L’importanza della comunicazione nella sicurezza informatica
L’ultima edizione della CyberTech Europe si è da poco conclusa e credo abbia definitivamente sedimentato il concetto di “Sicurezza by design”, ovvero la necessità di considerare la sicurezza informatica parte integrante dell’architettura tecnologica delle organizzazioni e non un’aggiunta da apportare semmai post emergenza.
Ed è un passo molto importante. Da addetto ai lavori mi sorprende ancora la poca attenzione sulla comunicazione, come collante per unire la lunga catena che riguarda il perimetro di attacco di una qualsiasi organizzazione che va dai propri fornitori, fino ai clienti finali passando per i dipendenti.
La comunicazione come asset strategico
Credo che parallelamente all’adozione delle migliori tecnologie, la comunicazione sia un assist strategico per creare un vero tabù rispetto alle regole da seguire per rendere la propria azienda sicura.
Perché sostengo questo? Quanti di noi adottano password veramente sicure?
I dati giustificano le notizie di cronaca che si susseguono: negli ultimi due anni, infatti, la situazione della cyber security ha subito un peggioramento significativo.
A maggio del 2024, ad esempio, sono stati registrati 283 eventi cyber, con un aumento del 148% rispetto al mese precedente, e 45 incidenti con impatto confermato (contro i 27 di aprile), secondo i dati dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
La centralità della sicurezza informatica
Questi numeri mostrano chiaramente che nei prossimi mesi e anni la sicurezza informatica sarà sempre più centrale nelle politiche pubbliche e private.
Il concetto di “tilt tecnologico” è essenziale per comprendere la portata del rischio. Si parla di tilt tecnologico quando l’equilibrio tra sviluppo tecnologico e sicurezza si rompe, causando un cortocircuito che può esporre aziende, istituzioni e cittadini a vulnerabilità critiche.
Questo fenomeno emerge quando l’innovazione tecnologica procede a un ritmo tale che le misure di sicurezza non riescono a stare al passo non solo per mancanza di aggiornamento tecnologico ma per carenza culturale.

Come detto, per una comunicazione efficace della sicurezza informatica, occorre prima di tutto chiarire chi sono i destinatari. Quando parliamo di cyber security, lo spettro degli stakeholder è estremamente ampio: la questione riguarda indistintamente tutti, dal semplice cittadino/consumatore alle grandi imprese, alla catena dei fornitori, passando per le istituzioni statali.
Strategie di comunicazione personalizzate
Diventa quindi fondamentale focalizzarsi sul linguaggio che deve essere personalizzato per ogni target. Un altro aspetto importante è l’inclusività: la sicurezza informatica non è – almeno non solo – un fatto per tecnici quindi bisogna essere inclusivi considerando che in Italia solo poco più della metà della popolazione ha competenze digitali adeguate ma tutti possiedono almeno uno smartphone.
La comunicazione deve quindi diventare informativa, ma anche educativa, puntando su linguaggi accessibili e canali di comunicazione popolari.
All’interno delle imprese italiane non bisogna abbassare la guardia sulla formazione che deve essere continua per adeguare gli atteggiamenti al mutare del rischio e testare continuamente il livello di attenzione dei dipendenti. Non bisogna infatti dimenticarsi che gli hacker sono costantemente alla ricerca di nuove vulnerabilità, sviluppando virus e malware sempre più sofisticati.
Ecco alcune strategie da adottare
Per affrontare in modo efficace le criticità legate alla comunicazione sulla sicurezza informatica, è quindi necessario adottare strategie mirate. Ecco alcuni suggerimenti:
- Personalizzare i messaggi: la comunicazione deve essere adattata ai diversi tipi di pubblico. I cittadini, le piccole imprese e le grandi organizzazioni hanno esigenze e livelli di competenza differenti. Creare contenuti su misura per ogni gruppo aumenta l’efficacia della sensibilizzazione.
- Semplificare i concetti tecnici: è essenziale rendere il linguaggio della cyber security accessibile a tutti. Utilizzare esempi pratici, analogie e metafore può facilitare la comprensione di concetti complessi.
- Integrare la formazione continua: la sicurezza informatica non può essere trattata come una formazione “una tantum”. Le aziende devono implementare programmi di aggiornamento costanti per tutti i dipendenti e metterli alla prova;
- Utilizzare più canali di comunicazione: non limitarsi a un solo mezzo. È importante sfruttare diversi canali per raggiungere un pubblico più ampio e diversificato.
- Collaborazione tra pubblico e privato: la comunicazione sulla sicurezza informatica deve coinvolgere tutti gli attori dell’ecosistema digitale. Le aziende e le istituzioni pubbliche devono collaborare per creare una rete di protezione diffusa e condividere le best practice.
- Monitorare e adattare la strategia di comunicazione: le minacce informatiche cambiano rapidamente, e così devono fare le strategie di comunicazione. Monitorare costantemente l’efficacia della comunicazione e adattarla ai nuovi scenari è fondamentale per mantenere alta la consapevolezza.
L'esempio Cyber Aware in UK
Un esempio recente di campagna di prevenzione sulla cyber security è la fase primaverile della campagna “Cyber Aware” del Regno Unito, lanciata dal National Cyber Security Centre (NCSC) nel 2023.
