Il modello Olivetti può insegnarci ad attivare il nostro Purpose
Net Zero è il new normal. Il numero di Paesi con impegni legali net zero è raddoppiato dal 2020, arrivando a coprire il 20% del PIL mondiale (rispetto al 6% di solo due anni fa). Qualitativamente il dato è ancora più interessante: quasi 700 delle 2.000 aziende più grandi del mondo hanno dichiarato di passare ad una governace net zero.
Per guidare il progresso verso questi obiettivi, le aziende stanno lanciando nuovi strumenti, guide, formazione, academy per aiutare i dipendenti a lavorare e vivere in modo più sostenibile. Iniziative che dimostrano l’intenzione di incentivare le persone a creare un cambiamento dall'interno e fornire loro gli strumenti e le conoscenze di cui hanno bisogno. Su larga scala il coinvolgimento dei dipendenti nel perseguimento dei parametri Net Zero potrebbe diventare un potente alleato per contrastare il trust gap e promuovere una forza lavoro più coinvolta.
La domanda che dovremmo farci forse è: in che modo renderemo i dipendenti essenziali per una strategia di sostenibilità e costruiremo una concreta cultura professionale del Purpose?
Come talvolta accade la soluzione potremmo averla in casa. Si tratta dell’impostazione olivettiana d’impresa intesa come agente di sviluppo della comunità locale, responsabile anche nei confronti del territorio e della sua bellezza. Olivetti è stato un pioniere della socio-sostenibilità. Convinto del fatto che la fabbrica, chiedendo molto ai suoi dipendenti, dovesse restituire altrettanto, pensò ad un modello di industria che eliminasse, dall'architettura ai rapporti con la forza lavoro, i vecchi modelli. In passato ho avuto la fortuna di lavorare ad un progetto di restituzione di una fabbrica ideata negli anni ‘60 da Adriano Olivetti ed ho così potuto cogliere “sul campo” la ragione che ha spinto gli amici americani nel prendere a modello proprio il pensiero di Olivetti per costruire la Silicon Valley.
Infatti fu lui che eliminò architettonicamente la gerarchia piramidale, introdusse la produzione culturale all'interno della sua azienda e si interessò dell'aspetto sociale del territorio. E qui che dobbiamo prendere spunto dall'imprenditore di Ivrea e capire che non ci possono essere realtà sostenibili senza una cultura della sostenibilità nella governance dell’azienda da cui derivano azioni concrete. La sostenibilità deve essere intesa come un fattore di produzione interno, una forza che si propaga verso l’esterno ed influenza tutto e tutti. Il ruolo esercitato dai dipendenti non è mai stato così importante come oggi: non è un caso che quando parliamo di purpose le persone preferiscono sempre di più lavorare per aziende in linea con i propri valori: 7 giovani su 10 affermano di essere più propensi ad accettare un lavoro presso un'organizzazione sostenibile, la metà di questi si dichiara disposto a considerare anche uno stipendio più basso a fronte di un organizzazione in cui riconosce i propri valori.
Guardando anche al mondo delle competenze e del futuro dei giovani in azienda, le aziende, il sistema scolastico e universitario stanno convergendo per creare skill ESG. Molto è generato dal bisogno di professionisti legati agli impegni provenienti dalla transizione energetica ma sempre più sta maturando un approccio che vede nelle competenze legate alla sostenibilità un denominatore comune utile a tutti, non solo agli specialisti.
Riscoprire il modello olivettiano, combinarlo con i moderni criteri ESG, accelerare la trasformazione del sistema d’istruzione attraverso l’adozione delle tecnologie abilitanti potrebbe consentirci di fare quel passo in avanti a vantaggio di tutto l’ecosistema, a partire dai nostri giovani. È l’ora di essere ambiziosi, del resto, chi avrebbe immaginato che la Silicon Valley sarebbe diventata la terra delle più potenti aziende del pianeta?
Viviamo l′era della Trasformazione Aumentata
Siamo in un momento di trasformazione aumentata, in mercati pieni di nuove idee, di start-up che si moltiplicano a una velocità incredibile; di più, rispetto al passato, il nostro lavoro è sempre più compresso, abbiamo sempre più obiettivi trasformativi da raggiungere. Come misuriamo i nostri risultati alla luce di un mondo e di un mercato sempre più orientato al nuovo?
I KPI tradizionali riescono a catturare questo cambiamento?
Un indicatore chiave di prestazione è un valore misurabile che dimostra l'efficacia con cui un team sta raggiungendo gli obiettivi principali, e quando parliamo di comunicazione ci sono specifici KPI che assolvono a questo incarico: numero di articoli, condivisione, visualizzazioni, coinvolgimento etc.
La mia impressione è che questi KPI vadano arricchiti. Ad esempio tutto ciò che esula dai media tradizionali necessita di una misurazione dell’efficacia, un indicatore in grado di dimostrare il grado di trasformazione raggiunto dai principali veicoli con cui "distribuiamo" l’informazione.
Stesso discorso vale per il purpose, che coinvolge sempre di più i comunicatori del nuovo millennio. Senza la condivisione di standard trasparenti che misurano l’approccio individuale, come possiamo capire in maniera oggettiva se le azioni intraprese sono in grado di sedimentare valore?
