodiretto, flessibile e significativo rispetto a percorsi di carriera lineari e sicuri. Si prendono meno sul serio rispetto alle generazioni precedenti, si concentrano sulla creazione di comunità inclusive e si preoccupano del loro impatto sociale e ambientale. Questa generazione ha forgiato la propria identità all'incrocio tra online e offline e si sente a proprio agio nell'interazione attraverso meme, GIF ed emoji. Non hanno paura di usare il loro potere e le loro abilità digitali per esprimere e amplificare le loro opinioni sulle questioni che li riguardano. Una formula per conquistare questa audience? Concentrarsi sulla costruzione di comunità inclusive, abbracciare l'autenticità e l'individualità e dare la priorità a creatività, giocosità e spirito imprenditoriale.

Parlando di Gen Z e media, voglio condividere con voi alcune interessanti Best Practise.

3 best practise per capire la Gen Z

Informed

La prima è Informed con sede a Berlino che sta cercando di riguadagnare un po' di libertà di notizie dai paywall. Con le tariffe pubblicitarie che soffrono a livello globale e le aziende che si rivolgono ai paywall, Informed prevede di fungere da strato in cima a importanti notizie a pagamento e sta collaborando con fonti come The Economist, The Washington Post e Bloomberg. Il livello funge da 'playlist'; le fonti possono curare una selezione di articoli e opinioni che attireranno i lettori della Gen Z che potrebbero non essere in grado di permettersi abbonamenti alla pubblicazione originale. Infomed raggrupperà gli articoli da tali fonti negli elenchi di lettura e aggiungerà il proprio riepilogo delle notizie all'evento.

GenZ armandobarone

Gimi

La seconda è un’app di educazione finanziaria per bambini, Gimi che ha collaborato con ABN AMRO. L'app in co-branding, sviluppata in soli 90 giorni, consente ai giovani clienti della banca di età compresa tra i 7 e i 13 anni di gestire facilmente i propri soldi attraverso il proprio conto bancario connesso utilizzando Open Banking. L'app Gimi è disponibile in tutti gli app store ed è tradotta in inglese, svedese, norvegese e olandese, coprendo tutte le valute in tutta Europa. Coloro che vi accedono tramite ABN AMRO avranno accesso gratuito all'abbonamento Superskills Pro di Gimi, che in genere è di 2,99 EURO per bambino al mese.

Chill Time

L’ultima best practise della Gen Z è in contro tendenza e coinvolge Sprite che ha annunciato a maggio scorso il lancio di una nuova campagna Chill Time, incoraggiando il mondo a ripensare il tempo sullo schermo degli adolescenti come non tempo perso, ma necessario al relax. Sprite sfida il motivo per cui gli adolescenti vengono puntualmente interrotti con le cuffie e il telefono in mano. Quando un boomers legge un libro, viene per caso disturbato? La campagna afferma che la generazione Z è una generazione incompresa di appassionati del digitale e dei social appassionati del mondo che li circonda

La campagna ritrae adolescenti che arrivano a casa dopo una giornata faticosa, cercando di ristabilirsi, rilassarsi e godersi un po' di relax.

I cervelli della generazione Z si stanno, sempre più, adattando al loro mondo digitale e interconnesso, in cui sono immersi, più velocemente delle generazioni precedenti.

Happy Innovating!


Armando Barone

Privacy Preference Center