Questa fase è stata rivolta principalmente a piccole imprese e ai lavoratori autonomi, con l’obiettivo di proteggerli da minacce come il ransomware e il phishing. La campagna ha enfatizzato due misure chiave di sicurezza: l’uso di password forti basate su tre parole casuali e l’attivazione dell’autenticazione a due fattori (2FA) per proteggere gli account email.
La campagna ha anche offerto strumenti gratuiti, come il Cyber Action Plan, che fornisce un elenco personalizzato di azioni per migliorare la sicurezza informatica, e il servizio Check Your Cyber Security, che analizza i dispositivi connessi a internet per rilevare vulnerabilità comuni.
Questa iniziativa è stata parte di uno sforzo più ampio per aiutare le piccole imprese, che rappresentano una porzione significativa delle vittime di attacchi informatici, a migliorare la loro resilienza e ridurre i costi legati a tali incidenti.
La comunicazione efficace è uno strumento essenziale nella battaglia contro le minacce informatiche.
Solo con una strategia inclusiva, comprensibile e continua possiamo mitigare i rischi del tilt tecnologico e costruire una difesa solida a livello nazionale.
Happy Communication!
Comunicare l’innovazione alimentare: ecco nuove strategie
Da tempo il settore alimentare sta vivendo un’evoluzione epocale. Il cibo non è più solo una questione di gusto e tradizione, ma si intreccia sempre più con temi cruciali come la salute, la sostenibilità ambientale e la capacità di rispondere al fabbisogno di una popolazione mondiale in costante crescita. Le sfide sono molteplici: garantire alimenti sicuri e nutrienti, ridurre l’impatto ambientale della produzione agricola, e innovare per creare soluzioni che possano soddisfare la domanda globale senza compromettere le risorse naturali e la biodiversità del pianeta.
Questi cambiamenti richiedono una trasformazione profonda nel modo in cui pensiamo e produciamo il cibo, spingendo le aziende alimentari a sviluppare tecnologie e approcci innovativi come la coltivazione verticale, la produzione di proteine alternative, la carne coltivata, l’agricoltura rigenerativa e l’uso di biotecnologie per migliorare le qualità nutrizionali degli alimenti.
Queste innovazioni rappresentano non solo una risposta alle sfide globali, ma anche un’opportunità per ridefinire il settore alimentare in un’ottica più sostenibile e orientata al futuro.
Il Made in Italy alimentare ha un’enorme opportunità di posizionarsi come leader nella trasformazione del mercato globale. Tuttavia, per non perdere il treno dell’innovazione, è fondamentale adottare strategie di comunicazione che sappiano valorizzare le innovazioni emergenti.
Educazione del consumatore
Presentare in modo chiaro i vantaggi delle innovazioni alimentari, come l’impatto positivo sulla salute e sull’ambiente, utilizzando un linguaggio semplice e accessibile. Ad esempio, la carne coltivata può essere descritta come una soluzione che riduce l’impronta ecologica e promuove la sicurezza alimentare. Educare i consumatori su come questi prodotti siano creati e sui benefici che offrono è essenziale per costruire fiducia e stimolare l’accettazione.

Innovazione della Delivery con New Media
Per coinvolgere i consumatori, è importante andare oltre la narrazione tradizionale e sfruttare tecnologie come l’intelligenza artificiale (AI) e il Metaverso. Le aziende alimentari possono creare esperienze immersive che permettono ai consumatori di esplorare l’origine e il processo di produzione della carne coltivata o di altri prodotti innovativi Made in Italy, ottenuti con tecniche sostenibili. Ad esempio, utilizzando la realtà aumentata, è possibile far “assaporare” virtualmente i prodotti o farli vedere in contesti locali e tradizionali, dimostrando come tecnologia e tradizione possano convivere armoniosamente.
Collaborazioni strategiche
Costruire alleanze con istituzioni, esperti e media è fondamentale per rafforzare la credibilità del messaggio e amplificare la portata della comunicazione. Per esempio, le imprese che lavorano sulla carne coltivata possono collaborare con università e centri di ricerca italiani per promuovere la loro innovazione come un contributo scientifico di avanguardia del Made in Italy. Queste collaborazioni dimostrano come l’Italia non solo valorizzi le sue tradizioni, ma sappia anche innovare e proiettarsi nel futuro.
Storytelling autentico e visivo
Utilizzare immagini, video e testimonianze reali per raccontare il percorso delle innovazioni alimentari, come la produzione di proteine alternative, permette di creare una connessione emotiva con il pubblico. Mostrare i volti dei produttori e degli scienziati dietro la carne coltivata, o raccontare la storia di come un piccolo produttore di olio d’oliva ha adottato tecnologie innovative per ridurre l’uso di acqua, rende l’innovazione tangibile e vicina al consumatore, rafforzando l’idea che il Made in Italy è sinonimo di eccellenza, non solo nella tradizione, ma anche nell’innovazione.
