Dal medium al formato, come cambia la comunicazione nell'era mobile
Marshall McLuhan diceva che “il medium è il messaggio”. E per decenni quella frase ha spiegato perfettamente il modo in cui i media influenzavano la società. Ogni mezzo modificava linguaggi, comportamenti, percezione del tempo e relazioni sociali. Il medium, appunto, plasmava il contenuto.
Oggi però sembra che ci troviamo in una fase ulteriore di quell’evoluzione. Perché se nel Novecento il messaggio era il medium, nel 2026 il messaggio sembra essere diventato il formato.
Il contenuto è costruito per essere consumato
Siamo passati dal dominio del mezzo al dominio dell’esperienza di fruizione. Non è più soltanto importante dove un contenuto vive, ma come viene costruito per essere consumato. Verticale o orizzontale. Breve o lungo. Interattivo o lineare. Serializzato o statico. Il formato sta ridefinendo il modo in cui le persone attribuiscono attenzione, credibilità e coinvolgimento ai contenuti.
Ed è qui che iniziano ad emergere segnali molto interessanti anche fuori dai circuiti tradizionali dei media.
Ho intercettato uno spunto interessante che arriva dal Messico, dove nel 2026 è nata Drama Click, una piattaforma di streaming progettata interamente attorno a un concetto semplice ma potentissimo: il telefono non è più un secondo schermo bensì il primo. E se il device cambia, inevitabilmente devono cambiare anche grammatica, ritmo, struttura narrativa e modelli produttivi.
Il caso Drama Click
Drama Click non produce serie “adattate” al mobile. Produce contenuti nativi verticali, pensati per essere fruiti in movimento, in tempi brevi, dentro una logica di consumo continua e frammentata. Micro-drammi serializzati, costruiti attorno a storie quotidiane, emotive, immediate, in cui il pubblico possa riconoscersi rapidamente. Non è solo una questione estetica. È un cambio di paradigma.
Per decenni i media tradizionali hanno lavorato dentro un modello lineare: contenuto, distribuzione, audience. Oggi questo schema si è ribaltato. La distribuzione condiziona il linguaggio. Il linguaggio modifica il contenuto. E il pubblico non vuole più soltanto guardare: vuole interagire, commentare, partecipare, sentirsi dentro la narrazione.
È esattamente ciò che Drama Click ha capito.
La piattaforma non si limita a distribuire video. Costruisce un ecosistema relazionale attorno ai contenuti. Accorcia i tempi di produzione, velocizza il ciclo creativo, permette agli utenti di amplificare le storie attraverso i social e, soprattutto, parla fluentemente la lingua di una generazione per cui lo smartphone rappresenta il centro dell’esperienza mediale.
Ma il punto interessante non riguarda solo l’intrattenimento.

Come cambia la comunicazione corporate
Riguarda il modo in cui questo cambiamento sta ridefinendo l’intero concetto di comunicazione, anche nel mondo corporate.
Per anni le aziende hanno costruito i propri eventi, i propri contenuti e la propria comunicazione interna ed esterna seguendo una grammatica molto tradizionale: palco, speech, video recap, comunicato stampa, contenuto orizzontale. Un modello ancora efficace in alcuni contesti, ma sempre meno sufficiente per generare coinvolgimento.
Perché oggi il pubblico, soprattutto quello più giovane, non vive più la comunicazione come esperienza passiva. Vuole linguaggi più immersivi, frammentati, autentici e partecipativi. Vuole contenuti che sembrino appartenere al proprio ambiente culturale, non semplicemente adattati ad esso.
Ed è qui che casi come Drama Click diventano interessanti per il mondo degli eventi e della comunicazione aziendale.
Oggi un evento non vive più soltanto nel momento fisico in cui accade ma nella possibilità di essere destrutturato, reinterpretato, condiviso e distribuito attraverso formati compatibili con i comportamenti digitali.
Un keynote può diventare una serie di micro-contenuti verticali. Un panel può trasformarsi in storytelling distribuito. Un insight può vivere come frammento narrativo sui social molto più a lungo dell’evento stesso. E soprattutto: il pubblico può diventare parte attiva della propagazione del messaggio.
Questo non significa banalizzare i contenuti ma renderli accessibili. È una differenza enorme.
Il formato come scelta strategica
Per molto tempo il mondo corporate ha osservato i linguaggi dei social quasi con diffidenza, come se fossero territori separati dalla comunicazione “alta”. Ma oggi la distanza tra media tradizionali, creator economy, entertainment e comunicazione aziendale si sta progressivamente riducendo.
Il linguaggio verticale, rapido e partecipativo non è una moda estetica ma il riflesso di un cambiamento cognitivo e culturale profondo.
