Dall’innovazione all’IA, una nuova era per la comunicazione

Dall’innovazione all’IA, una nuova era per la comunicazione

Prima ancora di ripensare i processi, serve ripensare le competenze. La trasformazione guidata dall’intelligenza artificiale non riguarda solo le tecnologie, ma anche le persone che le utilizzano. Secondo il rapporto Future of Jobs” del World Economic Forum (gennaio 2025), il 63% dei datori di lavoro considera le lacune nelle competenze il principale ostacolo alla trasformazione aziendale nei prossimi cinque anni. È per questo che l’85% delle aziende punterà sul reskilling, mentre il 70% prevede di assumere profili con competenze emergenti.

Le nuove figure per la trasformazione

Per affrontare questa transizione, emergono tre figure chiave: il Centauro, che combina la potenza computazionale dell’IA con l’intuito umano; il Curatore Cognitivo, in grado di trasformare dati in decisioni strategiche; e il Meta-Generalista, capace di collegare discipline diverse e pensare in modo sistemico. Questi profili non sono fantascienza: rappresentano già oggi il ponte tra l’efficienza tecnologica e la profondità umana, essenziale per costruire comunicazioni significative, etiche e impattanti.

Dall’innovazione all’iper-innovazione, nuovo paradigma

Per decenni, l'innovazione ha seguito un percorso consolidato: ricerca, ideazione, prototipazione, test e lancio. Questo modello, sebbene efficace, è diventato una routine aziendale. Tuttavia, l'avvento dell'intelligenza artificiale (IA) sta trasformando radicalmente questo approccio, inaugurando l'era dell'iper-innovazione.

Nella comunicazione, l'iper-innovazione implica l'integrazione dell'IA in ogni fase del processo comunicativo, consentendo alle aziende di non solo reagire ai cambiamenti, ma di anticiparli e plasmarli. Questo approccio proattivo permette di creare strategie comunicative più efficaci e personalizzate.

Dall’innovazione all’IA, una nuova era per la comunicazione
Dall’innovazione all’IA, una nuova era per la comunicazione

Le quattro fasi dell'iper-innovazione comunicativa

Analisi e insight in tempo reale

  • Analisi e insight: tradizionalmente, raccogliere informazioni sul pubblico richiedeva tempo e risorse significative. Oggi, l'IA può analizzare vasti volumi di dati in tempo reale, identificando modelli e tendenze che informano la strategia comunicativa.

Ideazione strategica potenziata

  • Ideazione della strategia: con l'ausilio dell'IA, le aziende possono generare e perfezionare concetti strategici, adattandoli ai vincoli di costo e alle esigenze del mercato, migliorando l'esperienza del cliente e garantendo una maggiore efficacia dei messaggi.

Contenuti personalizzati su larga scala

  • Creazione dei contenuti: l'IA consente di sviluppare contenuti personalizzati su larga scala, ottimizzando testi, immagini e video per diversi segmenti di pubblico, aumentando l'engagement e la rilevanza dei messaggi.

Ottimizzazione continua

  • Lancio e ottimizzazione: dopo il lancio, l'IA monitora le performance in tempo reale, analizzando il sentiment dei consumatori e adattando dinamicamente le strategie per massimizzare l'impatto comunicativo.

Secondo il report "Pulse of Change" di Accenture, il 76% dei leader aziendali vede l'IA generativa più come un'opportunità che come una minaccia, riconoscendo il suo potenziale nel trasformare le strategie comunicative e nel favorire la crescita dei ricavi.

L'integrazione dell'IA nel processo comunicativo rappresenta non solo un vantaggio competitivo, ma una necessità per le aziende che desiderano rimanere rilevanti in un mercato in continua evoluzione. Abbracciare l'iper-innovazione nella comunicazione significa adottare un approccio proattivo, sfruttando le potenzialità dell'IA per creare strategie più efficaci, personalizzate e reattive alle esigenze del pubblico.

Happy AI!

 


Comunicazione aziendale, leva strategica per il successo

Comunicazione aziendale, leva strategica per il successo

Nell'era post digitale, la comunicazione aziendale è sempre più una leva fondamentale per il successo delle imprese. Non attribuirle il giusto valore è un bias strategico: la comunicazione rappresenta una variabile di business che ha un impatto diretto sul conto economico e sull'equity dell'azienda.

La comunicazione esterna, deve essere ancorata al piano di business, pensato in chiave strategica, sostenuta da capability adeguate, gestita con precisione nella fase di delivery e misurata  scrupolosamente.

Alimentare e connettere un ecosistema

Le imprese che investono, riescono a innescare un circolo virtuoso capace di alimentare e connettere l'intero ecosistema aziendale e esterno. Non si tratta solo di coinvolgere e diffondere informazioni, ma di consolidare la fiducia e la resilienza, specialmente in periodi di incertezza. Infatti, quando la fiducia vacilla, sostenere gli obiettivi di business diffondendo con  chiarezza la visione e i valori dell'azienda, permette all'impresa di rafforzare la relazione con i suoi stakeholder, consolidare le aspettative e favorire una percezione positiva rispetto alla propria offerta.

