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Il flusso del pubblico nella Comunicazione dell′era del New Normal

Tutti amano le belle storyline. Il nostro pubblico non fa eccezione. Ma per raccontarne una bella, dobbiamo sapere che tipo di storia il nostro pubblico vuole ascoltare. E non è sempre facile capirlo, di certo i dati socio-demografici non riescono più da soli a darci indicazioni per coinvolgere.

Come specialisti della comunicazione vogliamo sempre capire nel dettaglio quali sono le esigenze degli stakeholder. A tal fine, cerchiamo di analizzare informazioni ed esperienza per tracciare un quadro corretto e indirizzare i messaggi. Questo ci aiuta a trasformare la comunicazione in un servizio e ad avere certamente più chance di essere rilevanti.

Mettere il pubblico al centro è quindi uno degli ingredienti fondamentali per creare storyline di successo.
La domanda che ci dobbiamo porre è, nell'evoluzione e nel cambiamento che viviamo, la strategia di approccio al pubblico di riferimento è diversa o rimane la stessa di qualche anno fa? È certamente cambiata.

Il modo in cui comprendiamo il mondo si è infatti trasformato radicalmente negli ultimi anni. Un tempo pensavamo alle persone in termini demografici, come l'età, il sesso e lo status sociale. Questo è ancora un modo utile per capire un grande gruppo di persone, ma non ci porta molto lontano quando cerchiamo di comunicare con empatia. Nell'odierno ambiente di comunicazione 24/7, siamo tutti bombardati da messaggi provenienti da ogni direzione e media. Il nostro pubblico di riferimento è da un lato immerso in una quantità di informazioni senza pari, dall’altro mostra l’esigenza di ricevere informazioni personalizzate, superando quindi anche il concetto di pertinenza.

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Esistono ed esisteranno sempre di più tool in grado di darci informazioni rilevanti sul target ma a mio parere questi dati non garantiranno mai la certezza di essere scelti come fonte. Bisogna fare un passaggio ulteriore. Cosa sappiamo veramente dei nostri stakeholder e qual è il modo migliore per entrare in contatto con loro?

La parola "empatia" deriva dalle parole greche "em", che significa in o dentro, e "patheia", che significa sofferenza. È la nostra capacità di sentire ciò che gli altri stanno vivendo, come se lo stessimo vivendo noi stessi. L'empatia non è solo la capacità di comprendere una situazione, ma anche di entrare in contatto con un'altra persona a un livello più profondo. È un'abilità che ogni comunicatore deve padroneggiare e come tutte le abilità può migliorare, se allenata.

Inoltre, dobbiamo considerare che Il ciclo di notizie dei media è cambiato radicalmente. Ci sono molti modi per esprimere la propria opinione e far sentire la propria voce, sia che si tratti di un giornalista che di un lettore. È importante che il contenuto “personalizzato” sia inviato anche attraverso il canale giusto.

Quando ci accingiamo a creare una strategia di comunicazione dobbiamo quindi considerare uno scenario ed un contesto dinamico, ricette buone per tutti i gusti non esistono più.

Il pubblico è fatto da individui che possono scegliere tra migliaia di fonti provenienti da infiniti canali. Dobbiamo quindi capire cosa li spinge, quali sono le loro esigenze e come vogliono ricevere le informazioni. La sfida è considerare l'esperienza delle persone come prima leva della comprensione.

Anche se mi occupo di comunicazione da molto tempo, trovo molto delicata questa fase e per niente semplice. Ma possibile se fissiamo bene gli obiettivi di analisi.

Quali domande quindi dobbiamo porci per capire meglio i nostri stakeholder?

1)    Come sono? Mettiti nei loro panni e prova a immaginare e descrivere la loro vita.

2)    Perché dovrebbero considerare il tuo messaggio? Cosa potrebbero ottenere dalla tua comunicazione?

3)    Qual è il loro bisogno? Fai sapere al tuo pubblico che li capisci e che puoi offrire una soluzione.

4)    Spiega chiaramente qual è la soluzione che proponi.

5)    Cosa vuoi che facciano? Assicurati che sia un’azione chiara da intraprendere.

6)    Come potrebbero resisterti? Cosa potrebbe impedirgli di seguirti?

Una case-study interessante quando parliamo di attenzioni e conoscenza dei valori e delle aspirazioni del pubblico è quella di Tik Tok.

TikTok Shop UK lancerà una nuova categoria di libri in collaborazione con la casa editrice HarperCollins e i rivenditori WHSmith e Bookshop.org. La mossa consente agli amanti dei libri di acquistare una gamma di titoli dei marchi dell'editore CGP Books, che ha un forte carattere educativo, senza uscire dall'app TikTok. La partnership, annunciata nel novembre 2022, attingerà anche alla rete di editori affermati di Bookshop.org come Bloomsbury Books e librerie indipendenti. Anche librerie come Ibadah London e Lowplex Books raggiungeranno un nuovo pubblico attraverso TikTok Shop. La notizia si basa sul successo di #BookTok, la comunità letteraria e di lettura di TikTok che è rapidamente diventata uno degli hashtag più popolari sulla piattaforma, raggiungendo ad oggi oltre 88 miliardi di visualizzazioni.


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L'empatia alla base della nuova Leadership

Le nuove sfide in epoca never normal mettono nelle nostre agende la priorità di un equilibrio tra empatia e obiettivi. L’attenzione alle persone e l’utilizzo di linguaggi, toni e azioni appropriate, rendono il ruolo della comunicazione e dell’informazione più importante che mai.

Capire e collegarsi alle persone diventa l’oro delle organizzazioni, e uno scarso utilizzo di questa variabile può portare a una mancanza di fiducia interna ed esterna.