Per le aziende del settore alimentare italiano, l’innovazione rappresenta una grande opportunità per trasformare il mercato e guidare il cambiamento. Sfruttare nuove tecnologie e media per comunicare il valore di questi progressi è essenziale per posizionarsi come leader e non perdere terreno in un contesto globale in continua evoluzione.
La carne coltivata e altre innovazioni alimentari possono diventare il simbolo di un nuovo Made in Italy: uno che unisce tradizione, tecnologia e sostenibilità per rispondere alle sfide del futuro.
Happy Made in Italy!
Multinazionali made in Italy tra opportunità e successo: il caso Illy Caffè
Le multinazionali di quell’ampio comparto definito Made in Italy rappresentano una forza silenziosa ma estremamente dinamica all'interno dell'ecosistema globale delle imprese. Queste aziende, pur avendo dimensioni contenute rispetto ai giganti del mercato, giocano un ruolo fondamentale almeno su tre livelli: innovazione, crescita economica e competitività.
Operando in segmenti di mercato ad alta specializzazione, riescono a posizionarsi come leader nei loro settori, sfruttando al massimo la flessibilità e la capacità di adattarsi rapidamente alle mutevoli esigenze del mercato, spesso con un livello tecnologico superiore alla media del settore.
Il ruolo delle multinazionali nell'ecosistema economico
La loro importanza nell'ecosistema economico non va affatto sottovalutata. Queste aziende, centrate su prodotti di alta qualità, sono capaci di catalizzare innovazione non solo a livello tecnologico, ma anche in termini di modelli di business e strategie di comunicazione. Esse possono contribuire a muovere intere categorie merceologiche grazie alle loro iniziative. Inoltre, contribuiscono in modo sostenibile e significativo alla crescita delle economie locali, generando posti di lavoro e promuovendo una cultura imprenditoriale orientata alla qualità e alla vicinanza alle persone.
Grazie alla loro capacità di internazionalizzarsi pur mantenendo una forte identità locale, le multinazionali del Made in Italy fungono da ponte tra economie locali e mercati globali, arricchendo l'intero ecosistema con una visione imprenditoriale unica.
Parlando in questo articolo di multinazionali del Made in Italy, non posso non riferirmi a un’azienda che è anche motivo di orgoglio nazionale: il caso Illy.
Multinazionali di successo, il caso Illy Caffè
Illy Caffè è riuscita a costruire un brand mondiale grazie a una strategia di comunicazione raffinata e coerente. Pur operando in un mercato globale dominato da enormi corporation, Illy ha saputo differenziarsi grazie a un prodotto eccellente e a una comunicazione incentrata su qualità, arte e sostenibilità, conquistando così un posto di rilievo tra i brand premium price. Questo caso di studio esplora come la comunicazione abbia permesso a Illy di trasformarsi da azienda familiare a brand internazionale, esportando nel mondo non solo un prodotto, ma anche un’imprenditoria di eccellenza.
Fondata nel 1933 a Trieste, Illy Caffè ha costruito una reputazione per l'eccellenza del suo prodotto, rivolgendosi a un mercato dell’esperienza e a consumatori che cercano momenti di consumo di alta qualità. Partendo da un mercato italiano altamente frammentato, l’azienda ha adottato una missione che l’ha portata a promuovere nel mondo non solo il prodotto, ma l'intera esperienza del caffè come forma d'arte.

La sfida delle multinazionali Made in Italy
La sfida, comune a molte multinazionali del Made in Italy, è stata quella di comunicare efficacemente il proprio valore unico in un mercato internazionale dominato da grandi marchi con risorse finanziarie molto superiori. L'azienda doveva trovare il modo di posizionarsi come leader di qualità in un contesto complesso e competitivo.
I pilastri della Comunicazione
E così è stato! La comunicazione Illy Caffè ha costruito una strategia che si è basata su tre pilastri fondamentali:
- Branding basato sull'arte e la cultura: Illy ha collegato il suo brand all'arte e alla cultura, collaborando con artisti internazionali per creare collezioni di tazzine e packaging unici. Queste iniziative hanno posizionato il brand come sinonimo di stile e creatività, rendendo il prodotto non solo un bene di consumo, ma anche un oggetto di design e collezione.
- Forte impegno sulla sostenibilità: La comunicazione di Illy è fortemente incentrata sul suo impegno per la sostenibilità e l'eticità della filiera del caffè. L'azienda ha raccontato in modo trasparente il suo processo di approvvigionamento diretto dai coltivatori, sottolineando come la qualità del prodotto sia legata a pratiche agricole sostenibili. Questo ha rafforzato il legame con un pubblico sensibile ai temi ambientali e sociali.
- Espansione digitale e storytelling visivo: Illy ha utilizzato il digitale in modo strategico per raggiungere un pubblico globale, creando contenuti visivi di alta qualità e utilizzando piattaforme social per raccontare la storia del brand. Attraverso video, immagini e racconti dei luoghi di produzione, l'azienda ha creato un legame emotivo con i consumatori, facendo leva sul concetto di autenticità.