Esistono migliaia di aziende i cui CEO sono ignoti. Nell’era  post digitale si tratta di un fatto nocivo per il business. Oggi il ruolo dei CEO è strategico non solo per la definizione delle linee di business, ma per la reputazione dell’azienda, un punto di riferimento per la comunità aziendale e i propri stakeholder. I più prestigiosi studi segnalano che l’immagine del CEO vale  fino al 50% della reputazione dell'azienda. Il leader dell’azienda assume sempre più il ruolo di autentico rappresentate dei valori del brand. La sua  buona reputazione, infatti, genera un impatto tangibile sia sulla propensione all'acquisizione di nuovi clienti clienti (+19,2%) sia sulla capacità di attrarre talenti e investimenti.

Comunicazione aziendale, leva strategica per il successo
Comunicazione aziendale, leva strategica per il successo

Una comunicazione che alimenta la Leadership

Inoltre, un CEO supportato da un progetto di comunicazione adeguato, crea il contesto per consentire alla “forza vendita” di confrontarsi con i “buyer” su un terreno condiviso e quindi più fertile. Un progetto di comunicazione così articolato, consente alla leadership aziendale di sviluppare un mindset ecosistemico, capace di unire purpose, produttività e impatto, trasmettendo autenticità e valore.

Vi è poi anche la questione sensibile della comunicazione interna, anche questa da intendere secondo gli schemi imposti dalla contemporaneità. E’ nostra opinione che i social media siano da intendere (anche) come un canale di comunicazione interna. Ruotare la strategia di questi asset favorisce il confronto di clienti e consumatori con la cultura interna dei brand con cui interagiscono e consentono alla comunicazione sui social media dei dipendenti di manifestarsi come la miglior occasione per il brand di dare valore alle proprie persone.

Creare uno scambio con i dipendenti

Una comunicazione interna post digitale quindi è fondamentale non solo per garantire l'allineamento agli obiettivi strategici ma per creare uno scambio virtuoso con i dipendenti e assicurare maggiore trasparenza al mercato.

In conclusione, proprio in questo periodo di incertezza e cambiamenti, ripensare al ruolo della comunicazione diventa una riflessione chiave per sostenere la resilienza delle aziende. Una strategia ben definita contribuisce a  sviluppare la percezione del brand  e del suo business.

Le imprese capaci di posizionare al centro della propria strategia di business una comunicazione efficace riusciranno ad affrontare il mercato con maggiore forza, trasformando i momenti di difficoltà in opportunità di rinnovamento.

Happy communication!

 


Simbiosi Uomo+Macchina, la sfida per le aziende

Simbiosi Uomo+Macchina, la sfida per le aziende

Mi capita spesso di fermarmi a pensare a come il mondo intorno a noi stia cambiando. Non è solo una questione di tecnologia che avanza, è il modo in cui noi, come esseri umani, ci stiamo intrecciando con essa. La simbiosi tra cervello umano e cervello digitale è una possibilità concreta che le aziende possono cogliere per garantire una "continuity" vera, solida, capace di resistere alla volatilità del mercato.

Immaginate un’azienda dove l’intuizione umana e la precisione dell’intelligenza artificiale si completano. Il cervello umano porta creatività, empatia, la capacità di vedere oltre i numeri; il cervello digitale offre velocità, analisi profonda, una memoria che non dimentica. Insieme, possono creare un’organizzazione snella, pronta ad affrontare i cambiamenti e a mantenere una competitività che non si piega alle incertezze.

La Formazione è la chiave di tutto

Ma perché questo accada, serve un ingrediente fondamentale: la formazione.

Non parlo di corsi generici o di manuali da seguire. Parlo di una formazione mirata a costruire questa simbiosi, a insegnare alle persone come dialogare con la macchina, come affidarsi a lei senza perdersi. È un po’ come imparare una nuova lingua: all’inizio sembra ostica, ma poi diventa un’estensione di noi stessi. Le aziende che investono in questo tipo di preparazione non solo ottimizzano i processi, ma creano una cultura resiliente, dove il sapere non si disperde perché è condiviso tra uomo e macchina.

Sicurezza by design

E qui entra in gioco un aspetto che mi affascina: la sicurezza by design. Non possiamo parlare di futuro senza pensare a una base solida. Una combinazione di cloud, intelligenza artificiale può garantire che i dati, le decisioni e i processi siano protetti, trasparenti, inattaccabili. Il cloud offre flessibilità, l’IA analizza e prevede, il blockchain assicura che ogni passo sia tracciato e sicuro. È un trio che non solo sostiene la continuity, ma la rende inattaccabile.

Simbiosi Uomo+Macchina, la sfida per le aziende
Simbiosi Uomo+Macchina, la sfida per le aziende

Integrazione tra IA e competenze umane

Questo approccio ha implicazioni concrete anche per la comunicazione d’impresa. L’integrazione tra intelligenza artificiale e competenze umane consente oggi di creare messaggi personalizzati e pertinenti, basati su analisi in tempo reale e modelli predittivi. Strumenti di Intelligenza Artificiale generativa come per esempio synthetic permettono di condurre ricerche su campioni di utenti che hanno caratteristiche di consumo  simili a esseri umani e quindi segmentare i pubblici, simulare comportamenti e testare scenari comunicativi che prima richiedevano settimane di lavoro o risorse non alla portata di tutti.

