La fiducia è l'infrastruttura dell'IA, come costruirla davvero
La tecnologia non si ferma perché spesso la guardiamo in modo distorto. Il principio dovrebbe essere quello che la tecnologia si ferma solo quando smette di essere utile. E l’Intelligenza Artificiale, oggi, è utile abbastanza da continuare a entrare nei processi, nelle decisioni, nei servizi. La domanda quindi non è se arriverà. È come. E soprattutto: con quale livello di fiducia e di credibilità.
IA, oltre la disputa morale
Siamo ancora incastrati in un dibattito che assomiglia a una disputa morale. O la celebriamo come soluzione universale, oppure la trattiamo come minaccia esistenziale. In mezzo c’è la realtà: l’IA è uno strumento potente, imperfetto, veloce. Non è magia e non è un soggetto. Non “decide” da sola. Fa quello per cui è stata progettata e quello che le viene consentito di fare dentro un processo.
Per questo continuare a chiedersi se “fa paura” è una scorciatoia emotiva. La domanda utile è un’altra: cosa stiamo delegando davvero a questi sistemi? In quali punti del processo? Con quali regole? Con quale controllo? Perché la differenza non la fa l’algoritmo. La fa il contesto che gli costruiamo intorno, e la disciplina con cui lo teniamo sotto osservazione.
C’è un equivoco ricorrente: attribuire alla tecnologia intenzioni e poteri che non ha. Come se l’IA fosse un agente autonomo che “prende il controllo”. In realtà ci sono sempre scelte umane dietro. E proprio perché le scelte sono umane, la questione non è “tecnologica”. È organizzativa. È culturale. È politica, nel senso pieno del termine: riguarda il modo in cui distribuiamo potere, responsabilità e accountability.
Qui entra un punto determinante: la trasparenza. L’IA va trattata come un pezzo di infrastruttura: se incide sul risultato, deve essere dichiarata e spiegata. Non per burocrazia, ma per tenere in piedi fiducia e adozione nel tempo. La fiducia non è ottimismo. La fiducia è una struttura. Ed è una struttura verificabile. Sta in tre cose: chiarezza, responsabilità, misurabilità nel tempo.

Tre condizioni per la fiducia
Chiarezza significa dire cosa fa lo strumento e cosa non fa. Dove aiuta e dove sbaglia. Quali sono i suoi limiti. Soprattutto quali sono i limiti che non si vedono subito e che, proprio per questo, diventano costosi.
Responsabilità significa che qualcuno risponde delle scelte. Non “il sistema”. Non “l’algoritmo”. Qualcuno. Un ruolo. Un processo. Un presidio.
Misurabilità significa verificare nel tempo. Risultati, errori, distorsioni, conseguenze. Perché l’IA la valuti mentre lavora. E la fiducia cresce solo quando ciò che prometti resta coerente con ciò che misuri.
IA e l'esempio del recruiting
Un esempio basta a togliere teoria. Pensiamo all’IA usata per filtrare candidature ad una posizione lavorativa. Il beneficio è evidente: velocità, scalabilità, riduzione del lavoro ripetitivo. Ma il rischio è altrettanto evidente: se i dati storici riflettono abitudini e bias, il sistema li consolida; se ottimizza per “somiglianza” ai profili del passato, penalizza differenze e potenziale; se il processo diventa una delega totale, il giudizio sparisce. A quel punto non hai reso la selezione più efficiente.
La soluzione non è rifiutare lo strumento ma fissare condizioni operative: criteri dichiarati, controlli periodici, possibilità di contestazione, e una regola semplice che dovrebbe valere ovunque l’IA incida su persone. L’algoritmo può suggerire. La responsabilità resta umana.
Questo vale nel lavoro, dove l’IA non può essere introdotta come “novità inevitabile” lasciando le persone a interpretarla da sole. La trasformazione digitale non è un update. È una transizione. E una transizione senza formazione produce due risultati: resistenza e uso improprio. L’IA amplifica competenza quando la competenza esiste. Quando manca, amplifica il caos.
Vale anche nella scuola, dove vietare è la risposta più istintiva e meno efficace. L’alfabetizzazione tecnologica non è saper usare un tool. È saperlo interrogare, saperne riconoscere gli errori plausibili, capire cosa ottimizza, distinguere assistenza da delega. Se non insegni questo, costruisci due tipi di utenti: chi usa senza capire e chi rifiuta per principio. Entrambi fragili.