L'importanza della strategia
Risultati? Grazie a una strategia di comunicazione ben definita, Illy Caffè è riuscita a diventare un marchio riconosciuto a livello internazionale. La sua presenza globale è cresciuta significativamente, con una distribuzione in oltre 140 paesi e una rete di caffetterie che contribuisce a consolidare il brand e i ricavi. Illy è stata anche premiata per il suo impegno verso la sostenibilità, ottenendo certificazioni e riconoscimenti che hanno ulteriormente rafforzato la sua reputazione.
Questo caso dimostra che, per una multinazionale del Made in Italy, una comunicazione ben curata e focalizzata su valori distintivi può fare la differenza nella competizione globale. Illy, guidata da imprenditori illuminati, ha saputo raccontare una storia coerente e affascinante, legando il suo prodotto a concetti di arte, qualità e sostenibilità. Ha costruito così un brand che va oltre il caffè e che continua a crescere grazie alla sua capacità di comunicare in modo autentico e differenziato.
[L'immagine di copertina è stata generata usando un modello di intelligenza artificiale]
La sfida digitale: un percorso che riguarda tutti
Nel 1969, quando l'Europa venne collegata per la prima volta alla rete ARPANET, il mondo non aveva ancora compreso appieno la portata della rivoluzione digitale che sarebbe seguita. Oggi, il continente si trova a rincorrere gli Stati Uniti e la Cina nel campo dell'innovazione tecnologica. Eppure, guardando agli ultimi anni, possiamo dire di essere già avanti rispetto al recente passato.
La pandemia, infatti, ha dato un'accelerazione cruciale, insegnando a tutti che il digitale è “pop”: ha consentito agli anziani di comunicare con i propri cari, di tenere viva un’attività commerciale nonostante la serranda abbassata, di gestire un’organizzazione a distanza.
Il divario tecnologico da completare
Nonostante il passo avanti, il divario dell’Italia, e dell’Europa, con le altre potenze è ancora evidente. La trasformazione digitale offre possibilità straordinarie ma per scalare ha bisogno di una strategia che parta dal basso. Uno dei nodi principali risiede nella creazione di un ecosistema che non solo incentivi l'innovazione, ma la renda utilizzabile ai cittadini che non rifuggano dal digitale, come dimostra il successo della SPID o del Fascicolo Sanitario Digitale.
È fondamentale che tutti gli operatori del settore supportino una narrativa che renda l’innovazione un fatto vantaggioso e per tutti. Anche la regolamentazione deve essere parte di questa partita. Le regole sono necessarie, come abbiamo imparato osservando l’eccessivo liberismo che ha accompagnato lo sviluppo delle Big Tech e dei social media. Ma queste devono essere poche e chiare per le organizzazioni e per i clienti.

Serve una comunicazione positiva
Affinché ciò accada, serve una comunicazione positiva, chiara, semplice e coinvolgente. Le storie di innovazione devono diventare comprensibili, proprio come una canzone di Sanremo.
Non si tratta solo di sviluppare nuove tecnologie, ma di farle conoscere e di educare le persone a usarle. Prendiamo, ad esempio, l’intelligenza artificiale: è necessario formare milioni di lavoratori all'uso di queste tecnologie. Noi pensiamo che questa cifra non sia inferiore ai 9 milioni di persone: sarebbe utile che le persone fossero messe in condizione di capire il vantaggio di questa trasformazione, in termini di qualità complessiva del lavoro.
La sfida è anche culturale
La sfida è culturale, e come ogni grande rivoluzione, deve essere compresa e abbracciata da tutti i livelli della società. I governi europei hanno molto da fare per colmare questo gap, ma è cruciale che i cittadini e le imprese siano messi nelle condizioni di partecipare attivamente a questa trasformazione.
Il futuro digitale è un'opportunità senza precedenti per l'Europa. Sta a noi coglierla, rendendo l'innovazione un percorso di cui tutti possano essere parte.
Happy digital!
Leadership moderna, tra autenticità e purpose chiaro
In un contesto sempre più complesso e in continua evoluzione, il ruolo del Leader si è trasformato. Non è più sufficiente avere una posizione di comando: i leader moderni devono incarnare una presenza in grado di bilanciare autenticità e purpose in ogni aspetto della propria leadership.
La vera sfida per i leader è quella di coniugare la propria "presenza" con un allineamento profondo ai valori aziendali, creando una connessione autentica con dipendenti, partner e stakeholder. Il successo, anche economico, delle organizzazioni è sempre più ancorato ad un impegno autentico verso la mission aziendale, promuovendo una leadership inclusiva e focalizzata sugli obiettivi a lungo termine. In altre parole, oggi i Leader devono rappresentare qualcosa di più grande di loro stessi: devono incarnare la visione, la cultura e l’essenza dell’azienda che guidano.
Nuova Leadership, tra autenticità e purpose
Questa evoluzione del ruolo richiede una nuova consapevolezza di ciò che significa avere una "presenza esecutiva". Un Leader deve essere in grado di parlare e comunicare efficacemente in pubblico, mantenendo l'attenzione e la fiducia del suo pubblico, ma non solo. La capacità di ascoltare, capire e adattare i messaggi in base ai feedback degli stakeholder è oggi un aspetto cruciale. Essere autentici nel proprio approccio è un aspetto fondamentale per costruire fiducia attraverso le azioni.