Alla ricerca di un equilibrio autentico

Naturalmente, il percorso non è privo di sfide: l’equilibrio tra automazione e autenticità va costruito. Un esempio di simbiosi Uomo-Macchina  interessante è quello di Unilever, che ha adottato un sistema di IA per l’analisi dei trend di consumo e l’elaborazione di contenuti su misura per i suoi brand. Il team creativo utilizza questi dati per affinare messaggi e campagne, migliorando il time-to-market e aumentando l’engagement del pubblico. Il risultato? Una comunicazione più rilevante e una riduzione significativa dei costi di produzione dei contenuti, senza rinunciare all’identità e ai valori del brand.

L’intelligenza artificiale generativa, e la sua evoluzione in agenti digitali, ha una caratteristica importante per il nostro sistema industriale quello di un costo relativamente basso, certamente accessibile alla nostra dorsale di PMI. La sua adozione quindi non è legata ai massicci investimenti tipicamente appannaggio delle grande aziende, ma alla cultura aziendale forgiata dalla leadership e dalla capacità di quest’ultime di ingaggiare i propri talenti in un percorso personalizzato di upskilling.


Transizione Energetica: un percorso sistemico per abbassare il prezzo dell’elettricità

Transizione Energetica: un percorso sistemico per abbassare il prezzo dell’elettricità

L’energia è il motore invisibile della civiltà, capace di alimentare ogni aspetto della vita umana, dalla sopravvivenza quotidiana allo sviluppo tecnologico. La storia dell’energia intreccia scoperte scientifiche, innovazioni tecnologiche e cambiamenti sociali.

Se pensiamo all'elettricità, il suo impiego diffuso ha contribuito a una maggiore efficienza e a nuove opportunità di innovazione. Grazie all'elettricità, è possibile sviluppare le tecnologie avanzate applicate nei settori industriali. L’impatto dei costi dell’energia sul sistema industriale e sui consumatori finali è quindi un tema centrale.

Ridurre il costo dell'energia

Alla 25ª edizione del Workshop dell’Osservatorio Utilities AGICI-Accenture, il dibattito è stato chiaro: abbassare il costo dell’energia elettrica è possibile, ma serve una strategia sistemica e di lungo termine. Le riforme di mercato, l’accelerazione della crescita delle rinnovabili e la riduzione del costo del gas possono portare, secondo l’analisi presentata, a una riduzione del prezzo dell’energia fino al 20% nei prossimi cinque anni.

Transizione Energetica: un percorso sistemico per abbassare il prezzo dell’elettricità
Transizione Energetica: un percorso sistemico per abbassare il prezzo dell’elettricità

Il prezzo dell’elettricità all’ingrosso in Italia è tra i più alti d’Europa, con un valore medio di 109 €/MWh nel 2024, contro i 59 €/MWh della Francia e gli 80 €/MWh della Germania. Un divario che pesa sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie.

Italia ed Europa, prezzi a confronto sull'energia

Ma perché l’energia costa così tanto in Italia? La risposta è una combinazione di fattori: un’elevata dipendenza dal gas, che copre ancora il 45% della produzione, un limitato sviluppo delle rinnovabili rispetto ad altri Paesi europei e un sistema di formazione del prezzo che rende il gas il principale price setter per circa il 70% delle ore.

Transizione Energetica: un percorso sistemico per abbassare il prezzo dell’elettricità
Transizione Energetica: un percorso sistemico per abbassare il prezzo dell’elettricità

Tuttavia, la soluzione esiste. Lo studio presentato all’evento AGICI-Accenture delinea un piano d’azione concreto: ridurre il ruolo del gas, accelerare la produzione da fonti rinnovabili e abbattere i costi dell’approvvigionamento energetico attraverso strategie di negoziazione su scala europea. Come sottolinea Pierfederico Pelotti, responsabile del mercato Utilities di Accenture Italia: “Non esiste una soluzione unica, ma serve una programmazione equilibrata e sinergica. Con scelte strategiche mirate possiamo rendere il nostro sistema energetico più sicuro e competitivo”.

Transizione Energetica: un percorso sistemico per abbassare il prezzo dell’elettricità
Transizione Energetica: un percorso sistemico per abbassare il prezzo dell’elettricità

Comunicare la Transizione Energetica

Ma c’è un altro aspetto cruciale, spesso trascurato: la comunicazione. La transizione energetica non è solo una questione tecnica o economica, ma anche culturale e sociale. Un cambiamento di questa portata richiede che tutti i portatori di interesse – aziende, istituzioni, consumatori – siano coinvolti e consapevoli del ruolo che possono giocare.

La comunicazione istituzionale e d’impresa assume quindi un ruolo centrale. Non basta parlare di transizione energetica, bisogna renderla comprensibile, concreta e condivisa. Bisogna evitare il rischio di percepire il cambiamento come un’imposizione e trasformarlo in un’opportunità.

L’energia non è un settore in cui si può improvvisare: serve una pianificazione strutturata. È come costruire un ponte: non si può pensare solo all’inizio e alla fine del tragitto, bisogna progettare ogni pilastro con attenzione. Un approccio di lungo periodo è l’unico che può garantire risultati duraturi e benefici reali.