La definizione di KPI più rivolti agli individui appare importante nel momento in cui la comunicazione è sempre più distribuita tra differenti media e di conseguenza aumentano le possibilità che l’individuo possa con le proprie azioni quotidiane agire nei confronti del posizionamento dell’azienda.
Un nuovo approccio può favorire un accorpamento dei troppi standard già esistenti, ed essere adottati su base volontaria?
Il mondo cambia velocemente, noi cambiamo velocemente, i KPI dovrebbero evolvere, senza per altro stravolgere la loro anatomia che è sempre legata a caratteristiche standard. L’anatomia di un KPI strutturato include 4 punti principali:
- Una Misura. Ogni indicatore KPI deve avere una misura. I migliori KPI hanno misure più espressive.
- Un Obiettivo. Ogni KPI deve avere un obiettivo che corrisponda alla misurazione individuata e al periodo di tempo individuato per raggiungerlo.
- Un’Origine Dati. Ogni KPI deve disporre di un’origine dati chiaramente definita, in modo che non vi siano aree grigie nel modo in cui ciascuna viene misurata e tracciata.
- Una frequenza. KPI diversi hanno frequenze di segnalazione diverse; tendenzialmente è buona prassi confrontarsi con le proprie metriche almeno una volta al mese.
In un’epoca di grandi cambiamenti diventa strategico evolvere il sistema di misura con un cruscotto di KPI che accompagni i professionisti in un percorso che necessariamente richiede di combinare credibilità con flessibilità.
Generazione Z, alcune best practise per conoscerla meglio
La Gen Z è un gruppo di persone nate tra il 1995 e il 2010. Si tratta della prima generazione di veri nativi digitali e costituisce quasi un terzo della popolazione globale, il che significa che è il segmento demografico più grande. Cresciuta durante il tumulto di una crisi finanziaria e della guerra al terrorismo, sullo sfondo della crescente digitalizzazione e della crisi climatica, la Gen Z è caratterizzata da un insieme unico di valori e ambizioni. Ma questo va oltre un'etichetta demografica. La Generazione Z può anche essere definita come uno stile di vita, una nuova forza trainante che modella la cultura e i comportamenti nell’atto di consumare, lavorare e vivere il tempo libero, che avrà un effetto a catena attraverso le generazioni.
La Generazione Z dà la priorità al lavoro autodiretto, flessibile e significativo rispetto a percorsi di carriera lineari e sicuri. Si prendono meno sul serio rispetto alle generazioni precedenti, si concentrano sulla creazione di comunità inclusive e si preoccupano del loro impatto sociale e ambientale. Questa generazione ha forgiato la propria identità all'incrocio tra online e offline e si sente a proprio agio nell'interazione attraverso meme, GIF ed emoji. Non hanno paura di usare il loro potere e le loro abilità digitali per esprimere e amplificare le loro opinioni sulle questioni che li riguardano. Una formula per conquistare questa audience? Concentrarsi sulla costruzione di comunità inclusive, abbracciare l'autenticità e l'individualità e dare la priorità a creatività, giocosità e spirito imprenditoriale.
Parlando di Gen Z e media, voglio condividere con voi alcune interessanti Best Practise.
3 best practise per capire la Gen Z
Informed
La prima è Informed con sede a Berlino che sta cercando di riguadagnare un po' di libertà di notizie dai paywall. Con le tariffe pubblicitarie che soffrono a livello globale e le aziende che si rivolgono ai paywall, Informed prevede di fungere da strato in cima a importanti notizie a pagamento e sta collaborando con fonti come The Economist, The Washington Post e Bloomberg. Il livello funge da 'playlist'; le fonti possono curare una selezione di articoli e opinioni che attireranno i lettori della Gen Z che potrebbero non essere in grado di permettersi abbonamenti alla pubblicazione originale. Infomed raggrupperà gli articoli da tali fonti negli elenchi di lettura e aggiungerà il proprio riepilogo delle notizie all'evento.
Gimi
La seconda è un’app di educazione finanziaria per bambini, Gimi che ha collaborato con ABN AMRO. L'app in co-branding, sviluppata in soli 90 giorni, consente ai giovani clienti della banca di età compresa tra i 7 e i 13 anni di gestire facilmente i propri soldi attraverso il proprio conto bancario connesso utilizzando Open Banking. L'app Gimi è disponibile in tutti gli app store ed è tradotta in inglese, svedese, norvegese e olandese, coprendo tutte le valute in tutta Europa. Coloro che vi accedono tramite ABN AMRO avranno accesso gratuito all'abbonamento Superskills Pro di Gimi, che in genere è di 2,99 EURO per bambino al mese.
Chill Time
L’ultima best practise della Gen Z è in contro tendenza e coinvolge Sprite che ha annunciato a maggio scorso il lancio di una nuova campagna Chill Time, incoraggiando il mondo a ripensare il tempo sullo schermo degli adolescenti come non tempo perso, ma necessario al relax. Sprite sfida il motivo per cui gli adolescenti vengono puntualmente interrotti con le cuffie e il telefono in mano. Quando un boomers legge un libro, viene per caso disturbato? La campagna afferma che la generazione Z è una generazione incompresa di appassionati del digitale e dei social appassionati del mondo che li circonda
La campagna ritrae adolescenti che arrivano a casa dopo una giornata faticosa, cercando di ristabilirsi, rilassarsi e godersi un po' di relax.