In parallelo, il modo in cui un Leader si presenta e cura la propria immagine non è un dettaglio marginale, ma una componente essenziale della leadership contemporanea. L'aspetto fisico curato e la presenza durante gli eventi o le interviste, che fino a qualche anno fa erano considerati importanti, oggi sono reinterpretati alla luce di un contesto lavorativo che ha subito grandi trasformazioni.
L'attenzione è ora rivolta verso la cura dell'immagine digitale, la forma fisica come simbolo di energia e la capacità di adattarsi ai nuovi codici di abbigliamento e comunicazione informale. In un mondo in cui le interazioni digitali hanno preso il sopravvento, un leader deve essere in grado di navigare con sicurezza tra il mondo online e quello offline, costruendo una presenza coerente e significativa su entrambi i mondi.
Una nuova "intelligenza mediatica"
In un certo senso, possiamo affermare che il Leader contemporaneo deve sviluppare una nuova "intelligenza mediatica", in grado di fondere competenze tecniche e comunicative. Ogni apparizione pubblica, ogni intervento, ogni post sui social media deve essere parte di una strategia più ampia che rafforzi la percezione del brand e crei una narrazione forte e convincente.
Per essere davvero efficaci, i Leader devono saper "metterci la faccia" in tutti i contesti, mostrando non solo competenze e carisma, ma anche un impegno visibile e tangibile verso il cambiamento positivo. L'ascolto attivo, l'inclusività, la capacità di guidare con un purpose chiaro e l'abilità di mantenere un equilibrio tra la propria immagine e i valori aziendali sono tutte caratteristiche imprescindibili per il leader del futuro.
Il ruolo del Leader si è trasformato da gestore a ambasciatore di purpose. È una figura che deve creare fiducia, ispirare il cambiamento e garantire una leadership solida anche nella percezione delle persone che guidano l'azienda verso il futuro. Questa trasformazione è più di una tendenza: è il nuovo paradigma della leadership moderna.
L’intelligenza artificiale nelle scuole: verso l’educazione post digitale
È proprio di questi giorni la notizia che sta per iniziare una sperimentazione finalizzata ad introdurre nelle scuole italiane l’intelligenza artificiale generativa. La sperimentazione coinvolgerà 15 scuole e rappresenta certamente un'iniziativa significativa per il nostro sistema scolastico. Ci auguriamo che questa sperimentazione sia un primo passo verso una scuola capace di interpretare i bisogni della società post-digitale.
L’intelligenza artificiale è un vero e proprio driver d’innovazione capace di trasformare il sistema scolastico. La sua adozione può supportare non solo gli insegnanti, ma anche gli studenti, offrendo loro un’esperienza educativa personalizzata, inclusiva e capace di adattarsi ai ritmi di ciascuno studente.
L'impatto della IA sull'istruzione
Possono aiutare lo studente ad aumentare la produttività nell'apprendimento grazie anche alla capacità di organizzare e suggerire un metodo per preparare interrogazioni ed esami. Addirittura, lo studente potrebbe trovare l'utilizzo dell'intelligenza artificiale divertente, un verbo scomparso nell’esperienza degli studenti “nativi digitali”.
Preparare le nuove generazioni alle sfide anche del mondo del lavoro, che vedrà un sempre maggiore utilizzo di nuove competenze legate all'IA diventa cruciale per tutto l'ecosistema. Secondo stime della mia Accenture, l'Intelligenza Artificiale Generativa creerà oltre 2 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi anni e costituirà uno dei maggiori alleati per combattere gli effetti negativi dell’inverno demografico.
Il ruolo inclusivo della IA
Inoltre non dimentichiamoci il ruolo inclusivo dell'IA che attraverso l’uso di algoritmi di machine learning, permette agli insegnanti di identificare più facilmente le difficoltà degli studenti, per offrire interventi mirati e tempestivi. Inoltre, questa tecnologia può facilitare la gestione dei dati scolastici, ottimizzare l’organizzazione delle lezioni e persino suggerire nuovi approcci pedagogici.

Uno studio della Commissione Europea ha rivelato che 7 scuole su 10 a livello europeo prevede di ampliare l'uso dell’IA nei prossimi cinque anni, segnalando la volontà diffusa di utilizzare la tecnologia per migliorare l’efficacia dell’insegnamento. L'Estonia, in particolare, ha già introdotto l’intelligenza artificiale nei suoi programmi educativi con risultati promettenti, garantendo un apprendimento più personalizzato e migliorando i tassi di successo scolastico. Guardiamo il caso Baltico un po' più da vicino.
Scuola e IA, l'esempio in Estonia
Le scuole estoni utilizzano l’intelligenza artificiale e le piattaforme digitali su tutto il territorio nazionale. La tecnologia viene usata per supportare gli studenti nella didattica quotidiana con programmi iper-personalizzati, che tengono conto di punti di forza ma anche delle fragilità dei ragazzi. Questo approccio ha permesso di ridurre i tassi di abbandono scolastico e di migliorare il rendimento degli alunni, con un impatto positivo sull’intero sistema paese.