Un futuro energetico sostenibile e collaborativo

Se le politiche energetiche saranno guidate da una visione chiara e condivisa, se tutti gli attori – istituzioni, imprese e cittadini – faranno la loro parte, allora il prezzo dell’energia potrà scendere nei prossimi tre anni, come dimostrano anche gli studi di ENI. E con esso, l’intero sistema economico potrà beneficiarne.

Il traguardo non è solo un costo dell’energia più basso, ma un’Italia più competitiva, sostenibile e indipendente in un'Europa coesa e solidale. La transizione energetica è già in corso: il successo dipenderà da quanto sapremo lavorare insieme, con metodo, visione e responsabilità.

Happy Pricing!

 


Gli Usa e STEM: il paradosso del gigante tecnologico

Gli Usa e STEM: il paradosso del gigante tecnologico

Gli Stati Uniti sono il faro globale dell’innovazione: dalla Silicon Valley al boom dell’intelligenza artificiale generativa, il paese ha plasmato il proprio successo su una visione fortemente orientata dalla tecnologia. Tuttavia, una sfida emerge quando si guarda più da vicino il capitale umano del paese e si zooma su quello che rappresenta all’unisono l’élite e la ninfa vitale di una nazione che ha al suo centro la tecnologia di frontiera, ovvero le STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics).

Ebbene nei precedenti articoli avevamo anticipato delle sorprese, eccone un’altra: in termini di laureati STEM gli USA non appaiono in buona salute. I circa 437 mila laureati in discipline STEM rappresentano solo il 21% dei laureati americani. Negli articoli precedenti abbiamo visto che questa percentuale in Germania rappresenta il 36%, mentre in termini assoluti la Cina ogni anno sforna 4.7 milioni di laureati STEM.

Le discipline STEM negli Usa

Anche il fenomeno della grande attrattività delle Università americane può, dal punto di vista della salute dal capitale umano a stelle e strisce, fornire una lettura non necessariamente positiva: oggi oltre metà dei titoli STEM negli USA sono conseguiti da studenti internazionali. In campi come informatica o ingegneria, gli studenti stranieri dominano le classi, con punte di oltre il 70% nei corsi in computer science.​ Va detto che circa 2/3 di questi laureati rimangono  a lavorare negli Stati Uniti, complessivamente, quasi un quinto della forza lavoro STEM statunitense è composta da nati all’estero.

Gli Usa e STEM: il paradosso del gigante tecnologico
Gli Usa e STEM: il paradosso del gigante tecnologico

Altro elemento critico appare essere la situazione nelle scuole pre-universitarie ( K-12). Nelle ultime rilevazione gli studenti americani fino a 18 anni hanno ottenuto risultati nella media internazionale in matematica e scienze, piazzandosi dietro molte altre nazioni avanzate​.

Sappiamo che la disponibilità di professionisti STEM è un fattore cruciale per tutte le economie moderne, e negli USA una carenza di figure tecnico-scientifiche potrebbe avere conseguenze significative su produttività e competitività.

Le imprese Usa e le difficoltà crescenti

Attualmente, le imprese americane segnalano difficoltà crescenti nel reperire lavoratori qualificati in settori tecnologici. Dopo la pandemia, con la ripresa delle attività, molti datori di lavoro hanno incontrato carenze di manodopera specializzata al punto da dover rallentare la produzione per mancanza di personale adeguato.

Gli Usa e la formazione STEM non sufficiente

Gli Stati Uniti detengono la leadership tecnologica globale in molte industrie, grazie alla combinazione di forte R&S, spirito imprenditoriale e attrazione di talenti. Tuttavia la formazione STEM domestica insufficiente può rappresentare un punto di debolezza significativo.

Chiudo consigliandovi di guardare un breve video in cui il CEO di Apple, Tim Cook, spiega il motivo per cui la sua azienda ha parte della produzione in Cina.

Happy STEM!

 


La Cina e il record nelle STEM: come Pechino sta plasmando il futuro scientifico e tecnologico

La Cina e il record nelle STEM: come Pechino sta plasmando il futuro scientifico e tecnologico

Nell’ultimo articolo abbiamo visto che in merito allo STEM il campione Occidentale è la Germania. Adesso la domanda è: chi è il leader a livello mondiale? La risposta è la Cina, l’impero di mezzo.

Negli ultimi decenni, la Cina ha ridefinito il concetto di crescita tecnologica, emergendo anche come una superpotenza nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Come sapete non è obiettivo di questo blog intervenire in temi di natura politica ma va ricordato per un corretto inquadramento delle informazioni presenti in questo articolo che la Cina non è governata secondo regole democratiche.

Il modello educativo cinese, la strategia vincente

La Repubblica Popolare Cinese ha elaborato una strategia fatta di politiche educative mirate, importanti investimenti in ricerca e sviluppo (R&D) e una stretta collaborazione con il mondo industriale. Una visione che ha consentito al Paese di scalare le classifiche globali dell’innovazione. Questo articolo esplora le chiavi del successo cinese nel mondo STEM e il suo impatto sull’economia globale.