Il termine “empatia” deriva dal greco “en-pathos”, che significa letteralmente “sentire dentro”: consente di percepire le emozioni e gli stati d’animo degli altri come se fossero propri e quindi di mettersi nei panni delle altre persone.

Ma cosa significa esattamente in ambito aziendale? Significa dotarsi di una buona dose di intelligenza emotiva e dare priorità alle persone e al loro benessere. Agire in modo autentico e ruotare intorno al reale valore dell’azienda: i suoi dipendenti, i suoi clienti, i suoi partner. Questo può sembrare banale, ma ciò che all’apparenza è semplice non è scontato da eseguire.

Del resto, le tecnologie digitali hanno accelerato il bisogno di empatia. TikTok si è fatto un nome come spazio per contenuti non filtrati e autentici, dove le persone si possono esprimersi in un modo diverso. Sempre più applicazioni decentralizzate (grandi e piccole) consentiranno alle persone di interagire e scambiare informazioni direttamente tra loro, eliminando la necessità di un intermediario.

Già prima della pandemia l’esperienza contava più di ogni altra cosa nei mercati. Non è un caso che in questo ultimo quinquennio si è parlato assiduamente di economia dell’esperienza. Velocità, esecuzione, ingegnosità oggi non possono fare a meno di un approccio empatico in ogni interazione.

Il modello “empathic oriented”  è diventato centrale per affrontare il prossimo decennio di transizione digitale. È un allontanamento radicale dal passato e rappresenta la via per il futuro. Le aziende del nostro Paese attraverso questo modello consentono un'ondata dal basso di idee ed entusiasmo per affrontare con fiducia, sicurezza e collaborazione le sfide dell’innovazione in continua evoluzione.

Quando ci impegnano veramente a mettere la dimensione umana al centro, creiamo apertura nelle discussioni e aiutiamo a spingere gli stakehoder verso l’ottimismo, da sempre motore della crescita e antidoto all’incertezza.

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L’empatia ha un ruolo importante anche nella leadership per guadagnarsi il permesso e l'energia di guidare e ispirare team di lavoro. Quindi cosa significa questo per un team leader? Significa guidare il tuo team in un modo che faccia sentire tutti i membri fiduciosi nel proprio contenuto e compresi. Si manifesta con un ascolto attivo che permette di uscire dagli schemi mentali e accogliere apertamente anche punti di vista molto diversi dal nostro.

Un approccio così in azienda non è determinante solo per le relazioni interne, ma anche per il business. Secondo diversi studi, la maggior parte dei consumatori dichiara di evitare l’acquisto di prodotti o servizi da un’azienda percepita come scarsamente empatica.

D'altronde, questo è alla base del moderno consumo, infatti per conquistare l’attenzione di un acquirente occorre, entrare in sintonia con le necessità e le sue emozioni per offrire un’esperienza emotiva positiva.

Ecco 4 consigli per utilizzare un approccio “empathic oriented”  al centro dei processi aziendali:

  1. Riconoscere che sono le persone a fare la differenza nella qualità dei processi e metterle nelle condizioni di lavorare con un livello di benessere massimo;
  2. Incentivare la comunicazione interna, stimolare momenti di confronto in tutti i dipartimenti. Sviluppare piani interni che facciano leva su una strategia della comprensione;
  3. Attivare sportelli e punti di accoglienza solidali direttamente in azienda affinché qualsiasi dipendente possa ricorrere e chiedere aiuto in qualsiasi situazione difficile;
  4. Dare spazio alla creatività e alle idee come motore per far sentire ogni persona partecipe al risultato globale dell’azienda;
  5. Formare nuove competenze e arricchimenti di conoscenza per elevare il sapere personale in funzione del proprio benessere economico e di crescita professionale.

A proposito di empatia segnalo una campagna pubblicitaria di Barbie, i messaggi chiave sono: E se ogni individuo fosse più empatico? Ogni amico, più generoso? Ogni collega, più paziente? Ogni comunità, più inclusiva? E ogni leader, più comprensivo?". La campagna suggeriva che il mondo sarebbe un posto migliore se più bambini giocassero con le bambole, sviluppando abilità sociali ed empatia che svilupperebbero il loro “io” adulto. La campagna si basa su una ricerca commissionata dal brand, in cui il neuroimaging è stato utilizzato per esplorare gli effetti del gioco con le bambole. I risultati sono stati pubblicati nell'ottobre 2020 e hanno concluso che giocare con le bambole attiva regioni del cervello che consentono ai bambini di sviluppare capacità di elaborazione sociale e ragionamento empatico, anche se un bambino gioca da solo.


Intelligenza Artificiale Comunicazione armandobarone

Una nuova intelligenza artificiale che potenzia la Comunicazione

I progressi del machine learning e dell’intelligenza artificiale si stanno trasformando in utili applicativi rivolti a uomini e donne della Comunicazione d’impresa e non solo. Una nuova generazione di intelligenza artificiale si sta rapidamente facendo strada nel nostro mestiere anche tramite piattaforme open source, e questo inevitabilmente influenzerà in modo positivo gli specialisti della comunicazione.
Il caso di applicazione di un sistema d’intelligenza artificiale realizzato dalla mia Accenture messo a disposizione della redazione del Secolo XIX che avevo già citato qui, è uno degli esempi di lungimiranza verso l’innovazione a cui il mondo della nuova Comunicazione sta da tempo guardando. Accenture ha aiutato lo storico quotidiano a incorporare l’Intelligent Assistant nel sistema redazionale per un giornalismo che riesce a combinare qualità e scala, liberando capitale umano per i servizi giornalistici a maggiore valore.