IA e le regole con infrastruttura
Poi c’è il tema delle regole, che spesso viene raccontato come freno. È una lettura superficiale. Regole chiare non bloccano la tecnologia. La rendono adottabile. Creano un campo di gioco e riducono l’ambiguità. Senza un perimetro condiviso, vince chi è più forte e paga chi è più esposto. E quando la percezione di ingiustizia cresce, la fiducia cala, l’adozione rallenta, la società si irrigidisce. Anche se la tecnologia continua ad avanzare, lo fa contro il tessuto sociale, non a favore.
Le riflessioni di chi insiste sul fatto che l’etica non sia un accessorio, ma parte della progettazione, vanno lette così: non come moralismo, ma come ingegneria della fiducia. Se una tecnologia influenza decisioni, mercati, comportamenti, allora i valori non arrivano alla fine come un’etichetta. Devono stare dentro il design, dentro la governance, dentro il modo in cui rendiamo conto delle scelte.
Una scelta che resta nostra
Alla fine la questione non è decidere se l’IA sia buona o cattiva. La questione è decidere che tipo di società vogliamo costruire con strumenti che accelerano capacità e concentrano potere. La paura produce polarizzazione. L’ingenuità produce abuso. La strada praticabile, più adulta, è rendere l’IA un’infrastruttura, non un culto.
Infrastruttura significa uso dichiarato, responsabilità esplicita, misurazione continua, competenze diffuse, regole comprensibili. Significa trattare la tecnologia come qualcosa che deve funzionare bene nel tempo, non come qualcosa che deve convincere oggi.
La domanda quindi non è se “il robot ci sostituirà”. La domanda è se stiamo costruendo le condizioni perché lavori per noi senza erodere fiducia, dignità e controllo. La risposta non sta nella macchina. Sta nel modo in cui scegliamo di costruirla e usarla.
AI Act e formazione: le norme UE per colmare lo skillgap
L’AI Act dell'Unione Europea rappresenta il primo quadro normativo completo sull'Intelligenza Artificiale (IA) a livello mondiale. Tra le disposizioni, l'articolo 4 sottolinea l'importanza dell'alfabetizzazione in materia di IA, imponendo misure per garantire che coloro che sviluppano e utilizzano sistemi di IA possiedano le competenze necessarie. Questo mira a garantire a tutti un accesso equo all’innovazione, oltre che assicurare che le tecnologie siano utilizzate in modo etico e trasparente.
L’Intelligenza Artificiale sta trasformando rapidamente il panorama economico e sociale globale, richiedendo un adattamento continuo da parte delle organizzazioni, governi, forza lavoro e consumatori. In questo scenario, la formazione e il reskilling diventano elementi chiave per garantire una crescita economica sostenibile e inclusiva.
Il tema infatti ha una fortissima accezione per il futuro del Paese e degli individui. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dell'Italia, ricorda che tra il 1999 e il 2019, il PIL italiano è cresciuto con un andamento molto meno sostenuto rispetto ad altre nazioni e indica come una delle cause principali sia l'incapacità di creare opportunità legate alla rivoluzione digitale a causa delle competenze inadeguate.

Approccio integrato per affrontare le sfide
Per affrontare le sfide poste da una tecnologia che evolve con cicli oramai inferiori ad un anno, è essenziale un approccio integrato che coinvolga tutti gli attori dell'ecosistema:
- Aziende: devono promuovere programmi di formazione continua per i dipendenti, assicurando che le competenze siano allineate alle esigenze tecnologiche emergenti.
- Istituzioni: hanno il compito di adeguare i cicli scolastici alla contemporaneità e creare politiche che incentivino la formazione e il reskilling, oltre a garantire un quadro normativo che promuova l'uso etico dell'IA.
- Consumatori: devono essere educati sull'uso dell'IA e sulle implicazioni etiche, garantendo una consapevolezza diffusa che permetta un utilizzo informato delle tecnologie e lo svilupparsi di un clima di fiducia.
- Forza Lavoro: è fondamentale che i lavoratori siano proattivi nell'acquisizione di nuove competenze, partecipando a programmi di reskilling e upskilling per rimanere competitivi nel mercato del lavoro e avere l’opportunità di sviluppare la propria professionalità.
La collaborazione per sfruttare la IA
Quindi, un approccio collaborativo sistemico è essenziale per sfruttare appieno le potenzialità dell'IA e costruire un futuro prospero e sostenibile.
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Il Learn Vantage di Accenture
Learn Vantage, lanciata negli Stati Uniti, è stata resa disponibile in Italia, primo paese europeo a poterla utilizzare.
Happy IA!