Come detto uno dei pilastri della leadership cinese nelle STEM è il suo sistema educativo. Fin dall’infanzia, gli studenti vengono formati con un forte orientamento alle materie scientifiche e matematiche. Le scuole cinesi pongono un’enfasi particolare su matematica e scienze, tanto che il sistema di valutazione nazionale, il Gaokao, richiede prestazioni eccellenti in queste discipline per accedere alle università più prestigiose.

In Cina 4,7 milioni di laureati STEM

Secondo il World Economic Forum, la Cina produce ben 4,7 milioni di laureati STEM all’anno. Per avere un paragone in Italia questa cifra si aggira intorno a 84 mila persone e in Germania, che abbiamo visto essere il campione per l’Occidente, circa 217 mila ogni anno.

Il governo cinese ha introdotto corsi di intelligenza artificiale, programmazione e big data già nelle scuole superiori, con piani per estendere questi insegnamenti ai livelli più bassi. Parallelamente, iniziative pubbliche e private incentivano la partecipazione alle competizioni di robotica e coding, alimentando il talento STEM fin dalla giovane età.

La Cina e il record nelle STEM: come Pechino sta plasmando il futuro scientifico e tecnologico
La Cina e il record nelle STEM: come Pechino sta plasmando il futuro scientifico e tecnologico

Cina, investimenti miliardari in ricerca e sviluppo

La Cina è oggi il secondo Paese al mondo per investimenti in R&D, con una spesa di oltre 723 miliardi di dollari nel 2023, appena dietro gli Stati Uniti. Questo valore è aumentato di 18 volte rispetto all’anno 2000, segnando una delle crescite più rapide della storia moderna. Pechino destina il 2,68% del suo PIL alla ricerca scientifica, avvicinandosi agli standard delle economie avanzate come gli Stati Uniti e la Germania.

I settori principali di investimento includono:

  • Intelligenza Artificiale (IA): il governo ha stanziato fondi importanti per sviluppare algoritmi avanzati e modelli linguistici, sfidando direttamente le aziende occidentali.
  • Biotecnologie: le aziende cinesi sono sempre più protagoniste nel settore farmaceutico e delle terapie avanzate, con startup e colossi emergenti che sviluppano vaccini, farmaci e terapie geniche.
  • Energie rinnovabili: la Cina è leader nella produzione di pannelli solari, batterie per veicoli elettrici e turbine eoliche, investendo circa 890 miliardi di dollari nel 2023 in tecnologie pulite.
  • Spazio e telecomunicazioni: il programma spaziale cinese ha raggiunto traguardi significativi, come il lancio della stazione orbitale Tiangong e le missioni lunari Chang’e.

Impatto economico: l’innovazione al centro della crescita

L’ascesa della Cina nelle STEM ha avuto un impatto profondo sull’economia, almeno pari all’importanza dei capitali finanziari. Il Paese è passato da essere la "fabbrica del mondo" a una potenza high-tech, con il 30% del valore aggiunto manifatturiero globale. Oltre il 40% del PIL cinese proviene dall’economia digitale, grazie a investimenti in AI, fintech, e-commerce e tecnologie avanzate.

Le aziende cinesi sono protagoniste mondiali in settori chiave, Huawei e ZTE guidano il mercato delle telecomunicazioni e del 5G, BYD e CATL dominano il settore delle batterie e dei veicoli elettrici, Alibaba, Tencent e ByteDance innovano nel fintech, social media e Intelligenza Artificiale.

La Cina ha ormai superato gli Stati Uniti nel numero di brevetti depositati ogni anno e ha conquistato il primo posto per numero di pubblicazioni scientifiche. Le università cinesi sono salite nei ranking internazionali.

Le sfide delle aziende cinesi in IA e comunicazioni 

Nel settore IA, le aziende cinesi stanno sviluppando modelli linguistici sempre più sofisticati, avvicinandosi (e talvolta superando) le controparti occidentali. Nel 5G e nelle telecomunicazioni, Pechino è avanti nella costruzione di infrastrutture e standard globali. Anche nel settore aerospaziale, la Cina si è posta l’obiettivo di competere con NASA ed ESA, con missioni ambiziose su Marte e piani per basi lunari entro il 2030.

Il modello cinese nelle STEM è un esempio di come investimenti strategici e una pianificazione a lungo termine possano trasformare un Paese in una superpotenza tecnologica. Con una forza lavoro altamente specializzata, un ecosistema di ricerca in espansione e un’enorme capacità industriale, la Cina è destinata a giocare un ruolo sempre più centrale nelle innovazioni dei prossimi decenni.

La domanda che il resto del mondo dovrebbe porsi è: come competere con una macchina dell’innovazione così potente?

Happy STEM 

 

 


Investire nelle STEM: la Germania e il segreto del suo successo

Investire nelle STEM: la Germania e il segreto del suo successo

Nel nostro ultimo articolo abbiamo parlato dell’importanza di orientare un maggiore numero di giovani allo studio delle materie STEM. Nel mondo post-digitale è infatti determinante avere un capitale umano con un quoziente tecnologico adeguato a cogliere le opportunità che il nuovo contesto offre ed avere una classe dirigente “confident” con le tecnologie, destinate ad essere sempre più un elemento in grado di affiancare le persone per consentire loro di focalizzarsi sulle attività a maggiore valore aggiunto.