Presto dovremmo abbandonare anche l’idea che la creatività e la fase di ideazione in comunicazione siano solo frutto dell’ingegno umano, questa nuova ondata di tecnologia promette di trasformare la comunicazione accorciando radicalmente o addirittura automatizzando il processo creativo. L'intelligenza artificiale generativa può produrre quasi magicamente testi completamente nuovi, immagini 2D e 3D, progettazione grafica, audio, musica, giochi, video, codici, etc. Tutto attraverso semplici e accessibili passaggi.

Mentre i precedenti servizi e app basati sull'intelligenza artificiale offrivano alle persone servizi di analisi e cura intelligenti (si pensi ai consigli sui film di Netflix), questi nuovi strumenti hanno come output la creazione intelligente di prodotti e servizi. La capacità di passare rapidamente dall'idea iniziale alla bozza finale non solo accelera il processo creativo ma alla fine, amplificherà l'espressione di sé, porterà più idee sul tavolo delle redazioni, delle agenzie e dei dipartimenti di comunicazione delle aziende e aprirà un mondo di possibilità.

Si potranno generare piani redazionali coprendo mesi di contenuti sui social media in pochi minuti.

Intelligenza Artificiale Comunicazione armandobarone

Il caso di Jasper è un esempio, aiuta a stimolare idee e creare facilmente contenuti in modo da garantire visibilità con didascalie intelligenti per Instagram, e alcune potrebbero essere anche piuttosto pungenti, pubblica articoli su LinkedIn, scrive sceneggiature video accattivanti per diventare virali su YouTube e TikTok.

Iniziare a creare con l'IA è entusiasmante o perlomeno curioso, nell'ultimo decennio l'intelligenza artificiale si è fatta strada automatizzando tutti i tipi di applicazioni e generando impressionanti rendimenti per le imprese.

L'intelligenza artificiale, incentrata sull'analisi dei dati e sulla creazione di previsioni, ha abilitato assistenti vocali, chatbot del servizio clienti, sistemi (quasi) senza conducente e motori di raccomandazione come la pagina For You di TikTok. Ora, una nuova generazione di IA è destinata a rimodellare ancora una volta il mondo e ad integrarsi nella vita quotidiana. I progressi nell'"IA generativa" - un termine generico per l'IA che analizza i dati esistenti e genera nuovi contenuti - è pronto a inaugurare uno tsunami di nuovi prodotti e servizi dirompenti in tutti i settori.

Per la maggior parte della storia della comunicazione d’impresa, lo sfruttamento del lavoro della creatività umana è stato fondamentale per creare ricchezza e valore nelle aziende. Ma in un'era postindustriale con sfide e soluzioni complesse e sistemiche, la crescita economica non può essere guidata solo dal lavoro fisico e culturale umano. Sono invece sempre più il risultato di idee creative ibride. Che si tratti della crescente importanza dell'innovazione o della proprietà intellettuale nel mondo degli affari o della mania della creazione di contenuti e della promessa di autoespressione nella crescente economia dei creators,  trovare idee innovative potrebbe essere l'abilità fondamentale nell'arena del business e l’IA è un grande alleato per tutti noi.

Le case study sono diverse alcune già operative e performanti, come quella di Heinz che utilizza l'intelligenza artificiale per progettare la creatività dei messaggi.

Il team di marketing di Heinz ha inserito una serie di suggerimenti generici relativi al ketchup in DALL·E 2 di OpenAI per vedere cosa sarebbe potuto accadere. L'intelligenza artificiale ha generato immagini incredibilmente dettagliate di bottiglie di ketchup in un'ampia gamma di stili (pop art, rinascimento, arte digitale...) e ambienti (immersioni subacquee, spazio cosmico...).

Una sorprendente comunanza? La maggior parte delle immagini ha adottato la forma e la scritta della bottiglia del marchio Heinz, spingendo l'azienda ad affermare che "anche l'intelligenza artificiale sa che il ketchup è Heinz" nella sua intelligente campagna pubblicitaria, lanciata nel luglio 2022. Secondo Heinz, anche i fan sono stati coinvolti condividendo i loro suggerimenti per i prompt delle immagini del ketchup, con le immagini migliori poi trasformate in post sui social e annunci stampati.

Il 92% delle grandi aziende ha riferito di aver ottenuto ritorni sui propri dati e sugli investimenti in AI, rispetto al 48% nel 2017. Date le enormi opportunità di automazione offerte dall'IA generativa, investire in questo cambiamento ora potrebbe portare a rendimenti significativi in ​​seguito.

Che si tratti di testo in immagine, -in-video, -in-audio, o generazione di testo, l'IA generativa è facile da usare e molto conveniente. La capacità di esternalizzare qualsiasi cosa, dal copywriting alla traduzione, dall'editing video, alla codifica e altro ancora, potrebbe aiutare la comunicazione e i comunicatori a crescere. Naturalmente, quando si parla di intelligenza artificiale, seguono (giustamente) conversazioni sullo spostamento del lavoro. Ma se capovolgessimo il punto di vista e rispondessimo a questa nuova sfida:

come possiamo fare lavorare l'IA a nostro favore?

Happy innovating!


presentazione senior executive

5 consigli per presentare in modo efficace ad un Senior Executive

Quante volte vi sarà capitato, leggendo articoli o libri, di scorrere con gli occhi o più semplicemente di sentire la parola C-suite? Se si lavora in ambito aziendale, credo infinite.

Ma quante volte quando dobbiamo fare una presentazione teniamo davvero in considerazione le esigenze di questo pubblico?

Sbagliare una presentazione per un Senior Director può essere antipatico e nel peggior dei casi compromettere l’accettazione o meno di un progetto o di un budget.