A nostro avviso, la promettente iniziativa del governo italiano dovrebbe considerare un ciclo di sperimentazione rapido per garantire la raccolta dei dati e valutare una diffusione più ampia dell'intelligenza artificiale nelle scuole. Un periodo di test, contenuto, preventivato e a scalare, per consentire di adattare più velocemente le soluzioni e implementarle su scala nazionale quelle vincenti. Il numero limitato di 15 classi appare idoneo per iniziare un percorso che via via dovrebbe coinvolgere il maggiore numero di scuole possibili e raggiungere l’intera platea in pochi anni.
Ritengo che l’avvio della sperimentazione annunciata dal Governo sia un passaggio fondamentale per garantire alla nostra nazione un ruolo di primo piano nell'educazione del futuro e risolvere alcuni problemi strutturali come il basso numero di specializzati e laureati e del conseguente mismatch tra domanda e offerta di lavoro.
Sport e società: una forza che va oltre le medaglie
Le recenti Olimpiadi di Parigi ci hanno regalato momenti di grande emozione, tenendo milioni di persone incollate ai loro schermi. Con 40 medaglie conquistate, gli atleti italiani hanno mostrato al mondo la loro determinazione, il loro talento e il loro spirito.
Guardare le Olimpiadi non è come assistere a qualsiasi altro evento; è un'esperienza che va oltre la competizione. È un viaggio emotivo, fatto di lacrime di gioia e di dolore, di vittorie e sconfitte, ma soprattutto di un’ammirazione profonda per le capacità umane. In questi momenti, è impossibile non apprezzare il meraviglioso mondo dello sport.
Perché lo sport rappresenta una meraviglia così importante, ed è nostro dovere salvaguardarlo e svilupparlo ulteriormente?
Per rispondere a questa domanda, è fondamentale riconoscere le opportunità offerte e le criticità che dobbiamo affrontare. La stessa Costituzione italiana riconosce lo sport come una “difesa immunitaria sociale,” una metafora potente che esprime come lo sport agisca non solo sul corpo, ma anche sulla mente e sulle relazioni sociali, proteggendo e rafforzando il tessuto della nostra società. Questa funzione di coesione sociale è evidente in ogni campo di gioco, dove lo sport promuove inclusione, solidarietà e rispetto reciproco.
Un primo dato da considerare: il 75% delle medaglie vinte dall’Italia alle Olimpiadi di Parigi sono state conquistate da atleti provenienti dai gruppi sportivi delle forze dell’ordine pubblico.
Già nel 1955 nel documentario "La palla è rotonda", Sergio Zavoli, offriva un ritratto significativo del calcio amatoriale giovanile nei campetti di periferia in Italia, concentrandosi sulla squadra piemontese Fiorio Sport. Zavoli metteva in luce la passione dei giovani giocatori e l'importanza della comunità e della solidarietà nello sport, sottolineando anche le sfide economiche e organizzative affrontate dalle piccole società sportive. Consiglio la visione di questo documentario, perché con la sua attenzione al ruolo educativo del calcio, ci ricorda quanto lo sport ancor più oggi possa essere un potente strumento di crescita personale e collettiva.

Nonostante le sue enormi potenzialità, lo sport in Italia è ancora frenato da diverse criticità, a partire dalla mancanza di infrastrutture adeguate, soprattutto nel Sud del Paese. Nelle prime tre classi delle scuole elementari, l'educazione motoria è affidata a maestre e maestri che, pur con la migliore volontà, non sempre possiedono la formazione necessaria per trasmettere l'importanza di questa disciplina.
Il Ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha recentemente sollevato un’altra importante questione: perché in Italia sembra che senza un grande evento sportivo sia quasi impossibile costruire nuove infrastrutture?
Limitare la creazione di infrastrutture genera un circolo vizioso che limita l'accesso alla pratica sportiva, impedendo l'emergere di nuovi talenti e riducendo l'efficacia dello sport come strumento educativo e sociale.
Cosa serve per fare cultura dello sport
Per fare cultura dello sport, è essenziale costruire sia la “letteratura” che i “luoghi” dove rappresentarla. Senza adeguate infrastrutture sportive, il nostro paese rischia di perdere il proprio futuro sportivo, proprio come un manto erboso senza acqua non può fiorire.
Questo problema è particolarmente evidente nel Sud Italia, dove su 403 atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi, solo 76 provenivano dal meridione.
Un dato che riflette una realtà incerta: le opportunità sportive non sono distribuite equamente nel nostro paese. Solo il 26% delle infrastrutture sportive si trova al Sud, e la maggior parte degli impianti è di proprietà privata, rendendo la pratica sportiva un lusso per pochi.
Senza accesso a strutture pubbliche, molti potenziali campioni non hanno la possibilità di emergere, creando, anche su questo versante, un ostacolo alla mobilità sociale.
Eppure il Sud ha generato grandi campioni, pensiamo a Pietro Mennea, con la sua straordinaria carriera e il record mondiale nei 200 metri nel 1980, rimane ancora oggi un simbolo di resilienza e talento, ma sappiamo tutti, lo stesso Mennea lo aveva raccontato più volte, che il suo percorso fu ostacolato da una mancanza di risorse che ancora oggi penalizza molti altri giovani.