Esistono dei Paesi di riferimento? La buona notizia è, si, ci sono delle best practice e nei prossimi articoli proveremo ad analizzarli insieme. E non mancheranno soprese.

STEM e il successo della Germania

Partiamo dalla prima sorpresa. Il paese occidentale più avanzato è la vicina Germania. Questo paese ha trovato la sua formula vincente: investire nelle competenze STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), conosciute in tedesco come MINT (Mathematik, Informatik, Naturwissenschaften, Technik) gli consente di avere un’invidiabile 36% di laureati STEM. L’Italia, ricordiamo, è ferma ad un povero 24%.

Laureati STEM Europa
Laureati STEM Europa

Questi laureati sono la linfa vitale dei settori chiave della “Locomotiva d’Europa” come l’automotive, la meccanica, la chimica e l’elettrotecnica. Nell’industria metalmeccanica ed elettronica, il cuore manifatturiero tedesco, tra il 55-68% della forza lavoro possiede una qualifica STEM. Questo ha permesso al Paese di investire ben 74 miliardi di euro in ricerca e sviluppo solo nel 2023, oltre metà di tutta la spesa tedesca in R&S.

Un ciclo che  ha generato una domanda costante di talenti tecnici, trasformando le lauree STEM in un passaporto sicuro per l’occupazione. E non solo: chi sceglie un percorso STEM in Germania non solo trova lavoro rapidamente, ma guadagna anche molto bene. Il tasso di occupazione per i laureati STEM supera il 91% e i loro stipendi di ingresso partono da 57.000 euro all’anno, arrivando a superare i 120.000 euro per ruoli specializzati.

STEM, serve una strategia chiara

Nulla è figlia del caso. Esiste una strategia costantemente aggiornata dal Ministero federale dell’Istruzione e Ricerca. Proprio di recente il “MINT Aktionsplan”, del 2019 è stato rivisto nella versione 2.0. Questo piano ha l’obiettivo di avvicinare i giovani alle STEM fin dall’infanzia, attraverso programmi educativi mirati e attività extrascolastiche nonché programmi di aggiornamento per i professori. Quest’ultimi beneficiano anch’essi di questo circolo virtuoso: un professore di scuola secondaria tedesco percepisce un salario di ingresso di 64 mila euro (il collega italiano ne guadagna circa 39 mila).

Investire nelle STEM: la Germania e il segreto del suo successo
Investire nelle STEM: la Germania e il segreto del suo successo

Dall’asilo nido all’università, esistono migliaia di iniziative che stimolano nei ragazzi l’interesse per la scienza e la tecnologia. Dalla fondazione "Haus der kleinen Forscher" ("Casa dei piccoli ricercatori") per i più piccoli, ai concorsi studenteschi come "Jugend forscht" ("I giovani ricercano") per gli adolescenti, fino ai FabLab e ai centri scientifici nelle università, la Germania ha creato un ecosistema educativo che rende l’apprendimento STEM coinvolgente e pratico.

Non è quindi difficile immaginare che la Germania riuscirà ad uscir fuori dalle difficoltà emerse dalla guerra in Ucraina anche grazie al proprio capitale umano.

Happy Stem!

 


La comunicazione nella scuola, un ponte verso il futuro

La comunicazione nella scuola, un ponte verso il futuro

La scuola non è solo un luogo di lezioni, ma l'investimento più lungimirante per il futuro di una nazione. Un'impresa che, invece di produrre beni materiali, forgia talenti, coltiva menti critiche e forma cittadini pronti per le sfide di domani. Proprio come ogni organizzazione di successo monitora i propri progressi attraverso KPI (Key Performance Indicators), anche la scuola dovrebbe adottare strumenti di misurazione chiari per valutare, valorizzare e comunicare i risultati raggiunti.

Eppure, spesso questo non accade. C'è un evidente vuoto di comunicazione tra il mondo scolastico e il resto della società. Gli sforzi, i progressi e persino i successi degli studenti raramente vengono condivisi in modo efficace con le famiglie, le istituzioni e il mercato del lavoro. E questo rappresenta un limite enorme per un sistema che dovrebbe essere il motore principale dello sviluppo sociale ed economico.

I dati parlano chiaro: secondo l'OCSE, un laureato guadagna in media il 57% in più rispetto a chi possiede solo un diploma di scuola secondaria superiore. Inoltre, esiste una correlazione diretta tra il livello di istruzione e il tasso di occupazione: nel 2022, il tasso di occupazione tra i laureati italiani era del 78%, contro il 62% dei diplomati.

La scuola, investimento per il futuro

Questi numeri confermano che la scuola non è solo un percorso obbligato, ma un vero investimento economico e culturale sia per l'individuo che per le famiglie. Tuttavia, questa consapevolezza non è ancora sufficientemente radicata nella nostra società quanto dovrebbe. Paesi come la Finlandia o il Canada, che da anni investono in un'educazione trasparente e comunicativa, registrano tassi di successo scolastico e lavorativo nettamente superiori.

La comunicazione nella scuola, un ponte verso il futuro
La comunicazione nella scuola, un ponte verso il futuro

Il nuovo rettore della Bocconi, Francesco Billari, ha recentemente sottolineato l'importanza di colmare il gap tecnologico tra gli studenti italiani e quelli di altri Paesi: "Bisognerebbe dare un computer ad ogni bambino. Non è più un lusso, ma una necessità."