Sono persone che normalmente hanno pochissimo tempo a disposizione e devono prendere decisioni importanti per il bene dell’azienda. Quindi è fondamentale che la presentazione li metta in grado di prendere la miglior decisione nel minor tempo.

Lunghe presentazioni con grandi effetti a sorpresa non sono un modo efficace per catturare questa audience, anzi piuttosto si rischia di allontanarla. E’ importante raggiungere subito l’oggetto della presentazione - perché spesso l’opportunità di finire lo speech “ideale” non è reale. I Senior Director hanno un bisogno fisiologico di iniziare la fase di Q & A, molto prima di altre audience.

Quindi quando stiamo per confezionare la nostra presentazione con questa audience tenere in considerazione questi 5 step che ritengo fondamentali può fare la differenza:

presentazione senior executive

  1. Arriviamo subito al punto: impiegare meno tempo di quello che ci è stato assegnato. Se ci sono stati concessi 30 minuti, creiamo la nostra presentazione entro quel lasso di tempo ma è bene far finta che il nostro spazio sia stato ridotto a 15 minuti. Così ci costringeremo a essere sintetici e tener conto delle variabili a cui tengono i senior director: risultati di alto livello, conclusioni, raccomandazioni, e una call to action chiara e diretta. Questi sono i punti che dovremmo raggiungere in modo trasparente e semplice, lasciando altri topic in un back up ma pronti all’uso.
  2. Diamoli quello che vogliono davvero: stiamo focalizzati sulla priorità. Evitiamo di perderci. Se siamo stati invitati per argomentare un progetto particolare, è inutile aggiungere altri temi, incluse premesse olistiche. Ci hanno chiesto di fare questa presentazione perché sentono che possiamo aggiungere pezzi d’informazioni rilevanti, e aiutarli a chiudere specifici open point. Non bruciamo l’opportunità di essere rilevanti!
  3. Set Expectations: quando iniziamo la presentazione è importante far sapere alla audience che ci prenderemo 5 minuti dei nostri 30 per fare un riepilogo dei topic. Molti CEO resistono solo 5 minuti perché scalpitano dalla voglia di aprire subito la fase di Q&A. Questo accorgimento li mette in una situazione preventiva di relax ed evita eventuali interruzioni.
  4. Creare un executive summary slide: creare una overview chiara in pochissime slide che contenga tutti i topic e i relativi occhielli diventa strategico quando passiamo in rassegna le slide durante lo speech. Possiamo utilizzare anche la funzione d’inserimento in PowerPoint “collegamento ipertestuale” in modo che ogni topic sia collegato alle slide di approfondimento. Questa modalità ci è amica per gestire sia la fase di presentation vera e propria sia la fase di Q & A. Per una giusta proporzione, le slide di riepilogo dovrebbero essere circa il 10% del totale. Quindi se la tua presentazione è di 20 slide, abbiamo solo due slide che possiamo gestire come Executive summary. Se ci sono slide di maggior dettaglio, come Survey o altre informazioni utili, possiamo collocare queste supporting evidence in una sezione di back up/appendice in coda alla presentazione.
  5. Allenati: prima di presentare riguardiamo attentamente tutte le slides e condividiamole con un collega: il nostro messaggio arriva chiaro? Le slide di riepilogo sono intuitive o abbondano di testo? Manca ancora qualcosa alla presentazione che la audience potrebbe richiedere?

Tutte queste sono domande che possono rendere la nostra presentazione ad un C-level efficace e rilevante.

 

Happy Presentation!


comunicazione digital human

Quando la transizione digitale ha bisogno di human touch

La transizione digitale per generare valore ha bisogno di più human touch, ben lontano da scenari distopici utili per i copioni delle serie televisive.

Questo vale anche per i comunicatori dove l’ibridazione e i pesi del digitale con il fisico andrebbero ribilanciati. La parabola innescata dal moltiplicarsi delle piattaforme di comunicazione e dalla ricerca multicanale da parte delle persone di contenuti è probabilmente solo all’inizio della sua curva di crescita. In questo contesto quale atteggiamento deve avere il comunicatore nei confronti dei propri stakeholders esterni?

A mio parere bisognerebbe essere consapevoli che la narrazione della storyline deve avvenire non solo nei canali digitali ma anche in situazioni relazionali dove atmosfera, comunicazione non verbale ed empatia fanno ancora la differenza nel nostro mestiere e contengono il trust gap che è l’ostacolo numero 1 della nostra professione.

A detta ragione, la comunicazione “fisica” in presenza va rivalutata, soprattutto agli occhi dei giovani che si sono affacciati di recente alla professione, perché è importante quanto qualsiasi altra forma di comunicazione. Sebbene sia spesso sottovalutata, è altrettanto essenziale quanto poter parlare o ascoltare. È una soft skill fondamentale che va alimentata e allenata costantemente e credo sia fondamentale nel percorso di empowerment delle persone.

La cosa ha un riscontro pratico e non sorprende se ad esempio nel rapporto "Cision 2022 State of the media. Approfondimenti per i professionisti delle PR che vogliono attrarre l’attenzione dei giornalisti”, viene sottolineato che se non hai mai incontrato fisicamente un giornalista prima, contattarlo con altri mezzi non è un modo efficace per ottenere la sua attenzione.