Opportunità: lo sport come motore sociale ed economico
Quindi dovremmo essere tutti d’accordo che lo sport non è solo un toccasana per la salute, ma anche un potente motore sociale ed economico. Le discipline sportive di squadra, ad esempio, insegnano ai nostri giovani le competenze sociali necessarie per costruire relazioni significative, sia nella vita personale che nel lavoro. Inoltre, lo sport promuove valori essenziali come la competizione leale e la resilienza, qualità di cui la nostra società ha urgente bisogno.
La chiusura delle Olimpiadi di Parigi deve essere un trampolino di lancio verso il prossimo grande evento italiano: le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina del 2030. Questo evento rappresenta una straordinaria opportunità per un territorio già economicamente avanzato, in grado di dare slancio all'intero paese.
I grandi eventi sportivi presentano sempre sfide e rischi, ma le opportunità sono altrettanto grandi. Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina potrebbero generare un impatto economico significativo, con la creazione di infrastrutture pubbliche, l'incremento del turismo e la promozione del brand Italia a livello internazionale.
Concludo, e mi auguro che lo sport sia presto tra le priorità nelle agende dei grandi leader della politica, dell’economia e del sociale. Con investimenti adeguati e una riorganizzazione delle infrastrutture, possiamo creare un circolo virtuoso, una vera e propria "vitamina" per il benessere del paese. Lo sport può potenziare la crescita dei nostri figli, offrire soluzioni a chi vive nel disagio, creare una migliore cultura della salute, generare economia e perché no, aumentare le nostre medaglie alle prossime Olimpiadi, come ha saputo fare la Francia.
Happy Sport!
Il ritiro di Joe Biden, una lezione di leadership
Domenica 21 luglio 2024 è una data che entrerà nei libri di storia. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato il suo ritiro dalla corsa alle presidenziali del 2024.
Questa decisione è stata presa dopo una performance televisiva non all’altezza dell’incredibile curriculum del presidente americano.
Con oltre 50 anni di esperienza politica, Biden ha risollevato la più grande democrazia del mondo dopo i fatti di Capitol Hill del 2021, inanellando una serie di successi economici senza precedenti. Sotto la sua amministrazione, il PIL è salito del 3%, la disoccupazione è scesa ai minimi storici del 4%, i posti di lavoro sono cresciuti di 5 milioni e gli investimenti in infrastrutture hanno raggiunto i 1000 miliardi di dollari.
Un grande leader che ha saputo dimostrare il suo valore anche nel ritirarsi, compiendo un atto di enorme responsabilità, empatia e inclusività, nonostante la posta in gioco e la forte polarizzazione.
Da tecnici della comunicazione vogliamo porre l’attenzione sulla gestione della campagna per la rielezione di Biden che, a nostro parere, non è stata in grado di valorizzare l’“asset” Joe Biden.

La strategia di comunicazione, lungi dal valorizzare gli incredibili risultati sociali ed economici, è sembrata volere inseguire il proprio competitor, l’ex presidente Donald Trump, nei suoi punti di forza, mettendo in moto una macchina strategica che è deflagrata nel dibattito televisivo del 27 giugno.
L'azione del team del presidente Biden sembra quindi essere caduta nell’errore di elaborare una strategia da follower e di essere stata poco attenta ai “basic”. Ecco alcuni punti:
- Pianificazione puntuale e sostenibile: la pianificazione degli eventi deve essere contestualizzata, dettagliata e sostenibile.
- Preparazione all'evento con una checklist strategica: la preparazione dell’evento deve essere affiancata da una checklist strategica per garantire che il percorso di avvicinamento sia nella giusta direzione.
- Costruzione di una narrativa differenziante e strategica: creare una narrativa forte e unica che risuoni con il pubblico e distingua il leader dal follower.
- Media training: il portavoce deve essere in formazione continua e avere modo di simulare il proprio intervento per testare l’efficacia del contenuto e la presenza scenica.
- Monitoraggio continuo del feedback: analizzare continuamente il feedback ricevuto dal pubblico, dai media e dagli stakeholder per adattare e migliorare la strategia.
Happy leadership!
[Immagine di copertina di Gage Skidmore su Wikimedia Commons con licenza CC BY-SA 2.0.]
Nuovi KPI nella comunicazione post digitale
Il recente episodio che ha coinvolto Zlatan Ibrahimovic, ripreso mentre partecipava a un gioco omofobo con lo youtuber IShowSpeed, conduce a una riflessione sul rapporto tra il purpose delle aziende, la scelta del media mix e i KPI.
Purpose e KPI: un nuovo approccio
Le aziende post-digitali devono essere guidate da un purpose chiaro e integrato nel design organizzativo. Il purpose rappresenta, nell’azienda moderna, una componente centrale della governance organizzativa. La vicenda che ha visto protagonista il campione svedese rende attuale un interrogativo rispetto a scelte di comunicazione basate sui KPI tradizionali, spesso meramente quantitativi.