Un'affermazione potente che evidenzia non solo l'urgenza di investire nelle infrastrutture scolastiche, ma anche nella comunicazione. Una comunicazione che non si limiti alle sole pagelle o ai consigli di classe, ma che racconti percorsi, successi, difficoltà e opportunità.

La comunicazione per orientarsi verso il futuro

Allargare il campo della comunicazione scolastica significa anche potenziare l'orientamento dei giovani. Solo conoscendo le diverse strade disponibili e ascoltando storie di chi quelle strade le ha già percorse, gli studenti possono fare scelte consapevoli e felici.

C'è poi un aspetto fondamentale spesso trascurato: la comunicazione ha un impatto diretto sull'inclusione e sulla diversità. Una scuola che comunica in modo efficace apre le porte a tutte le storie, valorizza ogni talento e offre pari opportunità, un principio che anticipa il merito.

È solo comunicando che i nostri giovani possono fare scelte felici per il loro futuro e significative per il Paese. Un sistema scolastico che dialoga apertamente aiuta ogni studente – indipendentemente dal contesto sociale o culturale – a trovare la propria strada.

Un elemento quanto mai critico per un paese in inverno demografico, che sta entrando nell’epoca post digitale con una percentuale di laureati troppo bassa e un gap formativo enorme nelle materie STEM, divario che va necessariamente colmato.

Perché la scuola italiana possa davvero diventare quell'impresa culturale di successo che immagina e costruisce il futuro, è necessario colmare questo vuoto. Creare indicatori di performance chiari, raccontare i risultati, valorizzare le storie di successo e dare voce a studenti e insegnanti sono solo alcuni dei passi fondamentali.

Happy school!

 


I grandi investimenti sulla IA e i vantaggi per le aziende italiane

I grandi investimenti sulla IA e i vantaggi per le aziende italiane

Negli ultimi mesi, l’intelligenza artificiale è diventata non solo il motore dell’innovazione tecnologica globale, ma anche l’oggetto di una nuova competizione geopolitica e industriale.
Stati Uniti, Unione Europea e singoli Paesi membri come la Francia stanno iniettando risorse senza precedenti per garantire la sovranità tecnologica e il controllo delle infrastrutture critiche dell’IA.

La svolta del 2025: Stargate, InvestAI e il piano francese

Il 2025 sarà ricordato come l’anno della svolta. A gennaio, Donald Trump ha annunciato il progetto Stargate, un’iniziativa titanica con l’obiettivo di costruire la più grande infrastruttura di data center e campus tecnologici dedicati all’IA mai concepita.
L’investimento iniziale è di 100 miliardi di dollari, con una proiezione che potrebbe toccare i 500 miliardi nei prossimi quattro anni. Un’alleanza tra colossi come SoftBank, Oracle e OpenAI che non solo punta a creare 100.000 nuovi posti di lavoro, ma vuole garantire agli USA il protrarsi della supremazia tecnologica.

Dall’altra parte dell’Atlantico, l’Unione Europea ha risposto con una visione altrettanto ambiziosa: InvestAI, un piano da 200 miliardi di euro per finanziare infrastrutture di supercalcolo, sostenere startup deep tech e accelerare la trasformazione digitale delle imprese.
Bruxelles non nasconde l’intento: assicurare che l’Europa non venga schiacciata tra la potenza americana e l’avanzata cinese. Il messaggio è chiaro: l’IA sarà il nuovo motore della crescita economica e chi resterà indietro pagherà il prezzo dell’irrilevanza industriale.

A distinguersi in questo scenario è la Francia, che ha deciso di giocare d’anticipo con 109 miliardi di euro destinati a diventare il cuore pulsante dell’IA europea. Con il supporto di giganti come Nvidia e Microsoft, Parigi mira a trasformare il proprio territorio in una Silicon Valley europea, attraendo startup, ricercatori e investimenti industriali.

I grandi investimenti sulla IA e i vantaggi per le aziende italiane
I grandi investimenti sulla IA e i vantaggi per le aziende italiane

E l’Italia?

Il ruolo finora assunto dall’Italia, quello di “spettatore interessato”, potrebbe trasformarsi in un’opportunità se seguito da una strategia nazionale che sappia fare leva sulle alleanze europee e atlantiche.
L’Italia è tra i Paesi fondatori dell’UE e, proprio grazie a questo posizionamento, potrebbe giocare un ruolo chiave come ponte tra i grandi poli di investimento e il proprio tessuto industriale fatto di PMI e distretti produttivi.

Le aziende italiane possono trarre vantaggio da questa ondata di investimenti europei e globali, a patto di attivarsi rapidamente su più fronti:

1. Accesso ai fondi InvestAI

Le imprese italiane potranno accedere ai bandi europei per progetti di innovazione e transizione digitale, partecipando a partenariati internazionali per lo sviluppo di applicazioni IA in settori chiave come automotive, energia e sanità.

2. Collaborazioni transnazionali

La Francia, con il suo piano da 109 miliardi, diventerà un polo attrattivo. Le imprese italiane più innovative potranno stringere alleanze strategiche con aziende francesi e accedere a infrastrutture avanzate per sviluppare congiuntamente prodotti basati sull’IA.