I cervelli della generazione Z si stanno, sempre più, adattando al loro mondo digitale e interconnesso, in cui sono immersi, più velocemente delle generazioni precedenti.
Happy Innovating!
La relazione tra Brand e persone si basa sulla fiducia
Svolgo questo meraviglioso lavoro da più di vent’anni e mai come oggi le sfide da affrontare sono significative. Lo scenario economico, geopolitico e sociale ha spinto ovunque il “trust gap” a livelli importanti, farsi ascoltare dalle audience diventa sempre di più complesso del catturare l’attenzione. Comunicare un brand oggi vuol dire sempre più andare oltre le qualità intrinseche del prodotto/servizio offerto per entrare sempre più nella sfera dei valori che “la persona” vuole realizzati nelle società.
Come possono le organizzazioni colmare il vuoto lasciato dai governi, proprio ora che le persone attribuiscono alle aziende un ruolo importante nella società?
Se verso l’esterno tutte le parti di un’impresa sono responsabili dell’organizazione stessa , allora un efficace strategia di comunicazione deve avere il proprio baricentro sui valori e sul credo del brand, cioè sul suo purpose. I clienti non comprano più solo ciò che facciamo ma anche ciò in cui crediamo, il pubblico obiettivo della comunicazione non è più composto da coloro che hanno bisogno dell’azienda o dei suoi servizi e prodotti, ma da coloro che credono in ciò in cui l’azienda crede.
Si tratta di un fenomeno che ha implicazioni profonde. Pensiamo al fenomeno della “great resignation” e a come trattenere e attirare nuovi talenti. Appare lecito attendersi che quelle aziende che sapranno meglio interpretare il proprio ruolo di attore sociale e colmare il vuoto potranno gestire meglio di altri il grande tema del capitale umano.
Il ruolo del comunicatore si arricchisce quindi di nuove skill perché deve contribuire alla definizione del purpose, garantire azioni coerenti, intercettare stakeholders in sinergia con le credenze e valori aziendali. Se la strategia di comunicazione sarà vincente gli stakeholder restituiranno riconoscendo al brand tempo, fedeltà e anche denaro.
A proposito di Trust Gap e di di ruolo sociale delle aziende condivido con voi 3 best practise sperando di dare qualche spunto e riflessione.
Boots è uno dei principali retailer in UK che commercializza dal 1849 prodotti per la salute e per la bellezza. Per colmare il vuoto causato dall’inflazione e dalla crisi i del costo della vita dovuto ai grandi eventi contemporanei, il retailer ha bloccato il prezzo su 1.500 prodotti.
Proprio lo scorso mese Boots ha annunciato che l'azienda sta subendo la sua "più grande variazione di prezzo in assoluto" su oltre 1.500 prodotti per aiutare i clienti alle prese con la crisi del costo della vitaper aiutare i clienti alle prese con la crisi del costo della vita. Il rivenditore segue l’iniziativa della rivale Superdrug nel congelamento dei prezzi dei prodotti a marchio proprio, inclusi shampoo, dentifricio, gel doccia e pannolini, almeno fino alla fine del 2022. L'elenco dei prodotti sarà rivisto alla fine del 2022, sono disponibili 11.000 prodotti a marchio Boots, con prezzi a partire da 40 pence, con 100 linee al prezzo di 1 GBP o meno e 1.000 prodotti a un prezzo inferiore a 2 GBP.
Telco ha celebrato la fusione con telco Vocus regalando un bonus, a ogni bambino nato in Nuova Zelanda il 1 giugno 2022 assegnabili una quota di 222.000 NZD (circa 139.061 USD).
L'iniziativa mira a dare ad alcune famiglie neozelandesi un vantaggio nella creazione del proprio futuro più equo, un gesto in linea con lo scopo della società di telecomunicazioni di “Fighting for Fair”. L’iniziativa è stata accompagnata da una campagna umoristica e commovente, con un gruppo di bambini in tailleur su misura che rappresentano il futuro della Nuova Zelanda.
Alla luce della notizia del potenziale ribaltamento di Row vs. Wade nel maggio 2022 - che ha coinciso con la festa della mamma negli Stati Uniti - l'agenzia pubblicitaria GDS&M con sede in Texas ha pubblicato la campagna "Happy Forced Mother's Day". Le carte regalo raffiguranti lo slogan potrebbero essere condivise e inviate a funzionari federali e statali, fisicamente o digitalmente, nel tentativo di esercitare pressioni sul governo per proteggere i diritti all'aborto. La campagna afferma che le mamme sono fantastiche, ma nessuno dovrebbe essere costretto a esserlo.
Happy Innovating!
Aziende e Podcast, l′esempio vincente di Accenture Italia
Trascorriamo sempre più tempo nell’intersezione tra digitale e fisico, e questo è un dato di fatto. Altro dato di fatto è che le audience sono sempre più fluide, il numero di fonti dell’informazione sono aumentate considerevolmente negli ultimi anni. Vero anche che l’ampissima offerta e disponibilità di fonti rende più difficile essere ben informati. E-mail, feed di notizie, diari, social, siti multimediali, etc etc, le occasioni per informarsi si moltiplicano.
