Oltre il PIL, quando la comunicazione diventa governance
Per decenni il PIL è stato la bussola con cui abbiamo misurato il progresso delle economie. Un indicatore potente, semplice, comparabile. Ma sempre più in difficoltà nel raccontare la complessità che determina la qualità dello sviluppo di una società.
Perché il PIL non basta più a misurare il progresso
La riflessione che emerge dal progetto internazionale promosso dalle Nazioni Unite, a cui partecipa anche l’Italia, va esattamente in questa direzione: superare la logica di un unico indicatore economico e costruire una lettura più ampia del benessere collettivo. Non solo crescita economica, ma salute, lavoro, ambiente, qualità della vita, sostenibilità sociale.
È un passaggio che, paradossalmente, il mondo delle imprese ha iniziato ad anticipare da tempo.
Da anni le aziende producono bilanci di sostenibilità, report di responsabilità sociale, rendicontazioni ESG. Strumenti nati inizialmente come risposta di una crescente domanda di trasparenza da parte di investitori, istituzioni e cittadini.
Tuttavia nel tempo questi strumenti hanno fatto emergere una questione più profonda: il modo in cui un’organizzazione genera valore non può essere raccontato solo attraverso i numeri economici.
Un’azienda crea valore se produce risultati economici, certo. Ma non solo, anche quando costruisce capitale umano, genera innovazione, contribuisce allo sviluppo dei territori, riduce l’impatto ambientale e rafforza le proprie filiere.

Il valore multidimensionale: oltre i numeri economici
Tutto questo ad oggi è rimasto spesso in uno spazio parallelo privato, scollegato dalla dimensione nazionale e sovranazionale. Qui interviene il nuovo paradigma promosso dalle Nazioni Unite che vorrebbe consolidare e fare evolvere un approccio multidimensionale al valore.
È un percorso che porta ciò che oggi consideriamo comunicazione a diventare parte integrante della governance.
Quando la comunicazione corporate diventa governance
La comunicazione corporate diviene quindi un’architettura di senso a monte delle decisioni, non solo narrazione ma anche infrastruttura. Questo cambiamento non è solo culturale. È anche organizzativo. Significa ripensare il modo in cui le imprese misurano la propria performance e che la fiducia, oggi uno degli asset più fragili delle economie contemporanee non, si costruisce solo con i risultati economici.
In conclusione, il passaggio “oltre il PIL” proposto dalle Nazioni Unite non riguarda quindi solo le statistiche macroeconomiche. Riguarda il modo in cui interpretiamo il progresso. E, indirettamente, il modo in cui le organizzazioni raccontano e governano il proprio impatto. Se questo paradigma prendesse davvero forma, potremmo assistere ad un altro fenomeno interessante: molte delle accuse di “washing” che oggi attraversano il dibattito pubblico perderebbero terreno perché cambierebbe il quadro di riferimento.