3. Filiera dell’IA made in Italy

Grazie al proprio tessuto industriale di PMI e distretti produttivi, l’Italia ha l’opportunità di diventare un laboratorio di applicazione dell’IA nelle filiere della meccanica, del lusso e dell’agroalimentare.
La sfida sarà rendere questa tecnologia disponibile a tutte le realtà produttive, integrando l’IA nei processi aziendali per generare efficienza e personalizzazione su scala.

4. Valorizzazione dei dati

Le aziende italiane possono trarre vantaggio dall’integrazione con le piattaforme europee di supercalcolo per elaborare grandi moli di dati e sviluppare servizi predittivi e personalizzati, migliorando la loro competitività.

Il nodo competenze e formazione

Un capitolo a parte merita il tema delle competenze e della formazione, forse il tema più importante da indirizzare con maggiore determinazione e capitali.
La partita dell’IA rende evidente la necessità di upskilling e reskilling delle persone, non solo sotto il profilo tecnico, ma anche da un punto di vista emotivo e culturale: se non conosci una tecnologia, difficilmente riesci a fidarti di essa.

Questa task è prevalentemente nelle mani delle aziende e delle Università, nella loro capacità di collaborare. Esiste un altro fattore che invece è responsabilità esclusiva del pubblico: la formazione dei giovani. È assolutamente evidente che bisogna rendere contemporanei i programmi di studi di tutti i cicli scolastici per rendere la materie scientifiche centrali nella vita scolastica tanto quanto lo sono nella vita reale, presente e futura.

Verso un futuro guidato dall’IA

La sfida è aperta: l’IA non è solo tecnologia, è strategia di business e riposizionamento del sistema Paese nel mondo del prossimo futuro.
E chi oggi saprà essere capace di costruire alleanze e investire, avrà le carte per essere protagonista in un mondo sempre più veloce.


AI Act e formazione: le norme UE per colmare lo skillgap

AI Act e formazione: le norme UE per colmare lo skillgap

L’AI Act dell'Unione Europea rappresenta il primo quadro normativo completo sull'Intelligenza Artificiale (IA) a livello mondiale. Tra le disposizioni, l'articolo 4 sottolinea l'importanza dell'alfabetizzazione in materia di IA, imponendo misure per garantire che coloro che sviluppano e utilizzano sistemi di IA possiedano le competenze necessarie. Questo mira a garantire a tutti un accesso equo all’innovazione, oltre che assicurare che le tecnologie siano utilizzate in modo etico e trasparente.

L’Intelligenza Artificiale sta trasformando rapidamente il panorama economico e sociale globale, richiedendo un adattamento continuo da parte delle organizzazioni, governi, forza lavoro e consumatori. In questo scenario, la formazione e il reskilling diventano elementi chiave per garantire una crescita economica sostenibile e inclusiva.

Il tema infatti ha una fortissima accezione per il futuro del Paese e degli individui. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dell'Italia, ricorda che tra il 1999 e il 2019, il PIL italiano è cresciuto con un andamento molto meno sostenuto rispetto ad altre nazioni e indica come una delle cause principali sia l'incapacità di creare opportunità legate alla rivoluzione digitale a causa delle competenze inadeguate.

AI Act e formazione: le norme UE per colmare lo skillgap
AI Act e formazione: le norme UE per colmare lo skillgap

Approccio integrato per affrontare le sfide

Per affrontare le sfide poste da una tecnologia che evolve con cicli oramai inferiori ad un anno, è essenziale un approccio integrato che coinvolga tutti gli attori dell'ecosistema:

  • Aziende: devono promuovere programmi di formazione continua per i dipendenti, assicurando che le competenze siano allineate alle esigenze tecnologiche emergenti.
  • Istituzioni: hanno il compito di adeguare i cicli scolastici alla contemporaneità e creare politiche che incentivino la formazione e il reskilling, oltre a garantire un quadro normativo che promuova l'uso etico dell'IA.
  • Consumatori: devono essere educati sull'uso dell'IA e sulle implicazioni etiche, garantendo una consapevolezza diffusa che permetta un utilizzo informato delle tecnologie e lo svilupparsi di un clima di fiducia.
  • Forza Lavoro: è fondamentale che i lavoratori siano proattivi nell'acquisizione di nuove competenze, partecipando a programmi di reskilling e upskilling per rimanere competitivi nel mercato del lavoro e avere l’opportunità di sviluppare la propria professionalità.

La collaborazione per sfruttare la IA

Quindi, un approccio collaborativo sistemico è essenziale per sfruttare appieno le potenzialità dell'IA e costruire un futuro prospero e sostenibile.

Sono veramente orgoglioso che la nostra Accenture abbia deciso nuovamente di farsi parte attiva di questo cambiamento proponendo una piattaforma di apprendimento assolutamente innovativa, in grado di creare percorsi iper-personalizzati sulle tecnologie per i lavoratori di ogni categoria merceologica e rendere il sapere aziendale disponibile anche alle generazioni future.

Il Learn Vantage di Accenture

Learn Vantage, lanciata negli Stati Uniti, è stata resa disponibile in Italia, primo paese europeo a poterla utilizzare.

Happy IA!

 


Armando Barone

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