A proposito di fonti informative, proprio questa settimana è stata l’occasione per ritirare un premio, il Forbes Podcast Award, a nome della mia azienda e di tutto il team delle Media Relations. Non amo autocelebrazioni ma trovo interessante condividere con voi l’oggetto del premio e il suo presupposto.
Il progetto premiato è THE NEWS – Il podcast, la rassegna in podcast pensata dalle media Relations di Accenture, un progetto complesso e delicato, la cui lavorazione ha coinvolto e coinvolge quotidianamente l’intero team che spinge verso innovazione e purpose come duplice ma medesima prospettiva: ruotare verso il nuovo e aggiungere sempre più valore umano alla nostre soluzioni.
L’informazione di cui siamo parte ha un ruolo fondamentale nell’aiutare a coinvolgere le audience sull’importanza che l’innovazione riveste in un periodo di grande trasformazione come quello che stiamo vivendo. Ma questa consapevolezza non è sufficiente, l’opportunità sta nel trasmettere informazioni rilevanti che non solo parlano un linguaggio contemporaneo, ma potenziano anche modi nuovi di fruizione.
THE NEWS – Il podcast va OLTRE L’INFORMAZIONE SCRITTA per raggiungere anche le generazioni più giovani che lavorano in Accenture e consentirli di informarsi, ruotare verso il nuovo confrontandosi quotidianamente con le notizie dal mercato sulle grandi trasformazioni guidate dalle tecnologie, in un modo che è meglio allineato con le loro abitudini di informarsi.
Del resto i dati parlano chiaro, negli ultimi tre anni gli ascoltatori di podcast in Italia sono più che triplicati e tra gli argomenti in crescita proprio le news occupano un spazio importante.
Il fatto scatenante di THE NEWS – Il podcast risale al 2019, e come tutte le buone idee spesso nascono da necessità del momento e poi prendono una strada sorprendente. Così è stato per THE NEWS – Il Podcast quando c’era l’impellente necessità di dar vita a un canale di comunicazione che ci permettesse di raccontare in dettaglio la Tech Vision, l’osservatorio annuale sulle tecnologie di Accenture, e la strategicità delle Cybersecurity in un momento in cui il tema era ancora molto tecnico e relegato in un circolo stretto di addetti ai lavori.
Fu in quel momento esatto che realizzammo con il team l’opportunità di ottimizzare il media podcast, rendere accessibile un argomento “chiuso” e innovare il modo in cui raccontavamo e trasferivamo le notizie del giorno verso l’interno dell’azienda.
Nasce così THE NEWS – Il Podcast.
Viene erogato quotidianamente, può essere ascoltato online e offline, sul portale aziendale oppure nella nostra app gratuita Accenture Italia News (iOS, Android).
Quando ascoltare THE NEWS – Il Podcast? Personalmente, mi sono avvicinato al mondo dei Podcast per curiosità, essendo un’amante dell’innovazione volevo sperimentare nuovi modi per informare la nostra audience. Avevo capito che con il podcast potevano non solo informare le colleghe e i colleghi di Accenture ma anche tenergli un po’ di compagnia, persone che hanno poco tempo, che sono in viaggio o che non leggono la carta stampata. The NEWS – Il Podcast si può ascoltare nelle più svariate occasioni e in contemporanea ad altre attività: mentre siamo in metro, mentre guidiamo, mentre passeggiamo o facciamo sport.
Selezionare per le audience interne di Accenture le notizie più rilevanti del mondo dell’innovazione e presentarle in formato podcast ha certamente catturato attenzione e concentrazione, due risorse che non sono illimitate.
THE NEWS – Il Podcast è stato all’altezza della promessa e dal 2020 tutte le mattine questa speciale rassegna, si rivolge a ben 19 mila persone di Accenture Italia e le informa puntualmente sulle news “freschissime” del mercato dell’innovazione.
Per noi della comunicazione esterna di Accenture la sfida non consiste solo nel conquistare l'attenzione e la fiducia delle audience interne all’azienda. Si tratta anche accompagnarli a ruotare verso il nuovo con informazioni rilevanti, accessibili, in grado di generare riflessioni.
Grazie ancora a Forbes e al suo Podcast Award per il prestigioso riconoscimento.
Purpose driven, modello per il Cambiamento
Le emergenze che stiamo vivendo hanno cementato le organizzazioni sul modello purpose driven. Basta digitare la parola sul web per realizzare le tante e belle iniziative delle aziende in questo senso. Nel grafico di Google trend al termine “purpose” viene associato il valore 100 per indicare che lo stesso termine è stato cercato dagli utenti con una maggiore frequenza rispetto ad altre parole.
Ma come rendere questo importante framework parte integrante della quotidianità nel lavoro come professionista e come team? Questa è la domanda che dovremmo considerare.
Non credo che ci sia una soluzione univoca ed è anche per questo che condivido il mio punto di vista.
Credo che nella pratica il purpose coincida con l''innovazione', con la capacità di vivere il contesto di cambiamento in maniera aperta nei confronti del nuovo e pronto a mettere in discussione i processi consuetudinari valorizzando il 'business as usual' come leva per innestare positivamente il nuovo e creare valore per le persone.