Le nuove generazioni processano i contenuti in modo diverso. Entrano nelle storie più rapidamente. Alternano continuamente attenzione e interazione. Premiano autenticità, immediatezza e riconoscibilità. E soprattutto distinguono immediatamente ciò che è pensato per il loro ecosistema culturale da ciò che è semplicemente “adattato”. Per questo il formato sta diventando strategico quanto il messaggio.
E forse la lezione più interessante che arriva da piattaforme come Drama Click è proprio questa: il futuro della comunicazione non appartiene necessariamente a chi produce più contenuti, ma a chi comprende meglio come le persone vivono i contenuti.
Dal timore all'opportunità, un ecosistema in continua evoluzione
L’intelligenza artificiale (IA) sta trasformando radicalmente il panorama digitale, creando un ecosistema dinamico dove accanto alle tradizionali Big Tech emergono nuovi player verticali sempre più specializzati. Questi attori, spesso startup, stanno ridefinendo il modo in cui vengono generati contenuti multimediali come video, immagini, musica, e persino i flussi organizzativi e di lavoro, aprendo la strada a innovazioni che influenzano ogni settore.
Accanto ai grandi player, che integrano l’Intelligenza Artificiale nelle loro suite di prodotti, si stanno facendo strada aziende più piccole e specializzate, capaci di rivoluzionare singoli segmenti di mercato con soluzioni mirate. Strumenti come quelli per la creazione di video generati da IA, software per il design automatizzato e piattaforme per la generazione musicale stanno modificando il modo di creare contenuti a tutti i livelli, rendendo accessibile a un pubblico sempre più vasto ciò che un tempo era prerogativa di esperti.
La "lunga coda" di Anderson
Il concetto della “lunga coda" di Chris Anderson è centrale in questa dinamica: le nuove tecnologie non servono più solo il mainstream, ma permettono di raggiungere mercati di nicchia, dando spazio a innovazioni specifiche che prima non avrebbero avuto un pubblico. Ogni player si concentra su un’esigenza particolare, proponendo strumenti su misura per esigenze specifiche, spesso ignorate o inaccessibili fino a pochi anni fa.
In questo nuovo scenario, l'AI sta avendo un impatto significativo sul mondo del lavoro. Secondo stime recenti, il 40% delle ore lavorative sarà influenzato dall’IA, generando grande attenzione tra i lavoratori, inclusi quelli della categoria dei "White collar". Questo scenario pone nuove sfide, ma anche opportunità, per coloro che devono adattarsi a un ecosistema che cambia rapidamente.

I comunicatori devono evolversi
In questo contesto, chi si occupa di comunicazione deve saper cogliere le opportunità offerte dall'IA. Da un lato, c'è un’urgente necessità di un "upskilling": i comunicatori devono evolversi con il nuovo ecosistema e padroneggiare gli strumenti emergenti che possono migliorare la produttività e la creatività. Dall’altro, devono rispondere a una crescente domanda di responsabilità. La comunicazione deve essere trasparente e puntuale, capace di affrontare due grandi tematiche: l’impatto positivo dell’AI su persone, imprese e società, e la formazione come chiave per cavalcare il cambiamento anziché subirlo.
La stessa tecnologia è un grande alleato della formazione e rappresenta una grande opportunità per aiutare i lavoratori e prepararli a questo cambiamento epocale. Il recente annuncio di Teodoro Lio, nuovo AD di Accenture Italia, a ComoLake24 va in questa direzione. La piattaforma LearnVantage presentata durante l’evento mira a supportare la trasformazione tecnologica nelle organizzazioni pubbliche e private, partendo dalla persona e dai sui bisogni formativi, creando un progetto altamente personalizzato.
L'IA non è un competitor
Nelle PMI, il 90% delle aziende italiane, l’AI viene spesso percepita come un competitor. Questa visione della tecnologia non fa altro che rallentare la trasformazione. Tuttavia, come ci insegna la storia, coloro che colgono le opportunità dell'innovazione possono progredire più rapidamente. È come quando fu inventata la ruota: mentre qualcuno ancora trasportava pesi sulle spalle, altri capirono che la ruota poteva farli muovere più velocemente e con meno fatica.
Per le imprese, grandi e piccole, il messaggio è chiaro: l'IA non è qui per sostituire l'uomo, ma per amplificare le sue capacità creative. Coloro che capiranno questo concetto e adotteranno la tecnologia con saggezza saranno i leader di domani.
L'IA e le opportunità che offre
Albert Einstein una volta disse: "Non possiamo risolvere i nostri problemi con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati."
Questa frase è straordinariamente rilevante nel contesto dell’IA. Non possiamo affrontare le sfide che questa rivoluzione tecnologica porta con noi con le stesse paure e resistenze che abbiamo messo in questi ultimi mesi. Se guardiamo all’IA solo come una minaccia, rischiamo di perdere le immense opportunità che essa ci offre.
Happy IA!