 

comunicazione digital humancomunicazione digital human

Ecco 5 benefici che lo specialista della comunicazione può guadagnare da un utilizzo autentico e sistematico delle relazioni pubbliche:

  1. È più facile coinvolgere gli stakeholder. Quando stai conversando con qualcuno che non ti ascolta perché è distratto da altri obiettivi, la comunicazione digitale può essere ingombrante e inefficace. Potresti non avere la loro piena attenzione, o potrebbero semplicemente graffiare la superficie del messaggio che vorresti trasmettere. Per la stragrande maggioranza delle volte, è molto più facile coinvolgere le persone a vedere la tua prospettiva quando sei fisicamente di fronte a loro, magari accompagnati da un caffè. Non siamo una finestra di posta elettronica che può essere semplicemente chiusa e dimenticata. Puoi coinvolgerli, cambiare tattica e presentare il tuo messaggio in modo persuasivo!
  2. Connessioni più forti. La fiducia non si costruisce su un messaggio di testo. È improbabile uno stakeholder che non vede mai la tua faccia senta con te la stessa connessione di qualcuno a cui stringi la mano regolarmente. Ti sentono. Leggono le tue parole. Ma vederti crea una connessione che non può essere sostituita da nessun'altra modalità di contatto.
  3. Migliore comprensione non verbale. Non si tratta solo di parlare. C'è un'altra dimensione importante della comunicazione: il linguaggio del corpo. I segnali non verbali possono accompagnare e rendere più efficace il contenuto della tua storyline, e questo è un effetto che non puoi ottenere tramite e-mail, telefono o altri mezzi digitali. Il linguaggio del corpo può dirti come si sente una persona e come si sente riguardo a ciò di cui stai parlando. Può dirti se non sono sicuri del tuo piano. Se sono disattenti al tuo tono. Se la loro cordialità è sincera o solo un atto. Sulla base di segnali non verbali, puoi cambiare tattica in un tono, regolare il tono di voce o il linguaggio che stai usando
  4. Più rapido ed efficace. Che si tratti di parlare con il team o di comunicare con un influencer, faccia a faccia è semplicemente meglio. Potrebbero essere necessarie dieci e-mail per elaborare un dettaglio minore che potrebbe essere gestito in due minuti di persona.
  5. Si rafforza la comunicazione a due vie. Le persone sono più coinvolte e collaborative nei contesti faccia a faccia. Si esce dalla dinamica emittente e ricevente ma si è l’uno e l’altro nello stesso momento. Da questo scambio nascono idee e si capiscono meglio le relative esigenze.

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Quando la Trasformazione fa rima con il Talento

La trasformazione ha dimostrato di essere una delle maggiori sfide che il mondo deve affrontare nei tempi moderni, avendo un profondo impatto sul benessere globale, sulla forza delle imprese, sulle economie e non per ultimo sulla vita quotidiana dei professionisti.

In una situazione come questa è comprensibile che due principali priorità aziendali siano la fidelizzazione dei dipendenti nell’era delle Grandi Dimissioni e l'aumento del ruolo sociale dell’impresa per garantire la crescita sostenibile dell’azienda stessa. 

In tempi d’incertezza come questi è importante spostare il focus sulle capacità e soft skills di ogni individuo, qualsiasi sia il ruolo nell’ecosistema: cittadino, genitore, professionista.

E nel portare attenzione all’individualità diventa importante per ognuno di noi focalizzarsi sui propri punti di forza piuttosto che su quelli di debolezza.

Il professionista contemporaneo dovrebbe conoscere le proprie skills e forze per meglio usarle a favore di se stesso e dei colleghi con i quali lavora. Credo fortemente che il team perfetto sia quello dove ogni individuo conosce le proprie forze ma anche quelle dei colleghi con i quali condivide visione, operatività e risultati.

Un approccio basato sui punti di forza è unico e potente. Una ricerca di Gallup mostra che la chiave del successo è comprendere appieno come applicare i propri più grandi talenti e punti di forza nella vita di tutti i giorni. I ricercatori Gallup hanno anche esaminato decenni di dati sui temi delle prestazioni individuali e dello sviluppo personale. Gallup ha studiato più di 1 milione di team di lavoro, condotto decine di migliaia di interviste individuali e formato decine di migliaia di dirigenti, leader, manager e collaboratori individuali. Tutte queste ricerche dimostrano che la chiave del successo è comprendere appieno come applicare i propri più grandi talenti e punti di forza nella vita di tutti i giorni.

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Quando scopriamo i nostri talenti, scopriremo anche le maggiori opportunità di eccellenza, successo e contributo. Saper manovrare le proprie soft skills secondo l’occorrenza costituisce la cassetta degli attrezzi del moderno membro di un team, che non è più un professionista fine a sé stesso ma dovrebbe saper interpretare un ruolo di leader vero e proprio e saper guidare la trasformazione. E puntando sulle nostre forze possiamo interpretare al meglio questo nuovo ruolo del professionista- leader.

Un team riesce a raggiungere una leadership in un contesto macro se e solo se ogni membro sviluppa una micro-leadership.

Per decenni siamo andati a lavorare sui punti di debolezza dei nostri team convinti che migliorare e migliorarsi significava ridurre il più possibile quel gap. Ma questo approccio allontana inevitabilmente dalle qualità e dai talenti che ogni persona si porta nel background, nel suo spazio naturale che costituisce vera forza per sé stesso, per i team e per l’impresa in senso più generale.

Anche se può sembrare un concetto astratto, il talento è invece connaturato alla natura stessa dell’uomo e la sfida è riconoscerlo e valorizzarlo. Questo permette non solo di scoprire e valorizzare il talento personale ma anche di riconoscere quello delle persone con cui lavoriamo, collaboriamo e interagiamo o incontriamo casualmente. Credo che questo approccio non riguardi solo le aziende, anche la scuola dovrebbe puntare sui punti di forza degli studenti anziché rilevare e fare leva sulle debolezze. In questo modo si rischia di perdere talenti per strada perché la fatica per una persona di ridurre il divario con le proprie debolezze è molta.  Non dovrebbe essere così, la scuola può aiutare a far emergere le forze e il talento, istruendolo e facendolo sbocciare. 