Nel pratico vuol dire attivare un 'meccanismo' se vogliamo anche divertente, di fare challenge alle pratiche quotidiane del lavoro: vado in ufficio per una sessione di design thinking oppure faccio smartworking? Produco un comunicato stampa oppure un podcast? E via dicendo.
Un atteggiamento del genere parte dalla constatazione che il concetto stesso di “comfort zone” è diventato fluido. Mentre i nostri genitori sono entrati nel mercato del lavoro e ne sono usciti ancorati a delle prassi che li hanno accompagnati per tutta la carriera questo oggi non accade. Per questo credo che la leva della formazione sia fondamentale non solo per acquisire skill ma per fare sedimentare culturalmente in ognuno di noi un contesto cambiato strutturalmente nel volgere di pochi anni.
C’è anche un risvolto motivazionale, non solo legato alle competenze, infatti mettersi in gioco rispetto all’innovazione significa un graduale avanzamento verso il purpose cioè uno sviluppo volto a trovare una versione più innovativa di noi stessi.
Questo credo è il significato pratico di purpose =innovazione, piccoli passi che ci portano tutti ad un mondo migliore, azioni che ci rendono migliori professionisti, che ci fanno crescere ed evolvere.
Ogni sfida ci offre l'opportunità di sviluppare un mindset innovativo.
Man mano che il mercato progredisce il professionista avanza, piccoli passi, di un percorso.
Certo a volte non è semplice, ma in un percorso
piccole crisi inaspettate possono aiutare a trovare soluzioni inaspettate, soluzioni innovative.
Si tratta di un processo fatto di micro innovazioni verso una versione più innovativa di noi stessi.
Proprio noi siamo i primi artefici del purpose in action, certo all'interno dello scenario definito dall'azienda dove abbiamo scelto di proseguire il nostro percorso. Connetterci al macro purpose e alle macro innovazioni ci permette di stare nell’ecosistema in modo equilibrato e avere un ruolo nel cambiamento.
È anche una questione di utilizzo innovativo della nostra intelligenza, l’innovazione è il carburante della trasformazione
Non c’è bisogno di fare il pieno ma almeno avere sempre un livello giusto d’innovazione per non navigare a motore spento.
Happy innovating!
Come realizzare una presentazione aziendale efficace
Quante volte abbiamo assistito ad una presentazione e ci siamo accorti che non riuscivamo a stare concentrati, nel dilemma se seguire lo speaker oppure guardare le slide, oppure incantati dal bellissimo quadro alle spalle della spokesperson per cui il cervello si sganciava dall’evento e mentre si lanciava in una ricerca inarrestabile per ricordare l’autore fino a capitolare alla tentazione di dedicarsi a guardare i messaggi sul cellulare?
A mio parere in questi interventi il relatore ha sbagliato qualcosa, non riuscendo a coinvolgerci appieno.
Lo spostamento degli eventi dal fisico all’on-line, il mondo ibrido su cui si sta organizzando l’uscita dalla pandemia, ha reso strategica la preparazione degli interventi.
Slide o speech che sia, quando dobbiamo fare una presentazione è importante prima di tutto allocare del tempo per prepararsi, non bastano i pochi minuti tra un Teams e un altro.
Importante prendere in considerazione alcuni passaggi.
Il primo fondamentale, quanto bistrattato, è creare un set up adeguato ed evitare quelli che ci potrebbero apparire come piccoli errori ma che in realtà possono complicarci le cose. Se dovessimo applicare una legge di Pareto alle presentazioni direi che parliamo di quel 20% che fa l’80% del risultato! I passaggi da fare sono 3:
- Capire bene le motivazioni delle persone a cui presentiamo rispetto alle argomentazioni che vogliamo comunicare;
- Costruire uno speech e delle slide con l’obiettivo di creare una sinergia tra i messaggi sui due “mezzi” differenti;
- Curare e preparare bene la delivery per evitare brutte sorprese al momento della presentazione.
Sfoltire le slide che presentiamo è un must. Le persone riescono a processare 3 messaggi, se questi vengono nascosti intorno a decine di dati non solo i messaggi non emergono ma l’ascoltatore inevitabilmente si perde, ed eccolo là che tira fuori zitto zitto il suo smartphone. Sforziamoci quindi ad eliminare testo superfluo senza temere di dimenticarci il dato di dettaglio durante lo speech.
Anche da un punto di vista estetico, aumentare sproporzionatamente la densità del testo nelle slide porta inevitabilmente a diminuire l’impatto visivo e la funzionalità che questo registro di comunicazione ha sull’apprendimento della audience.
Anche il tempo, può giocare a nostro favore se lo pianifichiamo bene, aspetto questo che con le presentazioni on line è ancor più vero.
Il modo migliore è stare dentro un certo minutaggio sorpassato il quale l’attenzione della audience cala inevitabilmente. Ecco perché ci converrebbe preparare bene lo speech, collegandolo alle slide – oppure al supporto visivo scelto, in maniera puntuale.
Sarà capitato anche a voi di assistere sia a presentazioni che hanno sforato con i tempi, sia a quelle invece fatte da relatori attenti che hanno concluso qualche minuto prima.