È nostra convinzione, invece, che in una società post-digitale le scelte di comunicazione debbano essere “certificate” con un nuovo rigore che gli attuali media mix, creati sulla base di KPI quantitativi, non riescono a fornire, generando scelte insufficienti per valutare l'efficacia della comunicazione e rischiose per l’azienda.

L'importanza dell'etica nella comunicazione
Appare sempre più evidente che l’ecosistema della comunicazione debba muoversi dalla comfort zone dei KPI quantitativi per sviluppare nuovi parametri in grado di rappresentare la qualità e l'impatto delle iniziative comunicative rispetto al purpose delle organizzazioni.
I driver per KPI post-digitali
Esistono almeno tre driver da considerare per la creazione dei KPI post-digitali:
- Engagement di Qualità: misurare l'interazione con il pubblico, valutando non solo la quantità ma anche la qualità delle interazioni.
- Impatto ESG: valutare il ROI delle campagne di comunicazione, pesando la loro capacità di promuovere la sostenibilità finanziaria, sociale e ambientale.
- Coerenza con il Purpose: monitorare la coerenza delle comunicazioni con il purpose aziendale, assicurando che ogni messaggio rafforzi i valori fondamentali dell'organizzazione.
Proprio qualche giorno fa, come membro del board di Comunicazione, ho partecipato all'evento "L’Impresa Comunicativa" organizzato da Assolombarda, dove è emerso come la comunicazione d’impresa sia sempre più centrale nella governance aziendale e nei processi decisionali. Appare quindi matura una riflessione su un set di KPI in grado di misurare questa nuova centralità della comunicazione.
Happy Purpose!
Accenture reinventa la Banking Conference con la TV
Nell’epoca post-digitale è fondamentale accompagnare i grandi temi legati del cambiamento con una comunicazione divulgativa e inclusiva: le tecnologie trasformative, il purpose e la sostenibilità.
A questo proposito credo che l’evoluzione dell’Accenture Banking Conference sia un esempio perfetto di come un evento tradizionale possa trasformarsi, salvaguardando il proprio DNA e attirando nuove audience.
A me piace parlare di rotazione verso il nuovo come concetto essenziale per rimanere rilevanti nel tempo.
La rivoluzione della conferenza tradizionale
La Accenture Banking Conference, giunta alla sua decima edizione, ha rivoluzionato il concetto di conferenza tradizionale, trasformandosi in un evento televisivo attraverso la fattiva collaborazione di Sky.
Questa evoluzione, in cui si è scelto di discutere del modello di banca aumentata dall’intelligenza artificiale, che abbiamo chiamato Prompt Bank, ha ampliato la portata dell’evento, permettendo di raggiungere un'audience più vasta e diversificata che riteniamo sia fondamentale includere nella conversazione circa le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.
Integrando elementi televisivi, la conferenza non solo ha mantenuto il proprio patrimonio d'immagine, ma ha saputo innovare, offrendo contenuti dinamici e coinvolgenti.
Un nuovo format ibrido
Questo format ibrido ha dimostrato come la comunicazione aziendale possa adattarsi e prosperare nel panorama mediatico moderno, rendendo le informazioni accessibili e rilevanti per un pubblico più ampio.

Quando un convegno e la televisione convergono, le loro caratteristiche si fondono per creare un'esperienza potente e coinvolgente. La televisione porta una produzione di alta qualità, accessibilità a un vasto pubblico e interattività in tempo reale, mentre l'evento mantiene l'autenticità, l'energia dal vivo e il networking. Questa sinergia amplifica la portata e l'impatto del messaggio, rendendolo più rilevante e accessibile.
Un esempio significativo in Italia è il Festival di Sanremo, che unisce musica dal vivo e produzione televisiva, creando un evento culturale di grande rilevanza.
Inoltre, questo format è un contesto perfetto per sedimentare sound bites, concetti complessi trasformati in brevi frasi che risuonano nel pubblico e diventano titoli sui media.
Mauro Macchi durante la Banking Conference ha creato un sound bite memorabile ed efficace dichiarando che "l'AI rappresenta la proteina per potenziare i muscoli delle aziende", sintetizzando efficacemente un concetto complesso in una frase potente.
Le caratteristiche di una conferenza televisiva
Quali sono in sintesi le caratteristiche di una Conferenza-Televisiva?
Formato Ibrido: combina elementi di conferenze tradizionali e programmi televisivi, con sessioni live e registrate.
Accessibilità: raggiunge un pubblico più ampio tramite trasmissione televisiva e streaming online.
Interattività: offre opportunità per il pubblico di interagire tramite domande in diretta, sondaggi e social media.
Produzione di Qualità: utilizza tecniche avanzate di produzione televisiva, con regia, montaggio e grafiche professionali.
Contenuti Dinamici: include interviste, panel, presentazioni, e segmenti video per mantenere alto l'interesse.
Rilevanza: affronta temi attuali e pertinenti, spesso con esperti di settore e figure di spicco.
Scalabilità: può essere facilmente adattata per diverse dimensioni di pubblico e tematiche.
Engagement continuativo: mantiene l'interesse del pubblico anche dopo l'evento tramite repliche, contenuti on-demand e sinergia con i social media.
Happy Conference!