Uno dei motivi per cui il sistema educativo non riesce a far crescere molti talenti è che spesso si ha l’abitudine di guardare ciò che non va in uno studente, invece di mettere in risalto quello che di buono esiste già.

Tutto l’ecosistema dovrebbe cambiare un po' prospettiva e impegnarsi nell’interessante, e continua, scoperta dei nostri punti di forza (a partire dalla età dell’adolescenza). La valorizzazione e l’espressione dei talenti è un compito primario della scuola, dello sport e di tutte le realtà e comunità educative.

Crescere e svilupparsi - e ottenere il massimo ritorno sull'investimento individuale, di team e di azienda - è la sfida che deve muoverci tutti nessuno escluso verso il progresso, la trasformazione e la crescita sociale.

 

Happy Innovating!


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Lo sport come acceleratore delle soft skills

Le soft skill sono le qualità più ricercate e la base su cui si fondano le “professioni del futuro”. Ma dove impararle? A mio parere lo sport può dare un contributo fondamentale, ad oggi solo in parte valorizzato prevalentemente a causa della sua marginalizzazione nel percorso didattico e educativo del nostro sistema scolastico

Lo sport conduce alla voglia di migliorarsi costantemente, a capire le regole, ad avere un approccio strategico e abbassare le soglie di stress. Ma può anche creare modelli di leadership autentici e ispirazionali.

Del resto, lo sport risponde a una molteplicità di stakeholder eterogenei, dal Consiglio di Amministrazione alla comunità dei tifosi. Illuminanti le parole di un ex presidente del Manchester City: “Nel calcio è come avere una quarantina di Consigli di amministrazione all’anno, nei quali 40.000 azionisti si presentano per esprimere ciascuno la propria opinione”.

Ma c’è un legame tra chi gestisce un team di lavoro e un allenatore? Su questo mi sono confrontato con un grande coach, Raffaele Parlati, che mi ha rassicurato che non sono fuori strada. Raffaele è l’allenatore della nazionale di Judo e padre del campione Cristian, che lo scorso ottobre ha confermato il proprio talento con l’argento nella categoria -90 kg ai Mondiali organizzati in Uzbekistan.

Insomma, non uno qualunque a cui ho posto due domande.

Raffaele, secondo te un leader che capacità deve avere per includere tutti e non perdere nessuno?

Rispondo volentieri alle domande che mi hai fatto. Come gestire un gruppo di atleti è la prima domanda che ogni allenatore si fa.

Credo che le abilità che un buon coach deve possedere, al di là delle conoscenze tecniche, sono empatia, comunicazione efficace, coerenza delle scelte e il saper motivare tutti riuscendo a far coincidere gli obiettivi personali - dell’atleta - con quelli della squadra.

Come è possibile trasmettere valori e ottenere consenso?

Per quanto riguarda i valori del Judo credo che siano valori universali ed in quanto tali restano sempre gli stessi al di là dei cambi generazionali. Sta alla capacità del maestro far recepire questi valori ai ragazzi, trovando la giusta comunicazione per arrivare ai giovani.

Queste due risposte hanno un grande significato declinabile su tanti fronti.  Primo fra tutti quello che conferma il collegamento tra lo sport, il lavoro e sistema formativo ed educativo italiano, fornitore e propulsori di nuovi talenti e giovani per le organizzazioni. Gli antichi romani ne erano già convinti: Mens sana in corpore sano. Un’abitudine che veniva condivisa anche tra i popoli dell'antica Grecia dove si proponeva un'idea di benessere psicofisico che prevedeva il raggiungimento dell’equilibrio tra corpo e mente e che passava, tra le altre attività, anche attraverso la ginnastica.

Judo soft skills armandobarone

Uno studio apparso sull’Annals Journal of Health Promotion da un team di esperti dell’Università del Montreal, ha dimostrato quanto lo sport abbia influenza anche sui risultati degli studenti. Per realizzare il test, gli esperti hanno analizzato 2700 alunni di età compresa tra i 13 e i 18 anni scegliendo un numero di ragazzi abituati a fare sport e altri che, invece, dedicavano il loro tempo solo allo studio e ad altre attività. Esaminando i risultati scolastici, è emerso che gli studenti che praticavano uno sport in modo regolare, raggiungevano risultati migliori con voti più alti. Tra le caratteristiche che presentavano in comune vi era maggiore autocontrollo e una concentrazione più duratura. Non solo, gli stessi giovani, dopo solo 5 minuti di sport, rivelavano risultati migliori nello svolgimento di test valutativi delle capacità intellettuali. Inoltre, è emerso che il 50% dei soggetti che praticavano sport studiavano in media circa 3 ore in più a settimana rispetto agli altri.

Lo sport va quindi inquadrato come un alleato in questo momento di trasformazione per aiutare il sistema Paese a migliorare il proprio capitale umano e fornire al mondo aziendale tecniche di gestione dei team, utili per valorizzare appieno le soft skill degli individui.


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L′inclusività oggi al centro delle aziende

Con il crescere dell’attenzione intorno al tema dell’inclusività, siamo sempre più coinvolti come professionisti a trovare modi e azioni per muovere questo concetto da un’idea astratta a modus operandi concreto. Per questo ben volentieri accetto lo stimolo di condividere un’opinione rispetto all’articolo pubblicato su thinkwithgoogle.com

L’evoluzione verso una maggiore inclusività da parte delle organizzazioni per trasformare i team di lavoro in contesti maggiormente in grado di cogliere e valorizzare gli elementi di differenza in un'era contraddistinta da repentini cambiamenti è molto cresciuta ed senz’altro un fattore positivo.