Chi avete apprezzato?
Scommetto che la risposta è chi ha chiuso qualche minuto prima.
I colleghi americani, un po’ per cultura un po’ per abitudine, sono più ferrati di noi quando gestiscono una presentazione. Negli USA, già dalle scuole elementari, insegnano ai bambini a presentare le proprie idee.
L’atto del presentare è a tutti gli effetti un atto comunicativo incentivato dal sistema scolastico. Ve ne racconto un’altra.
Nel mese di settembre, per una settimana decine d’imprenditori presentano le proprie start-up a influenti gruppi di esperti, investitori e media, in due diversi eventi: il TechCrunch 50 a San Francisco e il DEMO a San Diego. Per coloro che fondano una start up la posta in gioco è molto alta: successo o fallimento. Gli organizzatori del TechCrunch ritengono che 8 minuti sia un tempo sufficiente per “speakerare” un’idea. DEMO concede agli imprenditori ancora meno tempo, 6 minuti. Demo inoltre chiede 3000 dollari al minuto.
La domanda che potremmo farci è: se dovessimo sborsare 3000 euro al minuto per fare una presentazione, come ci muoveremo?
La preparazione di uno speech richiede non solo un termine di tempo entro il quale stare ma anche un attento lavoro sulla storia e sul ritmo dei contenuti, nonché un particolare check tra le parole che verbalizziamo e quelle riportate in slide. I “soundbite” che verbalizziamo dovrebbero trovare riscontro sulle slide. Chi ti ascolta ha sempre bisogno di un gancio visivo per fissare il messaggio.
C’è anche da dire che le presentazioni oggi non hanno solo un format, possono essere in presenza, trasferite in streaming in modalità one to many, visualizzate on-demand, statiche o interattive o distribuite su più piattaforme digitali.
One presentation fits all purtroppo non funziona più, dobbiamo quindi determinare il modo migliore per connetterci con la audience e quale formato utilizzare in base alla dimensione del pubblico, l’impostazione della presentazione, come il nostro pubblico preferisce ricevere informazioni; e un metodo di delivery che aiuti i nostri obiettivi di comunicazione.
Un altro aspetto importante è quello di bilanciare la necessità di un messaggio coerente con la flessibilità di una presentazione dinamica e personalizzata. Oggi teniamo molte presentazioni on line e in quest’ottica è importante considerare alcune sfumature che cambiano decisamente il risultato rispetto alla modalità di presentazione in presenza. Per esempio la tecnologia: tutti gli aspetti tecnici che in presenza ignoriamo perché c’è qualcuno che ci pensa oggi sono fondamentali per una resa efficace.
Inquadrature sbagliate, illuminazione scarsa, sedute scomode, possono compromettere realmente il percepito della audience. Così anche tutti gli aspetti legati all’audio.
Nelle presentazioni on line cambia anche la modalità di delivery della storyline. Meglio accorciare i bit di comunicazione e variare velocemente l’argomento, per ottimizzare l’attenzione del pubblico che in modalità ibrida cala più facilmente – quante telecamere sono spente durante le vostre performace online?
Spero di avervi convinto che fare una bella presentazione non è scrivere tante cose intelligenti e chiedere ad un grafico di metterle insieme ma il risultato di una strategia e di un delivery ragionato. Ma quanto tempo c’è bisogno per prepararsi bene? A questa domanda rispondo segnalando alcuni passaggi che bisogna necessariamente fare:
Strategia
- Comprendi bene le motivazioni del tuo pubblico rispetto all’argomento che devi presentare
- Chiediti cosa speri di ottenere attraverso la tua presentazione e scegli una delivey in linea con i tuoi obiettivi (in presenza, on line, on demand etc);
- Considera l’ambiente in cui presenterai (location fisica o spazio ibrido) e tutti gli aspetti che possono facilitare l’accesso ai contenuti da parte del pubblico;
- Fissa bene lo “spostamento” che vuoi far fare al tuo pubblico per seguire la tua idea
- Determina la lunghezza della tua presentazione
- Decidi lo stile delle tue slide
Speech
- Prepara lo schema del tuo speech e sviluppa i tuoi 3 messaggi;
- Perfezionati ricordandoti che per risultare spontanei il giorno della presentazione ogni minuto di speech richiede almeno un quarto d’ora di allenamento;
- Fai un check sul tempo che impieghi a deliverare tutto lo speech, qualora riscontrassi sforamenti elimina il superfluo.
Slide
- Inserisci un’immagine, una head o poche key words e se hai necessità una body che non superi le tre righe;
- Controlla che sulle slide siano riportati i soundbite che hai incorporato nel tuo speech;
- Se ti troverai in presenza non perdere mai il contatto visivo con un pubblico voltando le spalle per leggere la slide. Se hai preparato bene lo speech e le slide sono essenziali non ne avrai bisogno.
Location
- Se puoi scegli un luogo dove sei a tuo agio;
- Prenditi cura dell’inquadratura e del background;
- Scegli un abbigliamento che trasmetta autenticità, relativo al contesto ma che ti rappresenti.
Sport e business, verso un modello più sostenibile
Lo sport fa bene alla salute e al business. Considerando la filiera (Aziende, società sportive e associazioni) il settore da occupazione a 389 mila persone, generando benefici sociali ed economici di rilievo. Secondo una recente analisi di Banca Ifis il sistema sport Italia produce un giro d’affari di 96 miliardi, incide del 3,6% sul PIL e può impattare in futuro sulla ricchezza nazionale.
Gli operatori “core”, sono le associazioni e le società sportive dilettantistiche e professionistiche, gli enti di promozione sportiva, le federazioni e le società di gestione degli impianti. Sono ben circa 35 milioni gli italiani che seguono e si interessano ad almeno uno sport, e 15,5 milioni gli italiani che lo praticano regolarmente. Il calcio è lo sport più praticato in Italia (34% tra gli over 18) ed è anche quello che genera maggiori volumi finanziari. È proprio il calcio ad avere di fronte a sé una sfida importante.
A partire dalla stagione 2023-24 i nuovi parametri di sostenibilità e stabilità fissati da Nyon impongono alle società di serie A di correggere gli squilibri ponderando i costi sui ricavi già a partire dalla prossima stagione in una percentuale del 90%. A regime, nella stagione 2025-26, il ratio dovrà essere del 70%. Esistono quindi due strade che possono avere effetti ben diversi: tagliare i costi oppure aumentare i ricavi.
Agire sui costi rappresenta un elemento di rischio per la competitività del settore su cui si regge il Sistema sport italiano. Metteremo quindi a repentaglio non solo la qualità dello spettacolo ma un business che vale il 3.6% del PIL. L’unica strada è quindi lavorare sui ricavi e di conseguenza accelerare decisamente sugli investimenti a partire dagli stadi.
Anche per il calcio quindi si tratta di dotarsi di un nuovo modello di business fondato sulla sostenibilità.
Stiamo entrando in una nuova era del business dello sport? Me lo auguro, basta solo pensare alla stima dei benefici: ogni milione di euro di investimenti pubblici nello sport attiva quasi 9 milioni di risorse private che generano oltre 20 milioni di ricavi. E consideriamo anche che lo sport non è solo agonismo ma anche attrezzature, tecnologie, materiali, design, moda e alimentazione.
Lo sport crea valore sociale ed economico, trasformarlo è non solo possibile ma conveniente.
Accenture Interactive si trasforma in Accenture Song
Accenture Interactive si trasforma in Accenture Song. Una trasformazione che riflette al meglio i servizi offerti a livello mondiale nella fase post pandemica. Servizi che mettono al centro le relazioni con i clienti in una modalità innovativa, ma anche la vendita, il marketing e il modo stesso di innovare delle aziende. Tutto questo per favorire la crescita mantenendo continuamente la rilevanza del cliente, cambiando alla velocità della vita.
La cultura del cambiamento è una caratteristica di Accenture e il nome Accenture Song vuole trasmettere una forma duratura e universale di talento, connessione, ispirazione, abilità tecnica ed esperienza, scatenare l'immaginazione e le idee delle sue persone per ottenere risultati tangibili.
"Accenture Song simboleggia il viaggio di crescita post pandemia che stiamo attraversando con i nostri clienti", ha dichiarato David Droga, CEO e Creative Chairman di Accenture Song. "Fin dalla sua nascita, Accenture Interactive ha aiutato i clienti a costruire e far crescere il loro business, attraverso le esperienze. Le esigenze di oggi sono sorprendentemente diverse. Per catturare le prossime ondate di crescita, ora le aziende hanno bisogno di operare alla velocità della vita, dimostrando perennemente la loro rilevanza per i clienti, le persone e il mondo in generale. Abbiamo i migliori talenti del settore, persone che contribuiranno a plasmare il futuro di molte industrie. Combinare le forze della creatività e della tecnologia ci aiuta non solo a vedere i problemi in modo diverso, ma anche a risolverli con semplicità e scalabilità. Con Accenture Song le opportunità sono illimitate, sia per i nostri clienti che per le nostre persone".
Una ricerca di Accenture Song ha rilevato che quasi il 90 percento dei manager dichiara che le attuali esigenze dei clienti e dei dipendenti stanno cambiando più velocemente di quanto loro riescano a far cambiare il business. Da qui la richiesta di nuovi modelli di crescita.
"La pandemia ha cambiato radicalmente il modo in cui le aziende B2C e B2B devono impegnarsi con clienti e dipendenti, la velocità con cui devono operare e innovare, creare nuovi prodotti, servizi e modelli di crescita", ha dichiarato Julie Sweet, Chair e Chief Executive Officer di Accenture.
"Le aziende che guideranno il mercato nel prossimo decennio dovranno rivedere completamente il proprio modo di fare business", ha continuato Julie Sweet. "Accenture Song si posiziona in maniera unica all'intersezione di creatività, tecnologia, conoscenza e industria per aiutare i nostri clienti a reinventare connessioni ed esperienze rilevanti, siano esse nel Metaverse Continuum, nelle vendite, nel marketing o nelle nuove piattaforme di business. Dalla nascita dell’idea alla gestione strategica, permettiamo ai nostri clienti di accedere alle conoscenze e al talento necessari per ottenere risultati molto più velocemente".