Ma come si può rendere un team di lavoro davvero inclusivo e come chi lo deve coordinare può favorire questo processo? L’esperienza mi dice che ci sono alcuni elementi che non possono mancare: maggiore capacità di ascolto, accoglienza delle criticità, aperta convivenza tra le identità o diversità del team.

Credo sia molto interessante anche la riflessione portata da Thinkwithgoogle e Adweek su una maggiore attenzione a un linguaggio e ad ambienti di lavoro più inclusivi soprattutto ora con l’avvento del modello ibrido.

Il ruolo del linguaggio, utilizzato all’interno di un team, può essere essenziale su molti fronti. Con le parole può capitarci di discriminare le persone disabili e, più in generale, il presupporre che tutte le persone abbiano un corpo abile. È facile cadere nel tranello della non consapevolezza rispetto al linguaggio che utilizziamo.

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Anche l’età è un problema di inclusione e diversità che il nostro linguaggio quotidiano deve ancora risolvere, sarà capitato a molti dire per esempio: “è troppo vecchio per lavorare in questo team.” - oppure - “Il suo cv contiene delle esperienze interessanti ma ho bisogno di una persona più giovane per il mio team”.

Anche gli ambienti in cui i team operano sono cambiati e mantenere le connessioni virtuali continuerà a essere fondamentale, dal momento che sempre più team lavorano in modalità ibrida. In un luogo di lavoro ibrido è fondamentale che i team abbiano pari possibilità di collaborazione, in cui tutti i dipendenti dispongano dell'accesso, e di informazioni e strumenti necessari per lavorare insieme al proprio team ed essere produttivi.

Quindi un coordinatore di team deve riuscire a coinvolgere le persone anche se sono a distanza e questo mi rendo conto non sia facile, ma ci sono degli escamotage, per esempio iniziare una riunione domandando un parere alle persone che non sono in presenza, oppure fare in modo che le riunioni siano il più accessibili possibile e utilizzare strumenti digitali interattivi per promuovere l'inclusione durante i “face to face” di gruppo.

Insomma, la buona notizia è che con un po’ di allenamento e pratica possiamo essere più inclusivi in modo più consapevole. La diversità evolve e con essa anche il professionista, che ha l’opportunità per cambiare davvero sul campo le cose.

Sono molto orgoglioso di affermare per esempio che la mia Accenture sul fronte dell’inclusione e della diversità si sta muovendo da tempo con azioni concrete e autentiche. Sviluppa perfezionamenti in aree d’interesse che riguardano genere, etnia, LBGTQ+, religione, persone con disabilità e diversità interculturale, entro il 2025, vogliamo raggiungere il bilanciamento 50:50 in termini di genere.

L’Italia contribuisce alla sfida con un’agenda programmatica volta ad aumentare l’attuale gender mix: la presenza femminile in Accenture ha avuto negli ultimi anni un costante incremento.  

Se vogliamo avanzare verso team di lavoro veramente inclusivi, dobbiamo implementare i processi e gli strumenti necessari per monitorare e misurare i nostri progressi inclusivi come professionisti e membri di un team.

C'è ancora molta strada da fare prima che un team possa dirsi davvero inclusivo, per ora con il mio team abbiamo mosso solo i primi passi ma il cammino è lungo e ci accomuna tutti.

E se c'è uno strumento che può aiutarci a raggiungere la nostra meta più velocemente, di sicuro è quello della comunicazione.


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Il rilancio dell’istruzione come volano per la crescita

Un giorno gli studenti impareranno la storia “viaggiando” indietro nel tempo, le nuove tecnologie stanno già avendo un impatto positivo nel settore dell’istruzione, e le Big Tech stanno contribuendo a svilupparlo. Mentre l’innovazione assicura un impatto sulla vita reale di milioni di studenti e studentesse, l’ecosistema che regge l’intero ciclo dell’istruzione italiano invece sembra accusare anelli deboli.

Il punto debole del funnel non è la fase di recruiting da parte delle aziende, ma la scarsità di laureati per soddisfare la domanda del cambiamento.

L’OCSE da poco ha rilasciato un report che mette in evidenza la crescita lenta del Paese quando si parla di istruzione. L'Italia rimane uno dei 12 Paesi dell'OCSE in cui il livello di istruzione terziaria è ancora meno diffuso rispetto a quello secondario superiore o post-secondario.

I NEET crescono oltre 3 milioni, giovani adulti che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo per periodi prolungati, giovani che rischiano di avere risultati economici e sociali negativi sia a breve che a lungo termine. Dopo essere aumentata fino al 31,7% durante la pandemia da COVID-19 nel 2020, la quota di NEET di età compresa tra 25 e 29 anni in Italia ha continuato ad aumentare fino al 34,6% nel 2021. Tale quota è diminuita tra il 2019 e il 2020 dal 28,5% al 27,4% ed è aumentata fino al 30,1% nel 2021 per i giovani di età compresa tra 20 e 24 anni.

Il cambiamento crea un volano di domanda importante e l’opportunità per i giovani laureati e diplomati di cogliere il futuro come una prospettiva economica nettamente migliorativa è davvero un fatto tangibile.

L’ostacolo che va superato e che insieme possiamo superare riguarda come gli attori principali dell’ecosistema comunicano e lavorano insieme. Famiglie, Scuole, Università, Enti, Aziende tutti insieme per creare un meccanismo dove aumentiamo l’intensità dell’istruzione e il numero di laureati.

Quale forza lavoro sosterrà la competitività del nostro Paese se non i nostri giovani studenti di oggi e futuri manager e talenti di domani?

Siamo un Paese capitalistico con una scarsità di laureati e questo è un paradosso in un’economia moderna come la nostra. I giovani (25-34) con una laurea non raggiungono neppure il 30%.