Accenture Song, che dovrebbe raggiungere i 14 miliardi di dollari di fatturato entro la fine dell'anno finanziario (quindi a fine agosto 2022), affianca brand proiettati al futuro come ad esempio Coinbase, Blue Buffalo di General Mills e Shiseido. Attualmente sta collaborando con Capri Holdings, gruppo globale del settore Luxury composto dai marchi iconici come Versace, Jimmy Choo e Michael Kors, per tradurre la shopping experience di lusso che si vive in negozio anche in un'esperienza digitale, in linea con i desideri della clientela, con un’attenzione continua alla crescita sostenibile.
Le oltre 40 società acquisite nell'ultimo decennio da Accenture Interactive inizieranno a presentarsi sul mercato come Accenture Song per rafforzare le sinergie nell'innovazione del prodotto, nel design dell'esperienza, nel marketing e nell’e-commerce. Droga5 continuerà ad operare con il proprio brand.
Everyday inspired by the Beauty of the Mountains
Take your time.
I’ve got a Fujifilm X100s. It runs about $1300. It’s easily the best camera I’ve ever owned. I take care of it as best as I can, but I don’t let taking care of it impact the photography. Let me elaborate on that a bit better. You’ll get better at each section of what we talked about slowly. And while you do, you’ll be amazed at how much easier it all is and how the habit forms. The best way to get better at photography is start by taking your camera everywhere. If you leave your house, your camera leaves with you. The only exception is if you’re planning for a weekend bender — then probably leave it at home. Other than that, always have it slung over your shoulder. It would probably help to get an extra battery to carry in your pocket. I’ve got three batteries. One in my camera, one in my pocket, one in the charger.
When it dies, swap them all.
For me, the most important part of improving at photography has been sharing it. Sign up for an Exposure account, or post regularly to Tumblr, or both. Tell people you’re trying to get better at photography. Talk about it. When you talk about it, other people get excited about it. They’ll come on photo walks with you. They’ll pose for portraits. They’ll buy your prints, zines, whatever.
Clouds come floating into my life, no longer to carry rain or usher storm, my sunset sky.
— Rabindranath Tagore
Breathe the world.
I’ve got a Fujifilm X100s. It’s easily the best camera I’ve ever owned. I take care of it as best as I can, but I don’t let taking care of it impact the photography. Let me elaborate on that a bit better. You’ll get better at each section of what we talked about slowly. And while you do, you’ll be amazed at how much easier it all is and how the habit forms. The best way to get better at photography is start by taking your camera everywhere. If you leave your house, your camera leaves with you. The only exception is if you’re planning for a weekend bender — then probably leave it at home. Other than that, always have it slung over your shoulder. It would probably help to get an extra battery to carry in your pocket. I’ve got three batteries. One in my camera, one in my pocket, one in the charger. When it dies, swap them all.
For me, the most important part of improving at photography has been sharing it. Sign up for an Exposure account, or post regularly to Tumblr, or both. Tell people you’re trying to get better at photography. Talk about it. When you talk about it, other people get excited about it. They’ll come on photo walks with you. They’ll pose for portraits. They’ll buy your prints, zines, whatever.
Heavy hearts, like heavy clouds in the sky, are best relieved by the letting of a little water.
— Christopher Morley
Enjoy the morning.
The best way to get better at photography is start by taking your camera everywhere. If you leave your house, your camera leaves with you. The only exception is if you’re planning for a weekend bender — then probably leave it at home. Other than that, always have it slung over your shoulder. It would probably help to get an extra battery to carry in your pocket. I’ve got three batteries. One in my camera, one in my pocket, one in the charger. When it dies, swap them all.
For me, the most important part of improving at photography has been sharing it. Sign up for an Exposure account, or post regularly to Tumblr, or both. Tell people you’re trying to get better at photography. Talk about it. When you talk about it, other people get excited about it. They’ll come on photo walks with you. They’ll pose for portraits. They’ll buy your prints, zines, whatever.
It’s easily the best camera I’ve ever owned. I take care of it as best as I can, but I don’t let taking care of it impact the photography. You’ll get better at each section of what we talked about slowly. And while you do, you’ll be amazed at how much easier it all is and how the habit forms.
There are absolutely no rules of architecture for a castle in the clouds and this is real.
— Gilbert K. Chesterton
Free your mind.
The best way to get better at photography is start by taking your camera everywhere. If you leave your house, your camera leaves with you. The only exception is if you’re planning for a weekend bender — then probably leave it at home. Other than that, always have it slung over your shoulder. It would probably help to get an extra battery to carry in your pocket. I’ve got three batteries. One in my camera, one in my pocket, one in the charger. When it dies, swap them all.
I’ve got a Fujifilm X100s. It’s easily the best camera I’ve ever owned. I take care of it as best as I can, but I don’t let taking care of it impact the photography. Let me elaborate on that a bit better. You’ll get better at each section of what we talked about slowly. And while you do, you’ll be amazed at how much easier it all is and how the habit forms.
For me, the most important part of improving at photography has been sharing it. Sign up for an Exposure account, or post regularly to Tumblr, or both. Tell people you’re trying to get better at photography. Talk about it. When you talk about it, other people get excited about it. They’ll come on photo walks with you. They’ll pose for portraits. They’ll buy your prints, zines, whatever.