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Le Famiglie meritano attenzione. Certamente i tassi record di abbandono scolastico (1 persona su 4 non arriva alla maturità) e di rinuncia del percorso universitario (solo 1 su 5 si laurea) hanno una radice anche nel nucleo familiare. Probabilmente le famiglie e i giovani non percepiscono il valore anche economico dell’istruzione. Di certo i nuclei familiari devono affrontare uno sforzo economico considerevole: secondo recenti analisi il percorso dal nido alla laurea per un singolo figlio costa 130 mila euro. Sicuramente si tratta di un investimento ma oltre al tema del percepito ci sono i limiti oggettivi di un paese con un reddito medio di poco più di 21 mila euro, è aritmetico giungere alla conclusione che le famiglie possano avere difficoltà talvolta insormontabili, per non parlare poi di quelle in difficoltà economica che sono secondo recenti dati 4 milioni e destinate ad aumentare.

Bisognerebbe quindi valutare con pragmatica attenzione il costo-beneficio di un intervento che sostenga le famiglie nel percorso di formazione dei propri figli.

Là fuori c’è fermento, ragazzi che hanno voglia di studiare e crescere, ce ne sono tanti e tutti pronti a mettersi in gioco, non dobbiamo ostacolare o interrompere questa energia ma tutt’altro dobbiamo stimolarla, potenziarla e supportarla per immettere i nostri giovani, tutti senza distinzione di genere o provenienza, all’interno di un ciclo virtuoso dove il binomio Studiare-Benessere diventa il leit motiv. Negli anni del boom economico Henry Ford voleva che tutti gli americani avessero avuto un’automobile, in segno di progresso. Oggi che non siamo nel boom economico, e abbiamo tutti più di un’automobile quello a cui dovremmo ambire è che tutti gli italiani dovrebbero avere un’istruzione in grado di generare benessere, per sé e per il Paese.

Con una percentuale di laureati, e diplomati, così bassa dobbiamo assolutamente abbattere gli ostacoli al talento, anzi dobbiamo sforzarci a coltivarlo ovunque risieda.

A questo proposito, quello che sta succedendo in questi giorni a Scampia, con l’apertura dell’Università, e di un nuovo campus per le professioni sanitarie, è una cosa straordinaria. L’istruzione può vincere tutte le sacche di degrado del nostro Paese, è il mezzo più efficace anche per combattere la criminalità. Per adesso l’Università di Scampia ospiterà fino a 2660 alunni della Federico II.

È il momento che il sistema educativo italiano sia più inclusivo e adatto alle nuove generazioni. Essere più inclusivi vuol dire certamente presidiare anche le aree maggiormente svantaggiate, luoghi dove i talenti spesso si perdono ma anche ridisegnare i programmi di studio e i servizi, pensati per buona parte nel boom economico degli anni ’60.

Affinché un sistema economico sia competitivo sul mercato, è essenziale che abbia la capacità di potenziare la cultura e le competenze dei giovani. Diventa determinante, quindi, comprendere la diversità e la ricchezza dei nostri talenti made in Italy, rinunciando a suddividere la realtà in mere categorie socio-demo e comprendendone i cambiamenti e i bisogni, quelli che si situano tra cuore e stomaco, lì dove pulsano i valori più profondi in cui crediamo e dove l’istruzione ha sempre avuto un posto fondamentale.

La buona notizia è che il sistema impresa italiano è pronto ad accogliere un maggior numero di laureati, un maggior numero di competenze e un maggior numero di talenti.

In piena transizione come quella che stiamo vivendo una politica di prevenzione del sistema educativo che abbassa i rischi connessi alla crescente competizione globale e colga nuove e prospere opportunità di crescita per il nostro Paese, diventa un volano di successo per tutti.


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La mia Accenture e il suo impegno al Sud Italia

Il nostro Paese è cresciuto più della media europea quest’anno, ha superato Francia e Germania e ben pochi paesi a livello mondiale sono cresciuti così. Eppure l’ecosistema della comunicazione sembra quasi snobbare questo risultato eccezionale. Eccezionale soprattutto perché dimostra le enormi potenzialità del tessuto produttivo italiano e degli italiani che hanno saputo e stanno ancora affrontando in maniera profittevole uno dei periodi più difficili della storia. Una qualità questa che andrebbero celebrata e valorizzata, dal momento che il 2023 si presenta altrettanto difficile.

La mia Accenture c’è. Abbiamo infatti deciso di intensificare l'impegno e raddoppiare la presenza nel Sud Italia creando, sulla scorta della bellissima esperienza avviata pioneristicamente prima a Napoli, dove abbiamo un Advanced Technology Center e un Cyber Security Center, poi a Cagliari dove esiste un polo tecnologico, due nuovi centri a Bari e Cosenza.

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Con questo nuovo investimento puntiamo a raddoppiare il numero di talenti fino a 5 mila ed affiancare alle competenze avanzate in Sicurezza Informatica, Cloud, Intelligenza Artificiale quelle sull’e-health, Sostenibilità e i Dati. Ma non è quindi solo una questione di numeri. L’obiettivo infatti è creare anche intorno a queste città un ciclo virtuoso che possa coinvolgere tutti gli attori rendendo il territorio più attrattivo e migliorare la capacità occupazionale di giovani e meno giovani che potranno creare valore per il loro territorio d’origine.

Noi siamo certi che il divario Nord-Sud si possa superare a beneficio non solo del Paese ma anche dell’Europa, che con il Recovery Fund ha mostrato di avere fede nell’Italia.

L'innovazione crea ricchezza per tutto l'ecosistema. 


Armando Barone

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